Bialetti, l’orgoglio dell’espresso italiano affonda nel vapore cinese

di

Carlo Longo
Bialetti, l’orgoglio dell’espresso italiano affonda nel vapore cinese

Link to L’iconica moka italiana finisce nelle mani della cinese Nuo Capital: un’operazione presentata come salvataggio, ma che sa di resaL’iconica moka italiana finisce nelle mani della cinese Nuo Capital: un’operazione presentata come salvataggio, ma che sa di resa

C’era una volta l’ “omino coi baffi”, simbolo di un’Italia geniale e creativa che si svegliava con il profumo del caffé della moka, diventata simbolo del Made in Italy nel mondo. Quella che in Italia si chiama per antonomasia la “caffettiera” fu ideata da Alfonso Bialetti nel 1933 e poi prodotta in più di 320 milioni di esemplari, diventando un’icona del disegno industriale italiano, esposta nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMa di New York. La geniale idea era venuta ad Alfonso Bialetti osservando la moglie fare il bucato con la lavatrice, mentre lui pensava a un’idea semplice: come fare il caffè senza la macchina dell’espresso per portarlo alla mattina nelle case di tutti gli italiani. Ci riuscì.

Oggi l’”omino coi baffi” ha gli occhi a mandorla e parla cantonese. Bialetti ha ceduto il 78,6% delle sue azioni a Nuo Capital, fondo d’investimento lussemburghese controllato dalla famiglia cinese Cheng. L’operazione, valutata 53 milioni di euro, prevede anche il delisting dalla Borsa di Milano e un piano di rifinanziamento del debito, che ammonta a oltre 80 milioni di euro. Il CEO Egidio Cozzi rimarrà al timone, ma la rotta è irrimediabilmente tracciata verso Oriente.​
L’affondo arriva dopo gli ultimi anni, in cui Bialetti ha affrontato una serie di scelte considerate discutibili: l’espansione nel settore delle capsule, l’apertura di negozi in centri commerciali e l’ingresso nel mercato degli utensili da cucina. Tutte mosse che, anziché rafforzare il brand, ne hanno eroso l’identità.​ Ora, con l’ingresso di Nuo Capital, si parla di rilancio e internazionalizzazione ma viene da chiedersi: a quale prezzo? Il rischio è che la moka, emblema del design e della cultura italiana nel mondo, che come tale non ha bisogno di presentazione, venga trasformata in un prodotto standardizzato, perdendo il carattere che l’ha resa unica.​
In un’epoca in cui il Made in Italy è sempre più apprezzato nel mondo, la cessione di Bialetti rappresenta un segnale preoccupante. Non si tratta solo di un’azienda che cambia proprietà, ma di un pezzo di storia italiana che viene riscritta in una lingua diversa che ne cambierà per sempre i connotati.
La prossima volta che sentiremo il gorgoglio della moka, il profumo del caffè sarà meno rassicurante e ci porterà a chiederci se stiamo ancora assaporando un caffè italiano.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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