Antartide, il buco dell’ozono cresce rapidamente: superata la media stagionale

di

Ennio Bassi

Copernicus registra una forte espansione nella prima metà di settembre: il 12 settembre l’area interessata ha raggiunto circa 25 milioni di chilometri quadrati

Antartide, il buco dell’ozono cresce rapidamente: superata la media stagionale

Il buco dell’ozono sopra l’Antartide ha accelerato la propria espansione nelle prime settimane di settembre 2026, raggiungendo dimensioni superiori alla media stagionale. A segnalarlo è il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams) in occasione della Giornata internazionale per la salvaguardia dello strato di ozono, celebrata il 16 settembre.

Secondo i dati del servizio europeo di monitoraggio atmosferico, la formazione del buco era iniziata nella seconda metà di agosto con un andamento sostanzialmente in linea con quello osservato negli ultimi 46 anni. Già alla fine del mese, tuttavia, la superficie aveva raggiunto circa 15 milioni di chilometri quadrati, un’estensione superiore a quella dell’intero continente antartico e toccata leggermente prima rispetto alla media.

La crescita è diventata decisamente più rapida nella prima metà di settembre. Le stime relative al 12 settembre indicano un’estensione di circa 25 milioni di chilometri quadrati, approssimativamente cinque milioni in più rispetto alla media del periodo. Le previsioni di Copernicus indicano inoltre che l’area potrebbe continuare ad aumentare intorno alla metà del mese.

L’andamento ricorda in parte quello registrato nel 2025, quando la soglia dei 15 milioni di chilometri quadrati era stata raggiunta il 30 agosto.

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La formazione stagionale del buco dell’ozono è legata alle particolari condizioni della stratosfera antartica. Durante l’inverno australe le temperature estremamente basse favoriscono la comparsa delle nubi stratosferiche polari. Con il ritorno della luce solare durante la primavera australe, queste condizioni facilitano reazioni chimiche che, in presenza di composti contenenti cloro e bromo, determinano una forte distruzione dell’ozono.

Nel 2026 la rapida espansione osservata a settembre è coincisa, secondo Cams, con un brusco calo delle temperature minime nella stratosfera a circa 20 chilometri di quota sopra il Polo Sud.

Le dimensioni del buco, tuttavia, rappresentano soltanto uno degli elementi utilizzati dagli scienziati per valutarne l’intensità. Altri parametri monitorati da Copernicus, come la quantità minima di ozono presente nella colonna atmosferica e il cosiddetto deficit di massa dell’ozono, risultano al momento vicini alle medie storiche.

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Lo strato di ozono svolge una funzione essenziale per la vita sulla Terra perché assorbe gran parte delle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole, riducendo l’esposizione a raggi dannosi associati, tra l’altro, a un aumento del rischio di tumori della pelle.

L’assottigliamento osservato a partire dalla seconda metà del Novecento è stato collegato soprattutto alle emissioni di sostanze prodotte dall’uomo capaci di liberare cloro e bromo nella stratosfera. Le condizioni meteorologiche e la temperatura dell’atmosfera contribuiscono poi a determinare quanto esteso e persistente sarà il fenomeno in ciascun anno.

L’Antartide presenta condizioni particolarmente favorevoli alla distruzione dell’ozono a causa delle temperature molto basse e della stabilità del vortice polare, che mantiene isolata per lunghi periodi la massa d’aria sopra il continente.

Il monitoraggio sistematico attraverso satelliti e osservazioni da terra prosegue dalla fine degli anni Settanta. Il primato di estensione resta quello del 9 settembre 2006, quando il buco raggiunse circa 29,6 milioni di chilometri quadrati.

Il dato elevato registrato quest’anno non modifica, da solo, la tendenza di lungo periodo. Negli anni più recenti sono stati infatti osservati anche episodi meno estesi e più brevi, coerenti con il graduale recupero dello strato di ozono. Le oscillazioni annuali possono essere comunque considerevoli e dipendono dalla combinazione di numerosi fattori atmosferici e chimici.

La direttrice di Cams Laurence Rouil ha sottolineato proprio questo aspetto: nonostante la forte crescita dell’area registrata all’inizio di settembre, altri parametri rimangono prossimi alle medie storiche.

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