Link to Se il volume del suo export commerciale con le sue ex colonie rappresenta solo l'1,9%, Parigi, smessa la divisa di "gendarme dell'Africa", continuerà comunque a coltivare i suoi interessi strategici in settori come le risorse minerarie e l'energia e guardando ad altri nuovi partner , primi tra tutti la Nigeria e Sudafrica, nell'intento di costruire nuovi equilibri, decisa ad assumere un ruolo più discreto, basato su partnership economiche e culturaliSe il volume del suo export commerciale con le sue ex colonie rappresenta solo l'1,9%, Parigi, smessa la divisa di "gendarme dell'Africa", continuerà comunque a coltivare i suoi interessi strategici in settori come le risorse minerarie e l'energia e guardando ad altri nuovi partner , primi tra tutti la Nigeria e Sudafrica, nell'intento di costruire nuovi equilibri, decisa ad assumere un ruolo più discreto, basato su partnership economiche e culturali
Negli ultimi anni, il rapporto tra la Francia e le sue ex colonie africane ha subito una trasformazione radicale e profonda. Entro la fine del 2025, Parigi chiuderà tutte le sue basi militari nel continente, ad eccezione di quella strategica a Gibuti. Un ritiro che segna la fine di un'era e solleva anche importanti interrogativi sul futuro delle nuove alleanze che nazioni che erano fino a ieri nella sua orbita intrecceranno, alla luce anche della crescita della presenza su tutto il territorio di Cina, Russia e altre potenze.
Per decenni, il concetto di "Françafrique" ha connotato e condizionato la politica, l'economia e la sicurezza di molti paesi africani, alimentando al contempo sottotraccia un crescente sentimento di ribellione che in tempi recenti è esploso, confluendo in massiccie manifestazioni di protesta che sono tenute da Abidjan a Niamey contro Parigi. La Francia è stata accusata di interferenze elettorali, di sostenere regimi impopolari e di non aver contribuito in maniera significativa alla stabilizzazione della regione. Il fallimento dell’operazione Barkhane, una missione anti-terrorismo lanciata nel 2013 e che si è conclusa nel 2022 ha segnato una svolta nel rapporto tra la Francia e gli stati che erano sottoposti alla sua influenza, spingendo Parigi, spesso sotto la pressione dei governi locali, a rinunciare alla sua presenza militare in Mali, Burkina Faso e Niger.
Nonostante la chiusura delle basi, la Francia tuttavia continua a esercitare nelle sue ex colonie un potere sottile ma profondo attraverso la lingua, l’economia e la cultura. Circa la metà dei 300 milioni di francofoni nel mondo vive in Africa, e la lingua rimane predominante nella comunicazione ufficiale, nei media e nel sistema educativo di molte ex colonie. L'amministrazione di Emmanuel Macron ha tentato di rafforzare questo soft power potenziando l’insegnamento del francese nelle città africane. Tuttavia, alcuni leader locali, come il presidente del Senegal Bassirou Diomaye Faye, stanno cercando di emanciparsi anche da questo punto di vista, promuovendo l’uso delle lingue locali e rinominando piazze e strade per eliminare ogni riferimento coloniale.
La partenza della Francia lascia comunque un vuoto di sicurezza che i nuovi governi militari stanno cercando di colamre in altro modo. Il Mali, il Burkina Faso e il Niger hanno dato vita all'Alleanza degli Stati del Sahel (Aes) come alternativa alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), nell'obiettivo di esercitare una maggiore indipendenza nelle operazioni di sicurezza.
Molti di questi governi si sono anche rivolti ai mercenari russi del gruppo Wagner e per l'acquisto di armi ad altre potenze come la Turchia, che finora ha fornito loro droni militari. Tuttavia, la situazione della sicurezza non è migliorata. Nel Sahel, la violenza jihadista e separatista continua a crescere, e le forze locali, senza il supporto francese, faticano a contenere le minacce. Il 2024 ha visto un aumento delle vittime civili, segno che il militarismo adottato dalle giunte locali non sta portando ai risultati sperati.
Sebbene la Francia abbia ridotto la sua presenza militare e continuerà a farlo, non significa per questo che sia decisa ad abbandonare del tutto il continente. E se il volume del suo export commerciale con le sue ex colonie rappresenta solo l'1,9%, Parigi, smessa la divisa di "gendarme dell'Africa", continuerà comunque a coltivare i suoi interessi strategici in settori come le risorse minerarie e l'energia e guardando ad altri nuovi partner , primi tra tutti la Nigeria e Sudafrica, nell'intento di costruire nuovi equilibri, decisa ad assumere un ruolo più discreto, basato su partnership economiche e culturali.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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