Si riaccende lo scontro sull'ex Ilva. Per l'intera giornata di oggi lunedì 12 ottobre i lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo incrociano le braccia per 24 ore su ogni turno. La mobilitazione, proclamata unitariamente da Fim, Fiom e Uilm, giunge all'indomani dell'ultimo, infruttuoso tavolo di confronto a Palazzo Chigi con l'esecutivo.
A far scattare la protesta è l'assenza di prospettive industriali. I sindacati dei metalmeccanici denunciano come l'unico nodo affrontato dal governo sia stato quello della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali generalizzati, senza alcuna garanzia concreta sul rientro al lavoro delle tute blu né un percorso delineato per la ripresa delle attività.
La vertenza resta a un punto morto rispetto al documento unitario presentato già a luglio scorso dalle sigle di categoria, nel quale si chiedeva un piano straordinario di rilancio: investimenti tangibili sulla decarbonizzazione, garanzie occupazionali per diretti e indotto, l'intervento diretto dello Stato a tutela della transizione ecologica e misure d'accompagnamento come prepensionamenti e incentivi all'esodo. Mancano all'appello anche le risposte sull'approvvigionamento dei semilavorati, passaggio indispensabile per riavviare le linee a freddo nei poli di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi.
Da qui la scelta dello stop totale della produzione per 24 ore, con un avvertimento chiaro da parte delle segreterie nazionali: se non arriveranno aperture su un piano industriale credibile e sul risanamento ambientale, la mobilitazione potrebbe estendersi nei prossimi giorni con ulteriori iniziative e articolazioni a livello territoriale.
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