Link to Il 58° Rapporto Censis dipinge un quadro sconfortante: in vent’anni, i redditi sono diminuiti del 7%, e negli ultimi dieci anni, anche la ricchezza pro capite ha subito un calo del 5,5% Il 58° Rapporto Censis dipinge un quadro sconfortante: in vent’anni, i redditi sono diminuiti del 7%, e negli ultimi dieci anni, anche la ricchezza pro capite ha subito un calo del 5,5%
Link to Rapporto Censis: occupazione e crescitaRapporto Censis: occupazione e crescita
Nonostante l’aumento dell’occupazione registrato nel 2024, la crescita economica rimane debole. Il Pil è cresciuto di appena lo 0,5%, secondo le stime dell’Istat, e la distanza dal resto d’Europa è evidente: per colmare il divario con il tasso medio di occupazione dell’Unione Europea, l’Italia dovrebbe creare 3,3 milioni di posti di lavoro. Questo divario strutturale compromette la capacità del Paese di migliorare il benessere dei suoi cittadini.Link to L’immigrazione come capro espiatorioL’immigrazione come capro espiatorio
La crisi economica alimenta sentimenti di ostilità verso gli immigrati. Secondo il rapporto Censis, il 57,4% degli italiani si sente minacciato da chi introduce stili di vita differenti, mentre il 38,3% teme politiche che favoriscano l’ingresso di nuovi migranti. L’intolleranza si estende anche a chi porta concezioni di famiglia diverse da quella tradizionale (29,3%) o professa religioni differenti (21,8%). Un preoccupante 13,7% ritiene persino che l’appartenenza nazionale sia legata a specifici tratti somatici.Link to Giovani in fuga e sofferenza socialeGiovani in fuga e sofferenza sociale
I giovani italiani continuano a lasciare il Paese. Tra il 2013 e il 2022, circa 352.000 giovani tra i 25 e i 34 anni sono espatriati, e il fenomeno riguarda sempre più laureati, passati dal 30,5% nel 2013 al 50,6% nel 2022. Tuttavia, anche chi resta affronta gravi difficoltà. Oltre il 51% dei giovani dichiara di soffrire di ansia o depressione, e un significativo 18,3% riporta disturbi alimentari.Link to La concentrazione della ricchezzaLa concentrazione della ricchezza
In un Paese che si impoverisce, la ricchezza si concentra sempre più nelle mani delle generazioni più anziane. Gli over 65, appartenenti alle generazioni nate prima della Seconda Guerra Mondiale o al periodo del baby boom, detengono il 58,3% della ricchezza familiare e si preparano a trasmetterla a una parte limitata delle generazioni successive. Tuttavia, questa eredità non compensa un sistema di welfare che sta diventando sempre meno efficace.Link to La sanità e il welfare in crisiLa sanità e il welfare in crisi
L’accesso alla sanità pubblica è sempre più problematico. Dal 2013 al 2023, la spesa sanitaria privata pro capite è aumentata del 23%, superando i 44 miliardi di euro nell’ultimo anno. Più della metà degli italiani, secondo il Rapporto Censis, ha dovuto rinviare cure mediche a causa delle lunghe liste d’attesa o dei costi troppo elevati. Inoltre, il 75,7% teme di non avere una pensione adeguata, con percentuali ancora più alte tra i giovani (89,8%).Link to La povertà e il rischio socialeLa povertà e il rischio sociale
La povertà in Italia è in aumento, e i trasferimenti sociali non sono sufficienti a contenere il problema. Prima degli interventi pubblici, il 27,2% degli italiani si trova a rischio di povertà, una percentuale che scende al 18,9% dopo i trasferimenti, ma resta comunque superiore alla media europea.Link to Cultura e lettura: segnali contrastantiCultura e lettura: segnali contrastanti
La crisi non risparmia neppure il mondo della cultura. I quotidiani cartacei e digitali continuano a perdere lettori, mentre si registra una leggera ripresa nella lettura di libri cartacei, passata al 45,8% nel 2023. Tuttavia, il panorama complessivo rimane lontano dai livelli pre-crisi, con i lettori di e-book e audiolibri fermi su percentuali modeste.Link to Una trappola da cui è difficile uscireUna trappola da cui è difficile uscire
Il rapporto del Censis fotografa un’Italia che sembra bloccata, incapace di invertire il declino. La crisi non è solo economica, ma coinvolge ogni aspetto della società, dalle opportunità per i giovani alla coesione sociale, fino al sistema sanitario e alla cultura. Senza interventi strutturali e politiche lungimiranti, il rischio è che la “sindrome italiana” diventi una condizione permanente.(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati