di Carlo Longo
«Trump ha perso il contatto con la sua base elettorale». È questa la lettura che Angelo Moratti, fondatore di Angel Capital Management, offre in un’intervista al Corriere della Sera sulla vittoria democratica alle elezioni americane di metà mandato. Il presidente, sostiene, si era proposto come difensore del ceto medio e dei lavoratori impoveriti, finendo invece per favorire i grandi protagonisti della finanza e della tecnologia.
Secondo Moratti, l’andamento positivo dei mercati non restituisce le condizioni dell’intero Paese: «I dati medi nascondono una forte polarizzazione». L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale concentra enormi ricchezze in poche aziende, mentre l’economia reale fatica a produrre un benessere diffuso. Un’euforia che, avverte, «a mio parere, ha gonfiato una bolla».
Anche l’immagine degli imprenditori tecnologici sarebbe cambiata. La Silicon Valley, osserva Moratti, «ha dato l’impressione di colludere con il potere politico», incrinando il tradizionale mito americano dell’imprenditore partito dal nulla. Una vicinanza che, nella sua analisi, non è bastata a orientare il consenso elettorale.
L’impatto dell’AI e della robotica imporrà inoltre cambiamenti strutturali: «Il modello capitalistico dovrà necessariamente cambiare per sopravvivere». Moratti si aspetta quindi un approccio più pragmatico dai democratici, perché «è sull’economia che si vincono e si perdono le elezioni». Una maggiore regolamentazione potrebbe contenere l’indebitamento delle aziende dell’AI e ridurre il rischio di uno scoppio della bolla.
In caso di crisi, però, l’intervento pubblico non sarebbe garantito. «Non credo ci sia lo spazio fiscale», afferma, richiamando il peso del debito americano e la difficoltà di finanziare salvataggi di dimensioni così elevate. La sua conclusione è netta: «Non esiste più il concetto di too big to fail».
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