Bill Gates avverte sui rischi dell’IA: «Gli Usa prendano la guida, serve una legge»

di

Carlo Longo

Il cofondatore di Microsoft chiede a Washington regole federali sull'intelligenza artificiale: «L'autoregolamentazione non basta». E mette in guardia dal potenziale utilizzo dei nuovi strumenti da parte di piccoli gruppi con intenzioni ostili

Bill Gates avverte sui rischi dell’IA: «Gli Usa prendano la guida, serve una legge»

Bill Gates chiede agli Stati Uniti di assumere la leadership internazionale nella regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Per il cofondatore di Microsoft, affidarsi esclusivamente alle aziende che sviluppano i nuovi sistemi non è sufficiente: Washington dovrebbe intervenire con una legge federale capace di stabilire limiti e misure di sicurezza.

Intervistato da “Meet the Press” della Nbc, Gates ha sottolineato che sulla necessità di regole esiste ormai, a suo giudizio, una consapevolezza diffusa. «Nessuno pensa che l'autoregolamentazione basti», ha affermato, sostenendo quindi la necessità di un intervento del Congresso.

Al centro delle sue preoccupazioni c'è soprattutto la possibilità che strumenti di IA sempre più potenti finiscano nelle mani di soggetti intenzionati a utilizzarli per provocare danni su vasta scala. Gates ha evocato scenari estremi, arrivando a sostenere che questa tecnologia potrebbe contribuire a eventi capaci di provocare fino a un miliardo di vittime.

Il punto, secondo il filantropo americano, non riguarda soltanto la potenza dell'intelligenza artificiale in sé, ma la sua combinazione con individui o piccoli gruppi mossi da intenzioni ostili. Capacità che in passato erano sostanzialmente riservate agli Stati, dagli attacchi informatici più sofisticati fino alla progettazione di minacce biologiche, potrebbero diventare accessibili a organizzazioni molto più ridotte grazie ai nuovi strumenti tecnologici.

Gates ha inoltre espresso una posizione diversa da quella dell'amministrazione di Donald Trump, che ha posto soprattutto l'accento sulla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Trump, all'inizio di settembre, aveva respinto le richieste di nuovi vincoli federali per le aziende impegnate nello sviluppo dei modelli di IA, sostenendo che mantenere il primato nel settore fosse determinante nella sfida internazionale.

Gates ha riconosciuto come legittima la questione della competitività americana, ma ritiene possibile costruire un sistema di garanzie senza compromettere la posizione degli Stati Uniti nei confronti degli altri Paesi. A suo giudizio, un confronto più approfondito sui rischi potrebbe portare a un consenso politico sulla necessità di intervenire.

La sfida non riguarderebbe però soltanto Washington. Per Gates sarà necessario arrivare a forme di cooperazione internazionale, anche se trovare un accordo globale sull'intelligenza artificiale potrebbe essere persino più complesso dei negoziati condotti durante la Guerra Fredda per limitare gli arsenali nucleari.

Il cofondatore di Microsoft ha richiamato il ruolo svolto dagli Stati Uniti dalla fine della Seconda guerra mondiale nella costruzione di accordi internazionali su questioni che riguardano la sicurezza collettiva. Tra gli esempi citati, la sicurezza dell'aviazione, la protezione dello strato di ozono e il controllo delle armi nucleari.

Lo stesso approccio, secondo Gates, dovrebbe essere applicato all'intelligenza artificiale, partendo dal principio che i rischi legati a questa tecnologia non si fermano ai confini nazionali.

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