Il mondo del teatro italiano piange Pippo Di Marca, attore, regista, drammaturgo e fondatore del Meta-Teatro, morto oggi a Roma all'età di 86 anni. Figura centrale dell'avanguardia teatrale dagli anni Sessanta in poi, Di Marca ha lasciato un'impronta profonda nella scena culturale italiana, affiancando alla ricerca artistica una lunga attività di autore, interprete e organizzatore teatrale.
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Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, Di Marca è morto dopo essere precipitato dalla terrazza della sua abitazione nel quartiere romano di Trastevere. Sulla vicenda sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, che hanno effettuato i rilievi per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. Le autorità stanno completando gli accertamenti.
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Nato a Catania il 12 ottobre 1939, Pippo Di Marca è stato uno dei principali protagonisti della cosiddetta avanguardia teatrale italiana. Dopo gli esordi con Giancarlo Nanni al Teatro La Fede di Roma, nel 1971 intraprese il percorso di regista sviluppando un linguaggio scenico innovativo che mescolava arti visive, letteratura, sperimentazione e impegno civile.
Fondò il Meta-Teatro, spazio diventato negli anni un punto di riferimento per la ricerca teatrale, collaborando con alcuni dei maggiori protagonisti della scena contemporanea, tra cui Carmelo Bene, Julian Beck del Living Theatre e Leo de Berardinis.
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Pur avendo costruito la propria carriera prevalentemente in teatro, Di Marca ha lavorato anche per il cinema e la televisione.
Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per l'interpretazione di Giulio Andreotti nel film Il traditore di Marco Bellocchio, dedicato alla vicenda del pentito di mafia Tommaso Buscetta. Negli ultimi anni aveva continuato a portare in scena spettacoli da autore e interprete, confermando una straordinaria vitalità artistica.
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La scomparsa di Pippo Di Marca ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio da parte del mondo dello spettacolo e della cultura.
In tanti lo ricordano come uno degli ultimi grandi maestri del teatro sperimentale italiano, capace di influenzare generazioni di artisti attraverso una ricerca continua sul linguaggio scenico e sulla funzione culturale del teatro. Con lui scompare uno dei protagonisti più autorevoli della stagione che ha rivoluzionato la scena teatrale italiana nella seconda metà del Novecento.
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