Mario Adinolfi si è presentato davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma per l'interrogatorio di garanzia dopo l'arresto ai domiciliari disposto nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta "scommessa collettiva". Il giornalista e fondatore del Popolo della Famiglia ha respinto con decisione tutte le accuse, sostenendo di non aver mai truffato nessuno e rivendicando la legittimità della propria attività.
Durante l'interrogatorio, Adinolfi ha dichiarato di essere «un giocatore» e non «un truffatore di vecchiette né un lestofante», ribadendo di aver sempre agito nella convinzione di operare nel rispetto della legge.
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Secondo quanto emerso dall'interrogatorio, il leader politico ha confermato di aver organizzato il sistema della scommessa collettiva, ma ha negato qualsiasi intento fraudolento.
Adinolfi avrebbe spiegato al gip che tutti i partecipanti erano pienamente consapevoli del funzionamento dell'iniziativa e che nessuno sarebbe stato indotto con l'inganno a versare denaro. La difesa punta quindi a dimostrare che l'attività contestata non possa essere qualificata come una truffa.
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La Procura di Roma contesta ad Adinolfi i reati di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio ed evasione fiscale.
Secondo gli investigatori, attraverso il sistema della scommessa collettiva sarebbero stati raccolti circa 5 milioni di euro da numerosi privati senza le necessarie autorizzazioni, con un'evasione fiscale stimata in circa 400 mila euro. Proprio sulla base di questi elementi il gip ha disposto gli arresti domiciliari, parlando di un'elevata pericolosità sociale e del rischio di reiterazione del reato.
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Fin dall'esecuzione della misura cautelare, Adinolfi ha sempre respinto ogni addebito.
Anche davanti al giudice ha ribadito di considerarsi completamente estraneo alle accuse formulate dalla Procura e ha sostenuto che tutta l'inchiesta sarebbe fondata su una ricostruzione errata della natura dell'attività svolta. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare o, in subordine, un suo alleggerimento.
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Al termine dell'interrogatorio il giudice si è riservato di decidere sulla richiesta della difesa.
Nelle prossime ore il gip valuterà se confermare gli arresti domiciliari oppure modificare la misura cautelare. Parallelamente proseguono le indagini della Guardia di Finanza, che punta a ricostruire nel dettaglio i flussi finanziari e il funzionamento del sistema contestato.
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Il procedimento giudiziario è ancora nelle fasi iniziali e Adinolfi continua a beneficiare della presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.
L'interrogatorio davanti al gip rappresenta però un passaggio importante dell'inchiesta, nella quale la Procura di Roma ritiene di aver individuato un articolato sistema di raccolta di denaro ritenuto illecito, mentre la difesa insiste nel sostenere che si sia trattato esclusivamente di un'attività di gioco tra privati, priva di qualsiasi finalità fraudolenta.
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