Link to L’incontro di venerdì tra Meloni, Erdoğan e Dabaiba segna un cambio di passo nella gestione dei flussi migratori e nella partita libica. Ankara si schiera apertamente con Tripoli, mentre l’Italia cerca di rafforzare la sua centralità nell'areaL’incontro di venerdì tra Meloni, Erdoğan e Dabaiba segna un cambio di passo nella gestione dei flussi migratori e nella partita libica. Ankara si schiera apertamente con Tripoli, mentre l’Italia cerca di rafforzare la sua centralità nell'area
L’incontro trilaterale tenutosi venerdi a Istanbul tra il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale libico Abdulhameed Dabaiba rappresenta un passaggio significativo nel complicato scacchiere geopolitico del Mediterraneo centrale. Se la gestione dei flussi migratori è stato il tema principale dell’incontro, è sul piano strategico e politico che l’appuntamento assume un valore particolarmente rilevante.
Un triangolo di interessi convergenti
Italia, Turchia e Libia si trovano a fronteggiare una pressione crescente sui rispettivi confini marittimi e terrestri, in gran parte determinata dall’instabilità africana e dalla mancanza di una governance condivisa sulla mobilità umana. Il Mediterraneo centrale rimane, ad oggi, la principale rotta di migrazione irregolare verso l’Europa, e l’Italia è in prima linea nel tentativo di contenerla.Meloni ha voluto ricordare gli "eccellenti risultati" ottenuti con Ankara nella gestione dei flussi, auspicando che le buone pratiche sviluppate con la Turchia possano essere estese alla Libia. L’idea è chiara: spostare sempre più a sud le linee di contenimento, rafforzare le capacità operative dei paesi di transito e, parallelamente, colpire le reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.
La novità geopolitica: Erdoğan incontra Dabaiba
Tuttavia, la vera novità dell’incontro di Istanbul non riguarda soltanto la cooperazione migratoria, ma piuttosto la dimensione politica della presenza turca. Per la prima volta da tempo, Erdoğan ha incontrato pubblicamente Dabaiba, rafforzando la legittimità di un premier che continua a essere contestato internamente in Libia, in particolare dal generale Khalifa Haftar, leader de facto della Cirenaica e appoggiato da Russia, Egitto ed Emirati Arabi. Questo gesto non è neutrale. Ankara ha sostenuto militarmente il Governo di Unità Nazionale fin dalla guerra civile del 2019-2020, ma negli ultimi mesi aveva mantenuto un profilo più basso nel dossier libico, anche nel tentativo di ricucire i rapporti con il blocco arabo. L’incontro di Istanbul segna un parziale cambio di passo: Erdoğan ribadisce il proprio sostegno a Tripoli, e lo fa alla presenza dell’Italia, rafforzando un asse che potrebbe avere importanti implicazioni future.
L’Italia tra pragmatismo e ambizione regionale
Per Roma, questo vertice rappresenta una mossa pragmatica, ma anche una dichiarazione di ambizione nel Mediterraneo. L’Italia si propone come ponte tra Europa e Africa, tra Bruxelles e Ankara, tra i flussi e le fonti di instabilità. È una posizione scomoda, che impone equilibrio tra partner divergenti, ma che consente anche di giocare un ruolo attivo, invece che subire gli eventi.
Meloni ha ribadito il sostegno italiano a un processo politico libico “a guida libica e con la facilitazione delle Nazioni Unite”, un’espressione che evidenzia il desiderio di legittimare il dialogo con Dabaiba senza alienare del tutto le altre fazioni libiche. Tuttavia, il quadro resta fragile: la Libia è ancora divisa, le elezioni sembrano lontane, e le pressioni esterne continuano a influenzare ogni tentativo di stabilizzazione.
Il fattore migratorio: leva o rischio?
Il punto d’equilibrio di questo triangolo diplomatico rimane il dossier migratorio. Su questo terreno, la Turchia ha già mostrato di saper negoziare duramente con l’Unione Europea, usando la propria capacità di contenimento come leva politica. Se il modello di cooperazione turco dovesse essere replicato in Libia, si aprirebbero scenari inediti ma anche potenzialmente problematici, soprattutto dal punto di vista dei diritti umani e della tenuta dell’ordine internazionale. Il rischio è che, in assenza di una reale stabilizzazione politica libica, ogni strategia di contenimento si trasformi in un accordo fragile e reversibile, esposto ai ricatti delle milizie locali o ai cambi di linea dei governi partner.
Conclusione
L’incontro di Istanbul segna un passo importante nella costruzione di un nuovo asse mediterraneo. Italia, Turchia e Libia hanno interessi comuni e complementari, ma anche agende non sempre sovrapponibili. Per l’Italia, la scommessa è alta: diventare regista di un’intesa regionale in grado di contenere le migrazioni, stabilizzare il Nord Africa e rafforzare il proprio ruolo geopolitico. Ma il terreno è scivoloso, e il margine d’errore molto stretto.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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