FlyDubai, il piano del copilota: voleva schiantare l’aereo sull’aeroporto Ben Gurion

di

Carlo Longo

Nuovi dettagli sul volo FlyDubai FZ1073: il copilota Hamam al-Hammami avrebbe preparato per mesi un attacco contro l’aeroporto Ben Gurion. A luglio avrebbe rinviato il piano per la presenza di un amico a bordo

FlyDubai, il piano del copilota: voleva schiantare l’aereo sull’aeroporto Ben Gurion

Non un gesto improvviso maturato durante il volo, ma un piano che sarebbe stato preparato per mesi, studiando l'aeroporto di Tel Aviv e individuando il punto sul quale far precipitare l'aereo. Emergono nuovi particolari sul tentato attacco a bordo del volo FlyDubai FZ1073 del 30 settembre, partito da Dubai e diretto in Israele.

Secondo le informazioni riportate dalla televisione israeliana Channel 12 e riprese dalla stampa internazionale, il copilota Hamam al-Hammami avrebbe voluto schiantare il Boeing sull'aeroporto Ben Gurion dopo aver ricevuto l'autorizzazione all'atterraggio, trasformando un normale volo di linea in un attacco suicida.

Il piano sarebbe stato preparato da tempo. E avrebbe avuto persino una prima data: luglio.

Al-Hammami avrebbe però rinunciato in quell'occasione perché tra i membri dell'equipaggio si trovava un suo amico. Avrebbe così rimandato l'attacco fino al volo del 30 settembre.

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La ricostruzione che emerge dagli interrogatori negli Emirati Arabi Uniti aggiunge un elemento particolarmente inquietante.

Il copilota era già stato diverse volte all'aeroporto Ben Gurion nell'ambito della sua normale attività professionale. Le ultime presenze risalirebbero a giugno e luglio.

Secondo Channel 12, però, almeno uno di quei viaggi sarebbe servito anche a raccogliere informazioni sullo scalo.

A giugno al-Hammami avrebbe studiato l'aeroporto e individuato il punto sul quale intendeva dirigere l'aereo. Il progetto sarebbe stato quello di attendere l'autorizzazione all'atterraggio, avvicinarsi normalmente a Ben Gurion e soltanto nella fase finale trasformare la manovra in un attacco.

È una ricostruzione proveniente dalle indiscrezioni sugli interrogatori e non ancora illustrata in questi termini dalle autorità emiratine, che continuano a indagare sul movente e sugli eventuali collegamenti del copilota.

Link to Il primo tentativo sarebbe dovuto avvenire a luglioIl primo tentativo sarebbe dovuto avvenire a luglio

Il particolare forse più sorprendente riguarda ciò che sarebbe accaduto alcuni mesi prima.

Al-Hammami, secondo le informazioni diffuse dalla televisione israeliana, avrebbe già pensato di mettere in atto il piano nel mese di luglio.

A fermarlo non sarebbe stato un ripensamento sull'attentato. Avrebbe scoperto che sull'aereo era presente un membro dell'equipaggio al quale era legato personalmente e avrebbe deciso di non sacrificarlo.

Il progetto sarebbe stato quindi soltanto rinviato.

Il 30 settembre il copilota sale sul volo FZ1073 da Dubai a Tel Aviv.

A bordo ci sono 174 persone tra passeggeri ed equipaggio. Poco prima dell'arrivo in Israele, la situazione precipita.

Link to L'ascia contro il comandanteL'ascia contro il comandante

La dinamica di quanto avvenuto nella cabina di pilotaggio è stata adesso confermata anche dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti.

Il procuratore generale emiratino Hamad Saif Al Shamsi ha dichiarato che il copilota ha aggredito il comandante utilizzando l'ascia d'emergenza custodita nel cockpit, tentando successivamente di prendere il controllo dell'aeromobile.

Le autorità degli Emirati hanno definito ufficialmente l'episodio un tentativo di «attacco terroristico».

Il comandante, l'indiano Smit Machchhar, viene ferito ma riesce a reagire.

«Stavo combattendo per la mia vita», ha raccontato successivamente. Ma, ha aggiunto, in quel momento aveva capito che se non fosse riuscito a rialzarsi sarebbero state in pericolo anche tutte le persone a bordo.

La sua reazione diventa decisiva.

Nonostante le ferite, riesce ad aprire la porta della cabina.

Ed è a quel punto che intervengono i passeggeri.

Link to L'aereo precipita per oltre 4mila metriL'aereo precipita per oltre 4mila metri

Nel frattempo il Boeing ha già iniziato una discesa impressionante.

I dati di volo analizzati da Reuters mostrano che l'aereo è precipitato per oltre 16mila piedi, quasi cinquemila metri, in circa trenta secondi, per poi risalire e tornare nuovamente a perdere quota.

