La crisi dello Stretto di Hormuz ha provocato il più grave shock all’offerta petrolifera mai registrato. A lanciare l’allarme è Amin Nasser, amministratore delegato di Saudi Aramco, il colosso energetico saudita, secondo il quale i mercati mondiali hanno perso oltre 2,6 miliardi di barili di forniture dall’inizio della crisi.
Intervistato da Al Arabiya Business dopo la diffusione dei risultati trimestrali della compagnia, Nasser ha spiegato che le conseguenze della crisi vanno oltre il mercato dell’energia e rischiano di incidere anche sulla sicurezza alimentare globale, a causa delle ripercussioni sulle catene di approvvigionamento.
Aramco, ha aggiunto il manager, è riuscita a limitare gli effetti dello shock grazie alla propria rete di infrastrutture, alla possibilità di utilizzare vie alternative di esportazione e a una gestione flessibile della produzione.
Nonostante il contesto geopolitico, la compagnia saudita ha chiuso il secondo trimestre con risultati record: l’utile netto è cresciuto del 44%, arrivando a 32,69 miliardi di dollari, rispetto ai 22,67 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, grazie soprattutto ai prezzi più elevati del greggio, dei prodotti raffinati e della chimica.
Secondo Nasser, la capacità di risposta di Aramco ha avuto un ruolo decisivo nel contenere l’impatto della crisi sui mercati internazionali. Ma lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una quota strategica delle esportazioni energetiche mondiali, resta uno dei punti più vulnerabili dell’economia globale.
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