Sandro Mazzola, simbolo della Grande Inter e tra i più grandi calciatori della storia italiana, è morto all’età di 83 anni dopo una lunga malattia. Con lui se ne va un protagonista assoluto del calcio degli anni Sessanta e Settanta, capace di legare per sempre il proprio nome ai colori nerazzurri e alla maglia azzurra.
Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, Sandro costruì una carriera straordinaria senza mai vivere soltanto dell’eredità del padre. Con l’Inter vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, diventando uno dei volti più riconoscibili della squadra di Helenio Herrera.
Attaccante completo, tecnico e imprevedibile, Mazzola fu capocannoniere della Serie A nel 1965 e della Coppa dei Campioni nel 1964. Nel 1971 arrivò secondo nella corsa al Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff. Indimenticabili, tra le altre, la doppietta nella finale di Coppa dei Campioni del 1964 contro il Real Madrid e le grandi sfide europee che resero San Siro uno dei palcoscenici centrali del calcio mondiale.
Con la Nazionale italiana fu protagonista di un’epoca irripetibile, spesso al centro della celebre rivalità con Gianni Rivera, trasformata negli anni in uno dei racconti più popolari del calcio italiano. Dopo il ritiro, continuò a vivere l’Inter da dirigente e da opinionista televisivo, mantenendo sempre uno sguardo lucido e appassionato sul gioco.
Nel messaggio di cordoglio, l’Inter lo ha ricordato come «uno dei più grandi calciatori della storia», non soltanto nerazzurra. Per generazioni di tifosi, Sandro Mazzola resterà il “Baffo”: una bandiera, un fuoriclasse e un pezzo indelebile della memoria del calcio italiano.
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