E mentre si parla di rincari la Guardia di Finanza di Taranto, oggi ha sequestrato beni per 57 milioni di euro a una società di compravendita di carburanti tra Taranto e Salerno. Il meccanismo su cui si è fondata la truffa ha anche dei precedenti, tra cui un famoso scandalo che a metà degli anni 70 ha riempito le pagine dei giornali, noto anche come “lo scandalo dei duemila miliardi”. Il gioco consiste nel dichiarare che il carburante serve per scopi agricoli e utilizzarlo, invece, per altri scopi. In tal modo si beneficia della possibilità riservata dal legislatore alle attività agricole di pagare l’Iva in forma agevolata del 10% in luogo del 22% che si paga in tutti gli altri casi. Dal punto di vista chimico, infatti, il gasolio agricolo e e il gasolio per le auto sono la stessa cosa. L’unica differenza è la colorazione verdastra del carburante destinato al gasolio per le auto, attribuita proprio per distinguere la diversa tassazione che il prodotto subisce.
Ad ogni modo in questo caso la truffa, che fa riferimento a reati compiuti nel 2016-2017, ha fruttato 31 milioni di euro, maturati con il commerci di 60 milioni di litri di gasolio agricolo. I. Tre persone sono indagate e il decreto di sequestro dei beni, emesso dal Tribunale di Taranto su richiesta della Procura jonica, è stato eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto.
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