La decisione della Rai di cambiare la conduzione di Report rientra nei poteri dell'azienda e non presenta, almeno nell'esame cautelare, gli elementi necessari per ordinare il reintegro di Sigfrido Ranucci. È questa la conclusione alla quale è arrivato il Tribunale del lavoro di Roma, respingendo il ricorso presentato dal giornalista dopo la sua rimozione dal programma d'inchiesta di Rai 3.
Al centro dell'ordinanza firmata dalla giudice Donatella Casari c'è la situazione creatasi all'interno della redazione. Secondo il tribunale, la Rai ha adottato una decisione organizzativa per affrontare un clima di tensione che avrebbe compromesso la serenità del lavoro giornalistico.
La riorganizzazione, si legge nel provvedimento, appare distinta dalla vicenda disciplinare che ha coinvolto Ranucci e finalizzata a ristabilire condizioni di lavoro adeguate.
Una motivazione che accoglie, in questa fase, la posizione sostenuta dai vertici aziendali e respinge la richiesta del giornalista di tornare immediatamente alle proprie funzioni di autore e conduttore.
La rimozione di agosto e il ricorso al tribunale
La vicenda ha avuto inizio alla fine di agosto, quando la Rai ha annunciato la decisione di affidare Report a una nuova conduzione.
Per Ranucci, alla guida della trasmissione dal 2017, dopo l'esperienza di Milena Gabanelli, si è trattato di un cambiamento radicale.
Il giornalista ha contestato fin dall'inizio il provvedimento, sostenendo che la sua esclusione dal programma non fosse giustificata da ragioni professionali e denunciando un possibile demansionamento e una discriminazione legata alla propria attività giornalistica.
I suoi legali hanno quindi scelto la strada del ricorso cautelare, chiedendo al tribunale un intervento urgente prima della ripartenza della trasmissione.
La Rai ha invece difeso la decisione, presentandola come una misura necessaria per tutelare il funzionamento della redazione e garantire la prosecuzione del programma.
Nel corso della controversia, l'azienda ha proposto a Ranucci anche incarichi alternativi, tra cui posizioni al Tg3, a RaiNews24 e nell'ufficio di corrispondenza del Cairo. Proposte che il giornalista ha contestato, ritenendole non adeguate alla propria esperienza e al ruolo ricoperto.
Nell'ordinanza anche un riferimento alle pressioni politiche
La decisione del tribunale contiene tuttavia un elemento che va oltre il rapporto di lavoro tra Ranucci e la Rai.
Pur respingendo la richiesta di reintegro, la giudice affronta anche il tema delle dichiarazioni pubbliche e delle pressioni politiche che hanno accompagnato la vicenda.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche dell'ordinanza, il provvedimento distingue infatti le ragioni organizzative riconosciute all'azienda dal clima politico nel quale si è sviluppato il caso.
È un passaggio importante per comprendere la portata della decisione: il rigetto del ricorso non equivale a una valutazione favorevole di tutte le dichiarazioni e le iniziative politiche che hanno riguardato il giornalista.
Il tribunale si è pronunciato sulla possibilità di ordinare il suo ritorno immediato alla conduzione, non sull'intero confronto politico che da settimane coinvolge il servizio pubblico.
La sospensione di dieci giorni senza stipendio
A rendere ancora più tesi i rapporti tra il giornalista e Viale Mazzini è arrivato, il 5 ottobre, un ulteriore provvedimento aziendale.
La Rai ha disposto nei confronti di Ranucci una sospensione disciplinare di dieci giorni dal lavoro e dalla retribuzione.
Alla base della sanzione figurano quattro contestazioni, tra cui gli ingressi nelle sedi Rai di Laura Cianfoni, già sindacalista Cisl, alcune comunicazioni con il parlamentare del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, l'inoltro di messaggi aziendali a Valter Lavitola e presunte dichiarazioni denigratorie nei confronti di colleghi.
Si tratta delle contestazioni formulate dall'azienda, respinte dalla difesa del giornalista.
L'avvocato Roberto De Vita ha annunciato l'intenzione di impugnare il provvedimento disciplinare, contestandone sia il contenuto sia le modalità.
La sospensione e la rimozione dalla conduzione sono dunque due vicende distinte, anche se inserite nello stesso quadro di rapporti deteriorati tra Ranucci e la Rai.
La pronuncia del 9 ottobre riguarda specificamente il ricorso urgente contro la rimozione da Report e non costituisce una decisione definitiva sulla legittimità della sospensione disciplinare.
Report riparte l'8 novembre con due nuovi conduttori
La nuova stagione di Report è prevista per domenica 8 novembre su Rai 3.
Alla conduzione arriveranno Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale, dopo che Giulia Presutti, inizialmente indicata tra i possibili successori di Ranucci, ha rinunciato all'incarico.
La trasmissione continuerà quindi senza il giornalista che ne ha rappresentato il volto per quasi un decennio.
Il cambio arriva in una fase particolarmente delicata per il programma, da sempre al centro di confronti politici e giudiziari per le sue inchieste su istituzioni, economia e potere.
La Rai ha sostenuto che l'avvicendamento non comporterà un ridimensionamento dell'attività investigativa della redazione.
Resta però evidente che la sostituzione del conduttore rappresenta una discontinuità significativa nella storia recente del programma.
Ranucci: «Accetto serenamente questa sentenza»
Dopo la decisione del tribunale, Ranucci ha commentato la pronuncia con parole misurate.
«Accetto serenamente questa sentenza», ha dichiarato all'ANSA.
Una reazione che non cancella il contrasto con l'azienda, ma che per il momento prende atto dell'esito del procedimento cautelare.
La controversia potrà proseguire nelle sedi giudiziarie competenti, mentre resta aperta anche la questione della sospensione disciplinare.
Sul piano politico, la vicenda continua a dividere maggioranza e opposizioni.
Esponenti del Partito democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno denunciato nelle scorse settimane il rischio di interferenze sull'autonomia del giornalismo d'inchiesta. I vertici Rai e gli esponenti della maggioranza hanno invece sostenuto la legittimità delle decisioni aziendali.
Sono interpretazioni politiche differenti, che non vanno confuse con il contenuto della pronuncia del giudice.
Cosa succede adesso: la controversia non è conclusa
Il rigetto del ricorso d'urgenza rappresenta un risultato favorevole alla Rai, ma occorre distinguere la decisione cautelare da una sentenza definitiva sul merito dell'intera controversia.
Il tribunale ha stabilito che non sussistono, allo stato, i presupposti per imporre il ritorno immediato di Ranucci alla conduzione.
La decisione lascia quindi in vigore l'organizzazione scelta dall'azienda, mentre potranno proseguire le iniziative giudiziarie relative al rapporto di lavoro e alla sanzione disciplinare.
Il dato concreto è che Report ripartirà l'8 novembre con due nuovi conduttori.
Per Sigfrido Ranucci, dopo quasi dieci anni alla guida della trasmissione, si chiude almeno per ora la possibilità di ottenere attraverso il procedimento urgente il ritorno al proprio posto.
La controversia con la Rai, invece, resta aperta.
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