Cosa c’è intorno al futuro dello stadio della Roma, letteralmente

di

Martina Esposito

L’attenzione rivolta alla rigenerazione del Municipio IV mostra come a Roma stia cambiando il concetto di periferia. Ne abbiamo parlato con Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica della Capitale

Cosa c’è intorno al futuro dello stadio della Roma, letteralmente

Costruire apre dibattiti ed è così anche con lo stadio dell’AS Roma. Secondo il progetto presentato dallo studio Populous, l’impianto sorgerà in un’area boschiva di Pietralata, nel quadrante est della Capitale, occupando uno spazio sì verde, ma in sostanza abbandonato. È chiaro, il rischio di gentrificazione c’è: il Municipio IV non ha visto spesso da vicino propositi urbanistici di questa portata, e lo stadio convoglierebbe un flusso di persone che il territorio raramente affronta. Il progetto romanista fa però parte di una scommessa: rigenerare il quartiere, fare dello stadio un perno tramite il quale creare coesione urbana. L’impianto fungerà infatti da aggregatore sociale e culturale, in dialogo con altre iniziative che interesseranno l’area, quantomeno in prospettiva. Tra queste, anche la “Tangenziale Verde”, un programma che intende trasformare il braccio in disuso della Tangenziale est tra la Stazione Tiburtina e Batteria Nomentana in un parco urbano. Lanciato dalle architette Nathalie Grenon e Raffaella Morichetti, il progetto è tornato all’attenzione della giunta a gennaio 2026, quando ne è stata approvata la fattibilità tecnica. Un insieme di interventi, insomma, che spostano lo sguardo dal centro della città e che spingono a chiedersi cosa sarà la periferia nella Roma del futuro. Di tutto questo abbiamo parlato con l’assessore all’Urbanistica della Capitale Maurizio Veloccia.

Quale sarà l’impatto dello stadio della Roma nell’ambito della rigenerazione del Municipio IV?

«Per Pietralata lo stadio della Roma rappresenta, a mio avviso, una grande opportunità. Parliamo di un'area di decine di ettari che avrebbe dovuto ospitare migliaia di metri quadrati di uffici e centri direzionali. Quel progetto non si è mai realizzato e oggi ci troviamo di fronte a un'area sostanzialmente abbandonata e occupata. Lo stadio non porterà soltanto un importante volano economico, nuovi investimenti e nuove opportunità di lavoro, ma consentirà anche di dotare il quadrante di un'infrastruttura sportiva e aggregativa e, soprattutto, di riqualificare un'area oggi degradata, con un parco di circa 15 ettari. Accanto allo stadio sorgeranno inoltre le strutture della Sapienza, con lo studentato della Facoltà di Ingegneria, e il Rome Technopole. La nostra intenzione è realizzare lì anche l'Innovation Hub di Roma Capitale. Stiamo immaginando un ecosistema che, oltre alla componente sportiva e aggregativa, comprenda una grande infrastruttura dedicata alla ricerca, all'innovazione, al trasferimento tecnologico e alla collaborazione con le imprese. Sarà una polarità strategica per il Municipio IV e per il quadrante orientale della città».

Con progetti di questo respiro ci sono sempre gruppi contrari. Come vede in questo scenario le proteste dei comitati di quartiere contro la realizzazione dell’impianto?

«I comitati ci sono e io rispetto sempre la posizione di chi non è d'accordo. Il conflitto e il dissenso sono sempre legittimi. Quando però si basano su affermazioni non veritiere, è necessario confutarle; quando invece vengono sollevate criticità reali, bisogna dare risposte serie. Penso, ad esempio, ai temi del traffico e della mobilità, che sono stati affrontati nel dettaglio con interventi per potenziare il trasporto pubblico e le infrastrutture. Era una preoccupazione legittima, che condividevamo anche noi. Diverso è sostenere che quell'area debba restare così com'è, abbandonata, occupata da accampamenti abusivi o da edifici occupati e poi sgomberati. Questa è una posizione che non condividiamo e che respingiamo. Non c'è alcuna guerra nei confronti di chi è contrario al progetto, ma l'amministrazione ha il dovere di andare avanti».

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Un’altra iniziativa che coinvolge direttamente il Municipio IV è la “Tangenziale Verde”, un progetto che negli ultimi mesi è tornato un po’ alla ribalta.

«La “Tangenziale Verde” è un progetto molto interessante, che richiede investimenti importanti e un ripensamento complessivo della mobilità del quadrante. È vero che, con le recenti chiusure, quell'infrastruttura è stata di fatto declassata sotto il profilo della mobilità, ma è altrettanto vero che occorre rendere sostenibile il sistema dei trasporti anche alla luce delle nuove trasformazioni urbanistiche previste, sia con il progetto della Tiburtina sia con il nuovo stadio. È un progetto molto ambizioso che intendiamo portare avanti. Naturalmente si tratta di un intervento con un orizzonte di medio-lungo periodo, che guarda anche a una seconda consiliatura, che ci auguriamo di poter affrontare».

Secondo lei, rispetto a Pietralata si potrà ancora parlare di periferia oppure si tratta di un concetto che sta cambiando in questa città?

«Sta cambiando anche il concetto stesso di periferia. Oggi le periferie non sono soltanto geografiche: spesso esistono periferie all'interno degli stessi quartieri, persino nelle zone centrali della città. Ci sono aree che presentano carenze di servizi e infrastrutture pur non trovandosi ai margini di Roma, così come esistono quartieri fuori dal centro che sono ben collegati, ricchi di servizi e caratterizzati da un'elevata qualità della vita. Per questo non mi piace più parlare genericamente di periferie. Preferisco parlare di quadranti che presentano deficit strutturali e sui quali è necessario intervenire. Tutti gli investimenti previsti in quell'area contribuiranno a superare difficoltà che derivano dal modo in cui quella parte della città si è sviluppata nel tempo. Questi interventi miglioreranno sensibilmente la dotazione infrastrutturale, creeranno nuove opportunità di sviluppo e rafforzeranno anche la vocazione economica e produttiva del quadrante. Sono convinto che molti dei deficit esistenti potranno così essere superati».

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