Milano ha reso l'ultimo omaggio a don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, morto il 31 luglio all'età di 96 anni. I funerali si sono svolti nella Basilica di Sant'Ambrogio nel giorno del lutto cittadino proclamato dal Comune. La bara, sormontata da un girasole, è stata accolta da un lungo applauso di fedeli, collaboratori, ex ospiti della comunità e rappresentanti delle istituzioni. Alla cerimonia erano presenti il sindaco Giuseppe Sala, il presidente di Rcs Urbano Cairo, il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta, don Luigi Ciotti, Lele Mora e numerosi esponenti del mondo civile e religioso. Sul sagrato sono state deposte le corone dei Pooh e della Curva Sud Milano con la scritta «Sempre nei nostri cuori», mentre molti giovani hanno indossato magliette con alcune delle frasi più note del sacerdote.
Nel suo intervento, Sala ha definito don Mazzi «un grande educatore» e ha annunciato il sostegno alla proposta di iscriverlo al Famedio, sottolineando che il modo migliore per onorarne la memoria sarà garantire continuità all'opera di Exodus. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ne ha ricordato il «coraggioso impegno civile» al servizio degli ultimi, e dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini, che lo ha definito «un uomo libero e coraggioso», animato da una fiducia incrollabile nelle persone più fragili.
Al termine della celebrazione, la tumulazione della salma a Maguzzano, sulla sponda bresciana del lago di Garda, nel cimitero dell'Opera Don Calabria, all'interno dell'abbazia in cui don Mazzi aveva compiuto gli studi giovanili.
Fondatore di Exodus nel 1984, don Mazzi ha dedicato oltre quarant'anni al recupero di giovani segnati da tossicodipendenza, emarginazione e disagio sociale. La comunità, nata per offrire una seconda opportunità a chi viveva ai margini, è diventata una delle principali realtà italiane impegnate nell'accoglienza e nel reinserimento delle persone più fragili.
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