Il Qatar ha perso il leader che ha trasformato il piccolo emirato del Golfo in una potenza globale. Domenica scorsa si è spento, all’età di 74 anni, lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, l’uomo che ha guidato il Paese dal 1995 al 2013 cambiandone profondamente il volto. Prima ancora del gas, degli investimenti miliardari e della diplomazia internazionale, il simbolo della nuova forza del Qatar ebbe un nome: Al Jazeera. La rete televisiva nata nel 1996 per volontà dell’allora giovane emiro fu il primo grande strumento del “soft power” qatariota e contribuì a rivoluzionare il panorama dell’informazione nel mondo arabo.
Con la scomparsa di Hamad, il Qatar torna a riflettere sull’eredità di un leader che costruì l’influenza del suo Paese non soltanto attraverso la ricchezza energetica, ma anche attraverso la capacità di controllare e orientare la narrazione globale. In una regione per decenni dominata dalle televisioni di Stato e dai messaggi ufficiali dei governi, Al Jazeera si presentò come una voce nuova, capace di affrontare temi politici e sociali spesso esclusi dal dibattito pubblico.
La nascita dell’emittente fu una scelta strategica: creare un canale che consentisse a Doha di avere un peso internazionale superiore alle proprie dimensioni geografiche. In pochi anni Al Jazeera divenne una delle reti più influenti del Medio Oriente, protagonista della copertura dei grandi eventi che hanno segnato l’inizio del nuovo millennio, dalle guerre in Afghanistan e Iraq alle rivolte arabe del 2011.
Un successo che portò al Qatar una visibilità mondiale, ma anche forti tensioni. La linea editoriale della rete, spesso critica nei confronti di molti governi arabi, provocò scontri con diversi Paesi della regione. Durante la crisi diplomatica del Golfo del 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto inserirono proprio la chiusura di Al Jazeera tra le richieste rivolte a Doha.
Ma la strategia di Hamad andava ben oltre i media. Durante i suoi 18 anni di governo, l’emiro trasformò il Qatar in un protagonista della scena internazionale grazie alle enormi risorse di gas naturale, agli investimenti globali e a una diplomazia autonoma, capace di mantenere aperti canali di dialogo con attori spesso contrapposti.
Tra i capitoli più significativi della sua leadership c’è il rapporto con la causa palestinese. Nel 2012 Hamad compì una visita storica nella Striscia di Gaza, diventando il primo capo di Stato arabo e musulmano a recarsi nel territorio dopo l’inizio del blocco internazionale. Un gesto dal forte valore politico e simbolico, raccontato ampiamente proprio da Al Jazeera e accolto dai palestinesi come una manifestazione di solidarietà senza precedenti.
Durante quella visita annunciò nuovi aiuti per la ricostruzione della Striscia, finanziando abitazioni, infrastrutture e strutture sanitarie. Tra i progetti sostenuti dal Qatar figurano la Hamad City a Khan Younis e l’ospedale Sheikh Hamad per la riabilitazione e le protesi, diventato un punto di riferimento per molti pazienti.
La figura di Hamad bin Khalifa Al Thani resta comunque complessa e discussa. Per i suoi sostenitori è stato il modernizzatore che ha portato il Qatar sulla scena mondiale e ha dato voce a questioni spesso ignorate nella regione. Per i suoi critici, invece, Al Jazeera e la politica estera qatariota sono stati strumenti di influenza utilizzati per accrescere il peso geopolitico di Doha.
Di certo, con Hamad scompare il leader che ha compreso prima di molti altri che nel XXI secolo il potere non si costruisce soltanto con ricchezze ed eserciti, ma anche con la capacità di raccontare il mondo. Al Jazeera resta forse la sua eredità più visibile: il megafono attraverso cui il Qatar è entrato nelle case e nelle coscienze di milioni di persone, trasformandosi da piccolo emirato in protagonista globale.
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