Angelo Moratti: “Il capitalismo deve avere una coscienza”

di

Ennio Bassi
Angelo Moratti: “Il capitalismo deve avere una coscienza”

Link to Dall’energia all’innovazione, Angelo Moratti delinea la sua visione di un nuovo capitalismo – non più guidato dall’ego, ma dal senso etico, dalla creatività e dal racconto. Le sue riflessioni, raccolte in un’intervista a Lampoon, mettono in discussione il mito dell’imprenditore intoccabileDall’energia all’innovazione, Angelo Moratti delinea la sua visione di un nuovo capitalismo – non più guidato dall’ego, ma dal senso etico, dalla creatività e dal racconto. Le sue riflessioni, raccolte in un’intervista a Lampoon, mettono in discussione il mito dell’imprenditore intoccabile

di Ennio Bassi

Fa ancora notizia la "favola" che Angelo Moratti ha raccontato alla scorsa edizione di Tech.Emotion, un intervento che ha acceso il dibattito nel mondo dell’imprenditoria e della tecnologia, in Italia e all’estero. Nei giorni scorsi, Lampoon Magazine lo ha intervistato, offrendo uno sguardo più profondo sulla sua visione circa il modo di fare impresa contemporaneo. La sua è una critica ad un certo capitalismo e anche un invito a sostenere un modello economico più umano: fondato più sull'etica e la sostenibilità e meno sul potere o sull'accumulo di ricchezza.

E' per questo che, ad un anno dall’uscita da Saras, l’azienda petrolifera della sua famiglia, Moratti ha scelto di puntare su quella che definisce purpose-driven capitalism, un capitalismo orientato allo scopo. Come ha spiegato a Lampoon, l’attuale modello economico è sempre più dominato dall’ego, dallo spettacolo e da una deriva poco etica. Il suo suggerimento per raddrizzare questo percorso è basato sullo sviluppo di un atteggiamento di confronto e non sullo scontro, dove a fare la differenza la fà la qualità del racconto.

La parabola narrata da Moratti sul palco di Tech. Emotion, è imperniata non a caso su una narrativa di altro profilo, dove Dio osserva la Terra e invia alcuni imprenditori-angelo per costruire una società migliore. Questi visionari – che ricordano da vicino i fondatori di Amazon, Meta e Tesla – iniziano con intenzioni nobili, mettendo la tecnologia al servizio del bene comune. Ma con la crescita del successo, arriva la vanità. La missione si svuota, sostituita dal culto di sé. La fama prende il posto della visione. Lo scopo originale si perde.

«Potere e fama sono afrodisiaci potenti», ha detto Moratti a Lampoon. «Ti separano dalla vita».

Il suo approccio, però, evita l’attacco diretto. Etichettare i miliardari come “oligarchi” o “tecnocrati” non fa che irrigidire le difese, sostiene. Attraverso la narrazione, invece, il messaggio si addolcisce e diventa più efficace. Lo confermano i contatti in Silicon Valley che, dopo aver ascoltato la sua parabola, gli hanno scritto: “Sai che hai ragione?”. Solo l’area più vicina al trumpismo, ha notato, ed è rimasta in silenzio.

Il futuro, per Moratti, passa da un capitalismo riformato dall’interno. Cita l’esempio del Giving Pledge, lanciato da Warren Buffett e Bill Gates, con cui i miliardari si impegnano a donare gran parte del loro patrimonio. «Non è venuto dallo Stato», ricorda. «È nato da chi sta dentro al sistema, cercando di umanizzarlo».

Attraverso la sua società Angel Capital Management, Moratti sostiene giovani imprenditori guidati dall’etica e non solo dal ritorno finanziario. In collaborazione con la banca italiana Ifigest, sta creando un hub internazionale per l’innovazione orientata allo scopo. «Le idee migliori oggi vengono da chi ha 20 o 30 anni», ha detto a Lampoon. «Sono ragazzi che vogliono generare valore, non soltanto profitto».

La sua è una visione pragmatica: non tutte le aziende devono salvare il mondo. Cita Miscusi, catena di pasta a prezzi accessibili, e De Santis, storica paninoteca milanese, come esempi di imprese che hanno un senso concreto: offrire gioia, comunità, dignità quotidiana. All’opposto, non risparmia critiche a realtà come Shein, simbolo di un capitalismo predatorio. «Lo stanno distruggendo», avverte, «con sfruttamento del lavoro, elusione fiscale e prodotti usa e getta».

Dopo aver lasciato Saras, Moratti si dice più libero di costruire brand dal carattere forte, capaci di evocare lo spirito degli anni Settanta italiani, quando Versace, Fiorucci o Armani non erano solo marchi, ma valori. Oggi vede quello stesso spirito riaffiorare nel food, nella cosmetica e nei marchi lifestyle capaci di parlare davvero alle persone.

Il successo dell’investimento in Rhode, il brand di bellezza fondato da Hailey Bieber e venduto per oltre un miliardo di dollari, ne è un esempio. «C’è uno scopo nel rossetto? Non sempre», riflette. «Ma se parla a una generazione e porta con sé un messaggio positivo, allora sì, ha un significato».

Per Moratti, ciò che definisce un’azienda con scopo non è sempre la sua missione, ma il suo significato. «Puoi costruire un marchio sostenibile, ma se non riesci a connetterti emotivamente con i clienti, non reggerà». Ha citato il caso di Allbirds, brand di scarpe eco-sostenibili: «Si sono concentrati troppo sullo scopo e troppo poco sul racconto. Il loro valore è crollato. Mi piacerebbe aiutarli a ritrovare il loro senso».

E i giganti della tecnologia? Possono tornare a un capitalismo con coscienza? Moratti è scettico. «Se un’azienda guadagna un miliardo diffondendo menzogne, ha interesse a cambiare? Certo che no».

Avendo visto da vicino come il successo può corrompere, Moratti non usa giri di parole: «Fai soldi, poi distruggi la tua vita rincorrendo yacht e giovinezza. È infantile. E patetico».

Il rimedio, per lui, è semplice ma raro: disciplina e convinzione. «Ogni giorno bisogna ricordarsi che potere e fama sono finzioni temporanee. Non definiscono chi sei».

In un’epoca ossessionata dalla scala e dalla disruption, Angelo Moratti propone qualcosa di più intimo, e forse più radicale: un’economia guidata dalla coscienza, radicata nell’esperienza umana e alimentata dalla forza più antica del mondo – il racconto.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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