Inchiesta urbanistica Milano: il Tribunale del riesame revoca gli arresti domiciliari a Manfredi Catella

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Redazione
Inchiesta urbanistica Milano: il Tribunale del riesame revoca gli arresti domiciliari a Manfredi Catella

di Ennio Bassi 

Passaggio chiave nell'inchiesta milanese: Manfredi Catella ha ottenuto dal Tribunale del riesame la revoca degli arresti domiciliari.  Fondatore e amministratore delegato di Coima, era l’ultimo tra i destinatari di misura cautelare per cui il Tribunale del Riesame doveva pronunciarsi. Nei giorni scorsi erano già stati rimessi in libertà l’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della Commissione Paesaggio, Giuseppe Marinoni, e il manager Federico Pella: per loro i giudici hanno stabilito un anno di interdizione dai pubblici uffici. Revocati invece gli arresti per Andrea Bezziccheri, patron di Bluestone – l’unico a essere finito in carcere – e per l’architetto Alessandro Scandurra.

Va sottolineato che la decisione del Riesame non intacca il quadro complessivo delle accuse, ma riguarda unicamente la necessità delle misure cautelari. Resta comunque significativa, poiché nessuno dei sei provvedimenti restrittivi inizialmente adottati è stato confermato. Nel caso di Tancredi, inoltre, la contestazione è stata ridimensionata da corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio a corruzione nell’esercizio delle proprie funzioni. Per Tancredi, Marinoni e Pella i giudici hanno comunque riconosciuto la presenza di gravi indizi, motivo per cui l’indagine prosegue, come ribadito più volte dalla procura e in particolare dall’aggiunta Tiziana Siciliano, che coordina il pool investigativo.

Anche per Catella sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni, previsto nei prossimi giorni, per capire se l’annullamento dell’arresto derivi dall’assenza di gravi elementi probatori o semplicemente dal venir meno delle esigenze cautelari. L’imprenditore, figura centrale dello sviluppo immobiliare milanese negli ultimi quindici anni, è accusato di corruzione e falso. Secondo l’impianto accusatorio, avrebbe avuto rapporti corruttivi con la Commissione Paesaggio del Comune – ritenuta dai magistrati il cuore del sistema, in quanto dotata di un potere autorizzativo sproporzionato – e avrebbe influenzato direttamente le dinamiche politiche e urbanistiche della città.

Nell’ordinanza del 14 luglio, la procura descriveva Catella come un soggetto che gestiva i rapporti con l’amministrazione comunale in modo “padronale” e “fuori dalla legge”, trattando il sindaco Giuseppe Sala, l’assessore Tancredi e il direttore generale Malangone quasi come propri dipendenti. Attraverso queste relazioni, secondo l’accusa, l’imprenditore sarebbe riuscito a orientare i pareri della Commissione Paesaggio e a condizionare i bandi per l’alienazione degli immobili comunali, sempre a proprio vantaggio.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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