«Anche io ho comprato il Fatto Quotidiano. Il 2%», ha scritto l'imprenditore sul proprio profilo X, accompagnando il messaggio con uno scatto che lo ritrae mentre legge il giornale.
L'acquisto, confermato anche da un portavoce dell'imprenditore, arriva a meno di due settimane dal tentativo di avviare un'offerta pubblica di acquisto sull'intero capitale della società editoriale. Un'operazione alla quale i soci fondatori avevano opposto un netto rifiuto, dichiarando di non essere interessati a vendere le proprie partecipazioni.
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La vicenda era cominciata il 25 ottobre, quando Lmdv Media, società controllata da Lmdv Capital, aveva manifestato l'intenzione di promuovere un'Opa volontaria totalitaria su Seif.
L'offerta ipotizzata prevedeva un corrispettivo di 0,286 euro per azione, per un valore complessivo di circa 7,15 milioni di euro. Il prezzo incorporava un premio di circa il 30% rispetto alla quotazione ufficiale del titolo del 23 ottobre.
L'obiettivo era acquisire una partecipazione sufficientemente ampia da consentire il controllo della società e procedere alla revoca delle azioni dalla quotazione in Borsa, il cosiddetto delisting.
L'operazione era però subordinata a condizioni precise, tra cui il raggiungimento di almeno l'82,9% del capitale votante e lo svolgimento di una verifica approfondita dei conti della società, la due diligence.
Proprio su questi punti il progetto si era arenato.
I soci fondatori, tra i quali Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti e Luca d'Aprile, avevano comunicato ufficialmente di non voler cedere le proprie quote.
Il consiglio di amministrazione di Seif aveva inoltre negato l'accesso alla documentazione richiesta per la verifica preliminare dei conti. Di fronte a queste condizioni, Del Vecchio aveva rinunciato a procedere con l'offerta.
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L'annuncio del nuovo investimento ha provocato una reazione immediata da parte di Cinzia Monteverdi, presidente e amministratrice delegata di Seif.
Interpellata sulla partecipazione acquistata dall'imprenditore, Monteverdi ha definito l'operazione «una discreta provocazione», ricordando che il precedente tentativo di acquisizione aveva incontrato l'opposizione degli azionisti di maggioranza.
La dirigente ha poi ridimensionato la portata dell'ingresso di Del Vecchio nel capitale della società.
«Con il 2% può fare poco», ha osservato, precisando che l'imprenditore potrebbe comunque decidere di incrementare la propria partecipazione attraverso ulteriori acquisti sul mercato.
Monteverdi ha soprattutto escluso che l'operazione possa compromettere l'indipendenza del quotidiano.
«La nostra libertà non è in discussione», ha affermato, richiamando le garanzie previste dallo statuto societario e il ruolo dei giornalisti e dei fondatori nella tutela dell'autonomia editoriale.
La presidente di Seif ha inoltre sostenuto che il tentativo di acquisizione avrebbe prodotto un effetto inatteso: un incremento degli abbonamenti al giornale, che secondo la sua ricostruzione avrebbe registrato una crescita particolarmente significativa dopo l'annuncio dell'Opa.
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L'ingresso di Del Vecchio in Seif ha un significato soprattutto finanziario e societario. Possedere il 2% del capitale significa diventare azionista della società che pubblica il Fatto Quotidiano, ma non equivale ad acquisire il controllo della testata.
La maggioranza delle azioni resta infatti nelle mani dei soci fondatori, che hanno già manifestato la volontà di mantenere le proprie partecipazioni.
Esiste inoltre un limite statutario che impedisce, nelle condizioni ordinarie, di detenere azioni Seif in misura superiore al 17% del capitale sociale. La precedente proposta di Opa mirava proprio a superare tale ostacolo attraverso un'acquisizione molto più ampia.
Il nuovo investimento, dunque, non attribuisce a Del Vecchio il potere di nominare autonomamente gli amministratori o di intervenire nella linea editoriale del giornale.
Resta però aperta la possibilità che l'imprenditore aumenti la propria quota.
Un appuntamento potenzialmente rilevante sarà il rinnovo del consiglio di amministrazione previsto nella primavera del 2027. Lo statuto consente agli azionisti che detengono almeno il 10% del capitale di presentare una lista di candidati.
Si tratta, per il momento, soltanto di una possibilità teorica: Del Vecchio non ha annunciato un nuovo piano di acquisizioni né un progetto per partecipare alla futura governance di Seif.
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L'operazione assume un significato particolare anche per i rapporti tra Del Vecchio e il giornale.
Nelle settimane precedenti, l'imprenditore aveva criticato duramente diversi articoli pubblicati dal Fatto Quotidiano sulle sue attività economiche e sulle vicende legate alla famiglia Del Vecchio.
Il 22 ottobre, attraverso un messaggio su X, aveva accusato il quotidiano di condurre una campagna denigratoria nei suoi confronti, utilizzando espressioni particolarmente dure contro i giornalisti.
Pochi giorni dopo era arrivata la proposta di acquisizione.
Lmdv Media aveva presentato il progetto come un investimento industriale finalizzato al rilancio della società editoriale, assicurando che un eventuale cambio di proprietà non avrebbe comportato interferenze nella linea giornalistica.
I soci fondatori avevano tuttavia respinto l'iniziativa.
Anche per questo, l'acquisto del 2% viene interpretato dai vertici di Seif come una provocazione nei confronti di una testata con la quale l'imprenditore ha avuto un confronto pubblico particolarmente acceso.
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L'acquisizione della partecipazione in Seif rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di investimento nel settore editoriale portata avanti da Leonardo Maria Del Vecchio.
L'imprenditore, figlio del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e presidente di Lmdv Capital, ha già acquisito una partecipazione di maggioranza in Editoriale Nazionale, società che controlla il Quotidiano Nazionale e le testate Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino.
Detiene inoltre una quota del 30% de Il Giornale.
Proprio il 5 novembre, a Roma, Del Vecchio ha presentato il rilancio del Quotidiano Nazionale nel corso di un evento al quale hanno partecipato esponenti di primo piano della politica italiana, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito democratico Elly Schlein.
La crescente presenza dell'imprenditore nel mercato dell'informazione apre interrogativi sulla futura configurazione degli assetti proprietari dell'editoria italiana, un settore che continua a confrontarsi con la contrazione delle vendite della carta stampata e con la necessità di rafforzare le attività digitali.
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Per il momento, la situazione societaria del Fatto Quotidiano non cambia in modo sostanziale.
Del Vecchio è diventato azionista di minoranza, mentre i soci fondatori continuano a controllare la società editoriale e a rivendicare la propria autonomia.
Non è noto se l'acquisto del 2% rappresenti un investimento destinato a rimanere isolato oppure il primo passo di una strategia più ampia.
L'imprenditore potrebbe acquistare ulteriori azioni sul mercato, ma qualsiasi tentativo di raggiungere una posizione di controllo dovrebbe confrontarsi nuovamente con i vincoli statutari e con la contrarietà degli azionisti di maggioranza.
La risposta di Cinzia Monteverdi lascia intendere che la posizione dei fondatori non sia cambiata rispetto al rifiuto dell'Opa.
La partita, dunque, non è più quella dell'acquisizione immediata del Fatto Quotidiano, ma quella della presenza di Del Vecchio nel suo capitale. Una partecipazione ancora limitata, sufficiente però a riaccendere il confronto tra l'imprenditore e il quotidiano diretto da Marco Travaglio.
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