Andrea Pignataro: vita, contenziosi e miracoli del secondo uomo più ricco d'Italia

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Carlo Longo
Andrea Pignataro: vita, contenziosi e miracoli del secondo uomo più ricco d'Italia

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Link to L' imprenditore bolognese è il fondatore del colosso fintech Ion Group. Nato nel 1970, ha saputo unire rigore accademico e visione strategica globale, costruendo un impero basato sull’analisi dei dati e l’acquisizione di aziende chiave nel settore finanziario.  Recentemente è salito alla ribalta per un contenzioso fiscale risolto con l’Agenzia delle Entrate e per problemi sindacali in CervedL' imprenditore bolognese è il fondatore del colosso fintech Ion Group. Nato nel 1970, ha saputo unire rigore accademico e visione strategica globale, costruendo un impero basato sull’analisi dei dati e l’acquisizione di aziende chiave nel settore finanziario.  Recentemente è salito alla ribalta per un contenzioso fiscale risolto con l’Agenzia delle Entrate e per problemi sindacali in Cerved

di Carlo Longo

In un’epoca in cui la sovraesposizione è norma e la riservatezza sembra un’eccezione, Andrea Pignataro rappresenta un’anomalia affascinante. Pochissime immagini pubbliche, nessuna esposizione mediatica costante, eppure un patrimonio stimato da Forbes in 26 miliardi di euro, che lo colloca al secondo posto tra gli italiani più ricchi e al 74º nella classifica globale. La sua ascesa non è frutto di eredità o circostanze fortunate, ma di un percorso da self-made man iniziato nella sua Bologna natale.

Nato il 10 giugno 1970, dopo aver conseguito la laurea in Economia presso l’Università di Bologna, Pignataro ha affinato le sue competenze in matematica presso l’Imperial College di Londra. Da lì è iniziata la sua carriera nel mondo della finanza, lavorando come broker per Salomon Brothers, banca d’affari americana poi assorbita da Citi. Ma è nel 1997 che ha avuto l’intuizione che avrebbe segnato la sua vita e il mercato fintech: fondare Ion Group, una realtà che fornisce software di automazione, consulenza strategica e strumenti di analisi per banche centrali, governi, istituzioni finanziarie e aziende.

Ion un conglomerato industriale sofisticato

Ion è oggi un conglomerato industriale sofisticato, con una struttura che unisce caratteristiche operative a una visione da fondo di investimento. Come ha dichiarato in una delle sue rare interviste al "Sole 24 Ore", Pignataro ha scelto un modello ibrido: “Abbiamo la disciplina e l’efficienza dei grandi fondi, ma con un orizzonte temporale permanente, da holding industriale. Non abbiamo una exit strategy”. Questo approccio “forever”, lontano dalle logiche speculative di breve termine, rappresenta a suo dire un vantaggio competitivo.

Il gruppo, controllato attraverso la holding lussemburghese Bessel Capital, possiede oggi 32 società controllate e svariate partecipazioni in Europa. In Italia, ha investito in realtà come Cedacri, Cerved, List, Prelios, Illimity e Cassa di Risparmio di Volterra. Cedacri, specializzata in outsourcing informatico per il settore bancario, è stata acquisita per 1,5 miliardi di euro; Cerved, con un’offerta pubblica da 1,8 miliardi, è leader nelle informazioni commerciali e creditizie; Prelios, acquisita nel 2024 per 1,35 miliardi, è invece specializzata nella gestione di crediti immobiliari problematici.

Nel panorama bancario, Ion detiene il 9,4% di Illimity, la banca fondata da Corrado Passera, e il 32% della toscana Cassa di Risparmio di Volterra. Nel passato recente, è emersa anche una partecipazione del 2% in Banca Monte dei Paschi di Siena e un 10% nel Fondo Strategico Italiano. Un’attività di investimento intensa, sia finanziaria sia immobiliare, che ha fatto di Pignataro una figura centrale nel risiko bancario nazionale.

I guai col fisco e con i sindacati di Cerved

Nonostante il suo riserbo, Pignataro è recentemente salito agli onori della cronaca per un contenzioso con il fisco italiano, che ha visto la luce nei primi mesi del 2025. Accusato di non aver versato imposte tra il 2013 e il 2023 per circa mezzo miliardo di euro (saliti a 1,2 miliardi con interessi), ha chiuso la vicenda con un accordo con l’Agenzia delle Entrate. Come spiegato dai suoi legali dello studio Facchini Rossi Michelutti, non vi è stato alcun riconoscimento di colpevolezza né di evasione, ma una soluzione transattiva fondata sulla buona fede. L’inchiesta si basava sull’ipotesi di una residenza fiscale italiana, nonostante Pignataro risieda da oltre trent’anni tra Londra e la Svizzera. Le recenti indicazioni dell’Agenzia e la giurisprudenza hanno riconosciuto che i suoi interessi economici prevalgono su quelli familiari, validando la sua posizione.

Altri problemi, questa volta di natura sindacale con la controllata Cerved. Qui il problema è cominciato quando l'azienda ha comunicato via email il licenziamento di circa 100 agenti commerciali con partita IVA, motivandolo con il mancato raggiungimento degli obiettivi di vendita del 2023 e con risultati deludenti per il 2024. La decisione ha riacceso le proteste sindacali, già sollevate in passato da Cgil e Cisl riguardo al controverso Performance Improvement Plan (PIP), senza tuttavia ottenere risposte concrete dall’azienda.

Il 19 novembre, i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTuCs hanno quindi proclamato lo stato di agitazione per tutto il gruppo, denunciando il PIP come uno strumento punitivo, imposto senza confronto sindacale e utilizzato per spingere alcuni lavoratori ad abbandonare l’azienda. A peggiorare il clima interno, si sommano anche le preoccupazioni legate all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, che potrebbe portare a tagli del personale non accompagnati da adeguate garanzie. Insomma, una brutta storia  da ascrivere ai vertici di Cerved che però in qualche modo è ricaduta anche su Pignataro.

Ma la crescita continua

Ma a parte gli inciampi, Ion prosegue la sua espansione, con sedi operative a Milano, Roma e Pisa, e 150 posizioni lavorative aperte in Italia. In queste sedi la ricerca di figure come sviluppatori software e analisti insomma è continua. Il che è una conferma evidente della volontà dell'azienda di continuare a investire su capitale umano e innovazione tecnologica. Il che dimostra quanto l'orientamento di Pignataro e il suo modo di fare azienda sia molto lontano da come Cerved ha gestito e gestisce i suoi rapporti con i dipendenti.

La sintesi è che Andrea Pignataro è un imprenditore brillante, riservato, artefice di un impero nato dai numeri e dai dati, capace di muoversi con agilità tra mercati e istituzioni, senza mai abbandonare l’eleganza del silenzio come è nella tradizione emiliana, figlia della cultura del fare senza parlare. Mentre i riflettori si accendono su altri, lui preferisce agire nell’ombra, costruendo un’eredità fatta non solo di ricchezza, ma di visione. La sua capacità di anticipare il futuro, sta nella velocità e nella concretezza del suo presente.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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