Il 4 luglio divisivo di Trump a Mount Rushmore

di

Velia Iacovino

Dal podio allestito davanti ai volti dei padri fondatori scolpiti nella roccia, il presidente ha costruito una narrazione di scontro totale, elevando il “comunismo” a minaccia esistenziale della nazione. “Communism is the enemy of July 4, 1776”, ha dichiarato, incardinando l’ideologia nell’opposizione diretta ai valori fondativi degli Stati Uniti.

Il 4 luglio divisivo di Trump a Mount Rushmore

Alla vigilia del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha scelto la cornice altamente simbolica di Mount Rushmore National Memorial per un discorso che ha intrecciato celebrazione patriottica e una netta escalation della retorica politica contro gli avversari, definiti più volte “comunisti”.

L’intervento si è aperto con toni solenni e autocelebrativi: Trump ha dipinto gli Stati Uniti come “la più grande società nella storia della civiltà”, trasformando la storica ricorrenza in un tributo all’eccezionalismo americano. Ma la retorica festiva ha rapidamente lasciato spazio a un’impostazione da campagna elettorale permanente.

Dal podio allestito davanti ai volti dei padri fondatori scolpiti nella roccia, il presidente ha costruito una narrazione di scontro totale, elevando il “comunismo” a minaccia esistenziale della nazione. “Communism is the enemy of July 4, 1776”, ha dichiarato, incardinando l’ideologia nell’opposizione diretta ai valori fondativi degli Stati Uniti.

Il passaggio successivo ha ulteriormente irrigidito i toni: “Communism is the exact opposite of life, liberty and the pursuit of happiness. It’s death, tyranny and the pursuit of evil”. Un linguaggio assoluto, che secondo il New York Times ha segnato la cifra dell’intero intervento, costruito su contrapposizioni nette e senza zone grigie.

Trump ha quindi ampliato il bersaglio politico, accusando i suoi oppositori di essere “godless” ed “evil communists”, inserendo lo scontro interno in una cornice quasi ideologica e identitaria. Il riferimento non è rimasto astratto: il presidente ha evocato immigrazione, politiche progressiste e cambiamenti culturali come parte di una presunta offensiva contro l’identità americana.

La dimensione politica si è intrecciata con quella istituzionale e legislativa. Trump ha rilanciato la richiesta di approvare il Save America Act, volto a irrigidire le regole sul voto, e ha chiesto la fine del filibuster al Senato, proiettando il discorso direttamente nello scenario delle elezioni di midterm. “We can only lose the midterms if we allow ourselves to lose the midterms, if we are foolish stupid and unwise”, ha scandito, con un tono da mobilitazione permanente.

 

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