Ed Sheeran cambia rotta su Gaza: «Ho sbagliato, quello che sta accadendo è ingiustificabile»

di

Carlo Longo

Ed Sheeran rompe il silenzio su Gaza dopo la bufera per l’esclusione di Macklemore dal tour. A Philadelphia si scusa, ammette gli errori e definisce la situazione «catastrofica, ingiustificabile e sproporzionata»

Ed Sheeran cambia rotta su Gaza: «Ho sbagliato, quello che sta accadendo è ingiustificabile»

Per giorni aveva difeso una scelta precisa: tenere la politica fuori dai suoi concerti. Poi sono arrivati l'esclusione di Macklemore, l'abbandono degli altri artisti del tour, le proteste, gli appelli al boicottaggio e una polemica diventata ormai impossibile da lasciare fuori dal palco.

A Philadelphia, Ed Sheeran ha cambiato rotta.

Davanti al pubblico del Lincoln Financial Field, la popstar britannica ha parlato apertamente della guerra a Gaza, ha ammesso di avere commesso degli errori e ha pronunciato le parole che fino a pochi giorni fa aveva evitato.

«Quello che sta accadendo a Gaza è catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato», ha dichiarato.

Poi le scuse: «Ho dovuto prendere decisioni difficili, ho commesso degli errori e ne sono davvero, davvero dispiaciuto».

Non è soltanto una dichiarazione sul Medio Oriente. È un cambiamento rispetto alla posizione pubblicamente assunta da Sheeran all'inizio della controversia, quando aveva spiegato di non voler trasformare il proprio lavoro in una piattaforma politica.

Link to Dalla neutralità alla presa di posizioneDalla neutralità alla presa di posizione

Solo pochi giorni fa il cantante aveva cercato di tracciare un confine.

Sheeran aveva spiegato di avere opinioni personali sul conflitto, ma di preferire non esprimerle pubblicamente perché, a suo giudizio, chi va ai suoi concerti non cerca un dibattito politico.

Una posizione che non aveva fermato le polemiche.

Ora è lo stesso Sheeran a spiegare perché quel confine non sia più sostenibile.

«Nella mia carriera ho cercato di non essere un commentatore politico», ha detto dal palco di Philadelphia, spiegando di avere sempre voluto che musica e concerti parlassero di unità e umanità anziché di divisione.

Poi il passaggio decisivo: «Ma questa è una questione umanitaria e non posso più nascondere ciò che provo».

È qui che avviene il cambio di passo.

Sheeran non presenta il proprio intervento come l'ingresso nella politica, ma come il superamento della distinzione tra politica e questione umanitaria sulla quale aveva costruito fino a quel momento la propria posizione pubblica.

Link to Tutto comincia con MacklemoreTutto comincia con Macklemore

La crisi era esplosa il 5 settembre in New Jersey.

Macklemore, scelto come artista di apertura per alcune date americane del Loop Tour, aveva gridato «Free Palestine» durante la propria esibizione.

La presa di posizione aveva provocato contestazioni da parte dei proprietari degli impianti e il rapper era stato successivamente escluso dal tour.

Sheeran ha negato di essere stato personalmente responsabile dell'allontanamento, attribuendo la decisione al promoter e spiegando di avere cercato per giorni una soluzione con le strutture coinvolte.

Ma la spiegazione non è bastata.

La vicenda ha rapidamente superato il rapporto tra Sheeran e Macklemore, trasformandosi in una discussione molto più ampia sulla libertà degli artisti di prendere posizione durante i grandi eventi musicali e sul potere esercitato da promoter e proprietari degli stadi.

Link to Il tour perde i suoi artistiIl tour perde i suoi artisti

A quel punto è cominciato l'effetto domino.

Diversi artisti legati al tour hanno deciso di ritirarsi in solidarietà con Macklemore.

Tra loro Finneas, produttore e fratello di Billie Eilish, il cantautore irlandese Aaron Rowe, i Lukas Graham e il gruppo folk irlandese Beoga, che accompagnava abitualmente Sheeran durante alcune parti dello spettacolo.

Finneas ha motivato la propria decisione sostenendo che gli artisti non dovrebbero essere messi a tacere quando scelgono di difendere persone che considerano oppresse.

La controversia ha così lasciato Sheeran sempre più isolato all'interno del proprio stesso tour.

Quello che inizialmente poteva essere circoscritto alla rimozione di un artista di apertura è diventato un caso che coinvolgeva musicisti, pubblico, organizzatori e proprietari degli impianti.

Link to Sheeran aveva detto: «Non sono complice»Sheeran aveva detto: «Non sono complice»

Prima del concerto di Philadelphia il cantante aveva già cercato di rispondere alle critiche.

In un messaggio pubblicato sui social aveva respinto l'accusa di essere complice di quanto accade a Gaza e spiegato che il proprio silenzio pubblico non significava indifferenza.

Aveva però mantenuto un punto fermo: non voleva trasformare i propri concerti in una tribuna politica.

Quella linea non è sopravvissuta a Philadelphia.

Sul palco Sheeran ha scelto infatti di entrare direttamente nel merito del conflitto.

Link to «Il 7 ottobre è stato orribile»«Il 7 ottobre è stato orribile»

La dichiarazione del cantante non si è limitata a Gaza.

Sheeran ha ricordato anche l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il massacro avvenuto al Nova Music Festival, definendo quanto accaduto «orribile» e inserendolo nella più lunga storia della sofferenza ebraica.

Subito dopo ha affrontato la situazione palestinese.

