Accordo finale Ue Usa sui dazi, Italia ne esce a pezzi

Accordo finale Ue Usa sui dazi, Italia ne esce a pezzi

Il nostro paese è tra i più colpiti con pesanti ripercussioni su automotive, meccanica di precisione e agroalimentare, con perdite potenziali superiori a 2 miliardi di euro annui. Ma Palazzo Chigi rassicura: "alcuni punti fermi importanti sono stati già raggiunti, a partire dall’aver evitato una guerra commerciale"

La Ue e gli Stati Uniti hanno concordato una dichiarazione congiunta sui dazi, a seguito dell’accordo politico raggiunto il 27 luglio tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente statunitense Donald Trump. Lo ha annunciato ufficialmente la Commissione europea. “La dichiarazione congiunta illustra in dettaglio il nuovo regime tariffario statunitense nei confronti dell’Ue, con un’aliquota tariffaria massima e onnicomprensiva del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni europee”, si legge nella nota di Bruxelles. Tra i settori interessati figurano comparti strategici come automobili, prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname.

L’Italia, fortemente esposta su molti di questi fronti, potrebbe essere tra i Paesi più colpiti. Secondo stime preliminari, i costi per le imprese italiane legati all'introduzione delle nuove tariffe potrebbero superare i 2 miliardi di euro annui, soprattutto nei settori dell’automotive e della meccanica di precisione. Ma l’impatto complessivo rischia di essere ben più ampio, considerando anche l’agroalimentare, penalizzato dall’assenza di esenzioni per vino, liquori e birra — prodotti chiave del Made in Italy — che continueranno a essere soggetti a dazi.

Nonostante le lunghe trattative, non sono previsti sconti per i vini, liquori e birra, comparti cruciali per l’export italiano e francese. Le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti valgono circa 1,9 miliardi di euro l’anno. Con l’introduzione di dazi al 15%, il rischio concreto è una contrazione del 20-30% delle vendite, secondo le proiezioni di Federvini. Questo si tradurrebbe in una perdita potenziale di oltre 500 milioni di euro l’anno per il solo comparto vitivinicolo italiano.

Il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, ha ammesso che il dossier “bevande” è rimasto fuori per l’opposizione americana, ma ha assicurato che resta una priorità nei futuri negoziati. Un risultato positivo è stato ottenuto per alcuni prodotti esenti dai nuovi dazi: aeromobili e parti di ricambio, farmaci generici, ingredienti chimici e il sughero. Tuttavia, queste esenzioni hanno un impatto limitato sull’economia italiana, che non è un grande esportatore di aeromobili o pharma generico verso gli USA.

Il prezzo dell’intesa si fa ancora più alto se si guarda agli impegni presi da Bruxelles in termini di energia e investimenti. L’Ue si è infatti impegnata ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti nucleari statunitensi per un totale di circa 700 miliardi di euro entro il 2027. Questo orientamento rafforza la dipendenza energetica europea dagli USA, penalizzando potenzialmente le strategie di decarbonizzazione, con un impatto anche sull’industria italiana legata alle rinnovabili.

Inoltre, le aziende europee sono incoraggiate a investire almeno 550 miliardi di euro negli Stati Uniti entro il 2029. Anche se l’iniziativa è formalmente “privata”, la pressione politica non manca. Una parte importante di questo capitale potrebbe essere sottratta a investimenti interni in ricerca, innovazione e competitività sul suolo europeo. Infine, non ci sono buone notizie per il settore siderurgico italiano. Gli aumenti tariffari al 50% su acciaio, alluminio e oltre 400 prodotti derivati, già in vigore dal 18 agosto, includono moto, passeggini, seggiolini per bambini e condizionatori. Un colpo pesante per l’industria manifatturiera italiana, che rischia un ulteriore rallentamento delle esportazioni e una contrazione dell’occupazione nel comparto.

"Non si tratta ancora di un punto di arrivo ideale o finale ma alcuni punti fermi importanti sono stati già raggiunti, a partire dall’aver evitato una guerra commerciale e dall'aver posto le basi per relazioni commerciali mutualmente vantaggiose", sottolinea una nota di Palazzo Chigi diffusa dopo la dichiarazione.  "Di particolare importanza - sottolinea il comunicato- è il carattere onnicomprensivo della tariffa orizzontale del 15%, che include il settore dell’auto e i settori strategici (farmaceutici, semiconduttori, legname) tuttora sotto indagine da parte statunitense, così come l’esenzione per settori quali aereonautica, farmaci generici, principi attivi e precursori chimici. Il Governo resta impegnato, insieme alla Commissione Europea e agli altri Stati membri Ue - viene assicurato- per incrementare ulteriormente nei prossimi mesi, come previsto dalla dichiarazione congiunta, i settori merceologici esenti, a partire dal settore agroalimentare. Particolare impegno sarà allo stesso tempo riservato alla conclusione di un'intesa in tema di acciaio e alluminio, anch'essa prevista nel quadro della dichiarazione congiunta"

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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