La velocità avrebbe raggiunto valori superiori di circa il 45% rispetto alla normale velocità di crociera.

Dal cockpit vengono inoltre trasmessi i codici di emergenza che segnalano prima una situazione generale di pericolo e poi un'interferenza illecita a bordo.

Per chi si trova nella cabina passeggeri sono secondi nei quali non è chiaro cosa stia accadendo.

Poi la porta del cockpit si apre.

Link to I passeggeri entrano nella cabinaI passeggeri entrano nella cabina

Alcuni passeggeri raggiungono il cockpit e riescono a immobilizzare il copilota.

Tra loro c'è l'israeliano Yaniv Hayoun, che ha raccontato di essere riuscito a trascinare l'aggressore fuori dalla cabina mentre altri passeggeri contribuivano a bloccarlo.

A bordo, fortunatamente, viaggiano anche piloti fuori servizio.

Uno di loro prende i comandi dell'aereo e riesce a stabilizzarlo. Il volo viene quindi dirottato verso Tabuk, in Arabia Saudita, dove effettua un atterraggio d'emergenza.

Il copilota viene arrestato dalle autorità saudite. Successivamente viene trasferito negli Emirati Arabi Uniti, dove proseguono gli interrogatori.

Nessun passeggero riporta ferite gravi. Il comandante viene invece ricoverato per le lesioni subite durante l'aggressione.

Link to Chi è Hamam al-HammamiChi è Hamam al-Hammami

Anche sul passato del copilota stanno emergendo nuovi elementi.

Secondo fonti citate da CBS News, al-Hammami sarebbe cittadino omanita e avrebbe precedentemente lavorato per Oman Air. Durante quel periodo le autorità dell'Oman avrebbero rilevato sue visite a siti radicali e la compagnia lo avrebbe trasferito a un incarico a terra. L'uomo avrebbe poi lasciato Oman Air intorno al 2024.

Le stesse fonti riferiscono che in passato avrebbe pubblicato un video di aerei della compagnia israeliana El Al a Dubai accompagnato da un'immagine di Ayman al-Zawahiri, leader di al-Qaeda ucciso dagli Stati Uniti nel 2022.

Questi elementi stanno ora alimentando una seconda domanda: come sia stato possibile che un pilota già segnalato per possibili problemi di sicurezza sia successivamente entrato in FlyDubai e sia stato autorizzato a operare proprio sui collegamenti con Israele.

FlyDubai ha fatto sapere che è in corso un'indagine completa e che, mentre gli accertamenti proseguono, non può fornire ulteriori commenti.

Link to La pista della radicalizzazioneLa pista della radicalizzazione

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sostiene che il copilota avesse subito un processo di radicalizzazione islamista.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire se abbia agito autonomamente oppure se dietro il piano vi fossero altre persone o organizzazioni.

Al momento, però, non è stato accertato pubblicamente un collegamento con l'Iran o con un'organizzazione terroristica. Fonti israeliane citate dai media hanno indicato come una delle ipotesi quella del cosiddetto “lupo solitario”.

Donald Trump ha evocato la possibilità di un legame con Teheran, ma Netanyahu ha affermato che è ancora troppo presto per stabilirlo. Anche per questo le autorità stanno analizzando dispositivi elettronici, contatti e materiale digitale del sospettato.

Nel frattempo l'indagine ha raggiunto anche l'Australia. La polizia federale australiana ha confermato di stare verificando i legami di al-Hammami con il Paese: secondo fonti informate sulle indagini, il copilota avrebbe studiato in passato in un'università di Melbourne.

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Il caso pone ora un problema che va oltre il singolo volo.

Dopo l'11 settembre, le cabine degli aerei di linea sono state trasformate in ambienti protetti, con porte blindate e accessi rigidamente controllati proprio per impedire a un dirottatore di raggiungere i comandi.

Sul volo FZ1073, però, secondo l'accusa, la minaccia era già dentro la cabina di pilotaggio.

Il sistema progettato per tenere fuori un aggressore rischia in una situazione del genere di impedire anche agli altri di intervenire. È una delle questioni sulle quali il caso FlyDubai sta già aprendo un confronto nel settore dell'aviazione civile.

Resta soprattutto la sequenza di quei minuti: un comandante aggredito con un'ascia, un aereo che perde migliaia di metri in pochi secondi, i passeggeri che riescono a entrare nella cabina e un altro pilota che prende i comandi e porta tutti a terra.

E ora un particolare rende ancora più grave la vicenda. Se quanto emerso dagli interrogatori sarà confermato, il 30 settembre non sarebbe fallito soltanto il tentativo di far precipitare un aereo con 174 persone a bordo. Sarebbe stato sventato un attacco preparato da mesi con un obiettivo preciso: l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

 

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