L’Iran ha dato ufficialmente inizio ai funerali di Ali Khamenei, l’ex Guida suprema morta durante la guerra con Stati Uniti e Israele. A Teheran migliaia di persone si sono radunate fin dalle prime ore del mattino nella Grande Moschea Mosalla, dove è stata esposta la bara del leader religioso e politico che ha guidato la Repubblica islamica per oltre tre decenni. Le autorità prevedono una partecipazione di massa, con milioni di persone attese nella capitale e nelle altre città coinvolte dalle cerimonie.
Il funerale non sarà un evento di un solo giorno. Il programma prevede sei giorni di commemorazioni, con cortei pubblici, cerimonie religiose e tappe in diverse città iraniane prima della sepoltura finale a Mashhad, città natale di Khamenei.
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La capitale iraniana è stata sottoposta a imponenti misure di sicurezza. Le autorità hanno chiuso diverse aree centrali, rafforzato i controlli e mobilitato forze di polizia, Pasdaran e milizie paramilitari per gestire l’afflusso dei fedeli.
Nel cortile della moschea, molti manifestanti hanno sventolato bandiere iraniane e striscioni rossi, simbolo associato alla richiesta di vendetta. Tra la folla sono stati scanditi slogan contro Stati Uniti e Israele, accusati da Teheran di essere responsabili dell’uccisione del leader.
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Per il regime iraniano, i funerali di Khamenei rappresentano molto più di una cerimonia religiosa.
La leadership di Teheran punta a trasformare l’evento in una gigantesca dimostrazione di unità nazionale e resistenza contro l’Occidente. Dopo settimane di guerra, tensioni interne e incertezza sulla successione, il funerale diventa anche uno strumento per mostrare forza e compattezza davanti al mondo.
Secondo diversi osservatori, la partecipazione popolare sarà usata dal potere iraniano per legittimare la nuova fase politica e consolidare la transizione dopo la morte della Guida suprema.
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Uno degli elementi più delicati riguarda il futuro della leadership iraniana.
Il figlio di Khamenei, Mojtaba Khamenei, indicato come successore, non è apparso pubblicamente nelle prime cerimonie. Secondo varie fonti, la sua assenza sarebbe legata a motivi di sicurezza e alle conseguenze dell’attacco in cui sarebbe rimasto ferito.
La sua mancata presenza alimenta interrogativi sulla stabilità interna del sistema iraniano, anche se le autorità cercano di trasmettere l’immagine di una successione già controllata.
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Alle esequie sono attese delegazioni internazionali e rappresentanti dei principali alleati dell’Iran. La presenza di esponenti di Paesi vicini a Teheran serve a rafforzare il messaggio politico del funerale: l’Iran vuole mostrarsi isolato dall’Occidente, ma ancora sostenuto da una rete di alleanze regionali e globali.
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Il clima resta estremamente fragile. Le grida di vendetta e gli slogan contro Washington e Tel Aviv mostrano come il funerale possa alimentare ulteriormente la tensione regionale.
La morte di Khamenei, avvenuta durante il conflitto, ha già spinto Teheran a promettere una risposta. Per questo le cancellerie occidentali seguono con attenzione le cerimonie, temendo che il lutto pubblico possa trasformarsi in una nuova fase di mobilitazione politica e militare.
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Dopo la cerimonia di Teheran, il feretro di Khamenei attraverserà diverse città iraniane e luoghi simbolici prima della sepoltura a Mashhad. Il percorso funebre è stato pensato per coinvolgere l’intero Paese e permettere a milioni di persone di partecipare al lutto nazionale.
Per l’Iran si tratta di uno dei funerali più imponenti dalla morte del generale Qassem Soleimani. Ma questa volta il significato politico è ancora più profondo: non viene sepolto soltanto un leader, ma l’uomo che per decenni ha incarnato il potere assoluto della Repubblica islamica.
La sua morte apre una fase nuova, piena di incognite. E il funerale di massa organizzato dal regime è il primo grande banco di prova per capire se l’Iran post-Khamenei riuscirà a mostrarsi unito o se le fratture interne emergeranno con ancora più forza.
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