Ha definito ciò che sta accadendo a Gaza «catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato», parlando delle vittime civili e dei bambini e sostenendo che quella che considera un'ingiustizia sistemica in Cisgiordania non possa essere ignorata.

È una formulazione costruita evidentemente per tenere insieme la condanna del 7 ottobre e quella delle conseguenze della guerra sulla popolazione palestinese.

Ma rispetto alla prudenza mantenuta fino a pochi giorni prima, il cambiamento è evidente.

Link to «Ho commesso degli errori»«Ho commesso degli errori»

C'è poi un secondo elemento che rende il discorso di Philadelphia significativo: le scuse.

Sheeran non ha presentato semplicemente una nuova opinione sulla guerra.

Ha riconosciuto di avere sbagliato nella gestione della crisi.

«Ho dovuto prendere decisioni difficili, ho commesso degli errori», ha detto davanti al pubblico, aggiungendo di esserne profondamente dispiaciuto.

Non ha però attribuito a se stesso la decisione di estromettere Macklemore.

Secondo la ricostruzione fornita dal cantante, l'allontanamento sarebbe stato determinato dal promoter dopo le contestazioni provenienti dalle strutture nelle quali si sarebbero dovuti svolgere i concerti. Sheeran sostiene di avere tentato di mediare prima dell'esclusione.

Rimane quindi una distinzione tra la responsabilità formale della decisione e il modo in cui l'artista ritiene oggi di avere gestito l'intera vicenda.

Link to La protesta fuori dallo stadioLa protesta fuori dallo stadio

Il ritorno sul palco è avvenuto in un clima tutt'altro che ordinario.

Fuori dal Lincoln Financial Field erano presenti manifestanti pro-Palestina con bandiere e cartelli, mentre la polizia aveva predisposto un dispositivo per garantire la sicurezza di pubblico, lavoratori e residenti.

All'interno dello stadio, invece, il pubblico ha applaudito l'intervento del cantante.

Reuters ha raccolto reazioni differenti tra i fan: alcuni hanno apprezzato la presa di posizione, altri continuano a ritenere che concerti e politica debbano rimanere separati.

Ed è proprio questa divisione a spiegare perché il caso abbia assunto dimensioni molto più grandi dell'episodio iniziale.

Link to Anche il mercato dei biglietti finisce sotto osservazioneAnche il mercato dei biglietti finisce sotto osservazione

Persino l'andamento dei prezzi dei biglietti è entrato nel racconto della crisi.

Secondo i dati riportati prima dello spettacolo, sul mercato secondario i biglietti più economici per Philadelphia erano passati da circa 123 a 67 dollari.

Ma attribuire automaticamente il calo alla controversia sarebbe scorretto.

Keith Pagello, fondatore di TicketData, ha infatti osservato che i prezzi dei concerti tendono normalmente a diminuire avvicinandosi alla data dell'evento e che le vendite stavano procedendo a un ritmo leggermente superiore rispetto ad alcune tappe precedenti.

Sul piano commerciale il Loop Tour rimane inoltre un'operazione enorme: secondo i dati citati da RaiNews, a maggio era la tournée con i maggiori incassi mondiali, con una media superiore ai sette milioni di dollari per città.

Link to Il paradosso della neutralitàIl paradosso della neutralità

Ed è qui che la vicenda di Sheeran diventa qualcosa di più di una controversia tra artisti.

Il cantante aveva cercato di difendere il proprio palco come spazio estraneo alla politica.

Ma la decisione di escludere un artista dopo una dichiarazione sulla Palestina ha prodotto l'effetto opposto: ha trasformato il tour in uno dei luoghi nei quali il rapporto tra musica, libertà di espressione e guerra a Gaza viene oggi discusso più apertamente.

La neutralità che Sheeran cercava di preservare è diventata essa stessa oggetto della polemica.

Quando Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e Beoga hanno lasciato il tour, il silenzio non è più stato percepito da una parte dell'ambiente musicale semplicemente come assenza di una posizione.

Ed è probabilmente questo che spiega il passaggio compiuto a Philadelphia.

Link to Ed Sheeran cambia rottaEd Sheeran cambia rotta

Non sappiamo se il discorso di Philadelphia chiuderà la controversia.

Macklemore resta fuori dal tour. Gli artisti che hanno abbandonato la tournée hanno già reso pubbliche le proprie decisioni. Le critiche ricevute da Sheeran non scompaiono automaticamente con una dichiarazione.

Ma qualcosa è indiscutibilmente cambiato.

Pochi giorni fa Ed Sheeran sosteneva che il suo compito fosse cantare e che il pubblico non andasse ai suoi concerti per assistere a un dibattito politico.

A Philadelphia è salito sul palco e ha parlato del 7 ottobre, di Gaza, delle vittime civili, dei bambini palestinesi e della Cisgiordania. Ha definito quanto accade a Gaza «ingiustificabile» e ha ammesso pubblicamente di avere commesso degli errori.

Non è diventato improvvisamente un cantante politico.

È successo qualcosa di più interessante: ha riconosciuto che, in questa vicenda, restare fuori dalla discussione non era più possibile.

La crisi cominciata con due parole pronunciate da Macklemore — «Free Palestine» — ha finito così per portare sul tema proprio l'artista che più di tutti aveva cercato di tenersene lontano.

E il punto di svolta è arrivato sul palco.

Non con un comunicato preparato dall'entourage, né con una nota affidata ai social.

Ma davanti a uno stadio pieno, quando Ed Sheeran ha pronunciato la frase che fino a pochi giorni prima non voleva pronunciare: «Non posso più nascondere ciò che provo».





(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News