Un abito e una parrucca, sandali da donna, occhiali da sole e le unghie dipinte. In braccio teneva un bambino di circa due anni, con il quale non avrebbe avuto legami di parentela. Jorlan Lopes da Silva, 33 anni, ha tentato così di sottrarsi alla polizia brasiliana che lo ricercava per una serie di omicidi.
Il travestimento ha inizialmente funzionato e l’uomo è riuscito a passare davanti agli agenti senza essere fermato. Durante la fuga, però, gli investigatori avrebbero notato un tatuaggio rimasto scoperto sotto gli abiti e sarebbero riusciti a identificarlo.
Lopes da Silva è stato arrestato domenica 13 settembre a Mulungu, nella regione dell’Agreste, nello Stato di Paraíba. La cattura ha concluso una caccia all’uomo durata circa 48 ore.
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Secondo quanto riferito dal delegato della polizia brasiliana Douglas Garcia, il 33enne è indagato per 16 omicidi. Gli investigatori ritengono che questi delitti siano stati commessi nell’arco di circa tre mesi.
Il quadro potrebbe però essere molto più ampio. Durante l’interrogatorio Lopes da Silva avrebbe dichiarato di avere ucciso almeno 80 persone nel corso della propria vita.
La cifra deriva al momento dalle dichiarazioni dello stesso sospettato e non è stata confermata dalle autorità. La Polizia Civile sta confrontando il suo racconto con fascicoli, prove tecniche e casi di omicidio ancora da chiarire per stabilire quali delitti possano effettivamente essere collegati all’uomo.
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Agli investigatori Lopes da Silva avrebbe raccontato di avere commesso il primo omicidio quando aveva appena 13 anni. Avrebbe inoltre sostenuto di avere scelto come vittime persone che considerava criminali, presentando le proprie azioni come un modo per «ripulire la società».
Il sospettato ha respinto la definizione di psicopatico e, nonostante i delitti che sostiene di avere commesso, si è descritto come una «brava persona» che non rappresenterebbe un pericolo per gli altri. Anche queste dichiarazioni fanno parte del racconto che gli investigatori stanno verificando.
Nel corso degli anni il 33enne avrebbe trascorso complessivamente cinque o sei anni in carcere. L’ultima detenzione si sarebbe conclusa nel maggio del 2026.
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Tra i delitti sui quali indaga la Polizia Civile figura l’uccisione di due commercianti avvenuta il 1° agosto a Rio Tinto, sulla costa settentrionale dello Stato di Paraíba. Secondo gli investigatori, Lopes da Silva avrebbe partecipato al duplice omicidio insieme ad altri quattro uomini. Le autorità stanno cercando di ricostruire le responsabilità dei diversi componenti del gruppo.
Il 33enne è finito al centro anche di un’altra indagine relativa alla morte di una giovane donna. Il corpo sarebbe stato ritrovato dopo che lo stesso sospettato aveva indicato alla polizia il luogo in cui era stato sepolto.
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Prima dell’arresto Lopes da Silva si sarebbe nascosto in una comunità di Cabedelo, nell’area metropolitana di João Pessoa. Gli investigatori stanno verificando i suoi possibili rapporti con una fazione criminale nata a Rio de Janeiro e attiva anche nello Stato di Paraíba.
Secondo la ricostruzione della polizia, dopo alcuni omicidi l’uomo avrebbe utilizzato anche le zone boschive per nascondersi e rendere più difficili le ricerche.
Gli agenti stavano seguendo Lopes da Silva insieme ad altri due uomini, successivamente arrestati. Il 33enne avrebbe quindi organizzato il travestimento nel tentativo di superare i controlli senza essere riconosciuto.
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La strategia era stata studiata nei dettagli. Oltre agli abiti femminili e alla parrucca, Lopes da Silva avrebbe indossato sandali e occhiali da sole e si sarebbe dipinto le unghie. La presenza del bambino tra le sue braccia avrebbe contribuito a modificare ulteriormente il suo aspetto.
Il piano sarebbe fallito quando una parte dei vestiti si è spostata, lasciando visibile un tatuaggio. Quel particolare avrebbe consentito agli investigatori di riconoscere il ricercato e procedere alla cattura. Il bambino sta bene ed è stato affidato al personale sanitario per gli accertamenti.
Dopo l’udienza di convalida, Lopes da Silva è stato trasferito nel penitenziario Desembargador Sílvio Porto di João Pessoa.
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