L'Inps mette in discussione assegno unico e bonus natalità: "Da soli non bastano"

di

Carlo Longo

L'Inps mette in guardia sugli effetti di assegno unico e bonus natalità: gli aiuti economici possono favorire le nascite, ma senza servizi rischiano di ridurre l'occupazione femminile. Il Rapporto annuale punta su bonus nido e smart working

L'Inps mette in discussione assegno unico e bonus natalità: "Da soli non bastano"

Assegno unico e bonus natalità rappresentano un sostegno importante per le famiglie, ma da soli non sono sufficienti a contrastare la crisi demografica italiana e, anzi, possono avere effetti indesiderati sull'occupazione femminile. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell'Inps, presentato dal presidente Gabriele Fava, che invita a ripensare le politiche per la natalità affiancando agli incentivi economici servizi concreti per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia.

Secondo l'Istituto, gli aiuti monetari possono contribuire ad aumentare le nascite, ma se non accompagnati da misure strutturali rischiano di spingere molte madri a ridurre o abbandonare l'attività lavorativa.

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Il rapporto sottolinea che il sostegno economico migliora il reddito delle famiglie e facilita l'accesso ai servizi per l'infanzia, ma può anche ridurre l'offerta di lavoro.

L'Inps osserva che, in assenza di strumenti di conciliazione, l'aumento del reddito garantito dai bonus può indurre soprattutto le donne a uscire dal mercato del lavoro o a ridurre le ore lavorate. Per questo motivo l'Istituto ritiene che gli incentivi economici, da soli, non possano rappresentare una risposta sufficiente alla crisi demografica.

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L'analisi contenuta nel Rapporto mostra anche che l'impatto dell'Assegno unico universale sulla natalità è limitato.

Secondo gli studi dell'Inps, la probabilità di avere un secondo figlio cresce solo in misura contenuta, soprattutto tra le famiglie con redditi medi. Nel complesso, l'effetto positivo sulle nascite viene definito modesto rispetto alle risorse impegnate per finanziare la misura.

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Nel rapporto viene citato anche il caso del bonus natalità introdotto dalla Regione Sardegna.

Il contributo, più generoso rispetto all'Assegno unico e destinato ai residenti nei piccoli comuni, ha determinato un sensibile aumento delle nascite. Tuttavia, secondo l'Inps, è stato accompagnato anche da una significativa riduzione dell'occupazione femminile, evidenziando il difficile equilibrio tra sostegno alla natalità e partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

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Il Rapporto individua invece due strumenti particolarmente efficaci.

Il bonus asilo nido aumenta la probabilità che una madre lavori di circa sei punti percentuali, grazie alla riduzione dei costi di cura dei figli. Ancora più rilevante, secondo l'Inps, è il contributo dello smart working, che riduce fino all'87% la cosiddetta child penalty, cioè la penalizzazione della carriera legata alla maternità. Il lavoro da remoto favorisce inoltre un incremento delle retribuzioni dopo la nascita di un figlio ed è associato anche a un aumento della probabilità di avere altri figli.

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Presentando il Rapporto, il presidente dell'Inps Gabriele Fava ha sottolineato che non può esistere un sistema previdenziale solido senza un mercato del lavoro stabile e inclusivo.

Per questo motivo, secondo Fava, le politiche familiari dovrebbero essere integrate con investimenti nei servizi per l'infanzia, nell'occupazione femminile e nella conciliazione tra vita privata e lavoro, così da sostenere contemporaneamente natalità, crescita economica e sostenibilità del sistema pensionistico.

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Le conclusioni dell'Inps hanno riacceso il confronto sulle politiche per la famiglia.

Da una parte il rapporto evidenzia i limiti degli incentivi economici se utilizzati come unico strumento contro la denatalità; dall'altra, diverse associazioni familiari hanno contestato questa lettura, sostenendo che l'Assegno unico non dovrebbe essere messo sotto accusa, ma semmai rafforzato e accompagnato da servizi più efficienti, come asili nido, congedi e maggiore flessibilità lavorativa.

Il messaggio che emerge dal Rapporto annuale è quindi chiaro: gli aiuti economici restano importanti, ma per invertire davvero il declino demografico e aumentare l'occupazione femminile servono politiche integrate che combinino sostegni al reddito, servizi per l'infanzia e nuove modalità di organizzazione del lavoro.

 

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