L’eolico offshore potrebbe essere un’enorme risorsa per l’Italia che al momento è per lo più inutilizzata

di

Corinna Pindaro
L’eolico offshore potrebbe essere un’enorme risorsa per l’Italia che al momento è per lo più inutilizzata

Link to Secondo il Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo mercato mondiale per lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, con un potenziale teorico di 207,3 GW, anche se questo dato rappresenta il massimo ottenibile se ogni area marina idonea venisse sfruttataSecondo il Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo mercato mondiale per lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, con un potenziale teorico di 207,3 GW, anche se questo dato rappresenta il massimo ottenibile se ogni area marina idonea venisse sfruttata

L’Italia ha un potenziale enorme per lo sviluppo dell’energia eolica offshore, ma al momento è ancora in gran parte inesplorato. Con oltre 8.300 chilometri di coste, il Paese ospita solo un singolo impianto di energia eolica offshore, il parco “Beleolico” al largo di Taranto, che è l’unico del suo genere nel Mediterraneo. Questo ritardo rispetto ad altre nazioni, come quelle del Mare del Nord, è dovuto principalmente alle profondità marine del Mediterraneo, che rendono più complicata l’installazione delle tradizionali turbine eoliche fissate al fondale.

Tuttavia, la tecnologia dell’eolico offshore galleggiante offre una soluzione. Questa tecnologia permette di installare aerogeneratori su piattaforme galleggianti, eliminando la necessità di fissarli al fondale. Questo non solo riduce l’impatto paesaggistico, poiché le turbine possono essere posizionate a chilometri di distanza dalla costa, ma permette anche l’installazione di turbine più grandi e potenti, capaci di generare molta più energia rispetto agli impianti eolici tradizionali.

Secondo il Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo mercato mondiale per lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, con un potenziale teorico di 207,3 GW, anche se questo dato rappresenta il massimo ottenibile se ogni area marina idonea venisse sfruttata. Attualmente, il governo italiano ha fissato obiettivi più modesti: il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) prevede di raggiungere 2,6 GW di capacità eolica offshore entro il 2030, con un possibile aumento fino a 30 GW entro il 2050.

Diversi progetti sono in cantiere, tra cui quelli di Nadara (ex Falck Renewables) e BlueFloat Energy, che prevedono la costruzione di sei parchi eolici galleggianti tra Puglia, Sardegna e Calabria, con un investimento complessivo di 18 miliardi di euro e una capacità installata di 5,5 GW. Questi progetti potrebbero generare un significativo impatto occupazionale e contribuire a ridurre le emissioni di CO2, supportando il lungo percorso verso la decarbonizzazione dell’Italia.

A livello globale, la Cina è attualmente leader nel settore dell’eolico offshore, con oltre 30 GW di potenza installata, seguita dal Regno Unito e dalla Germania. L’Unione Europea, attraverso il Green Deal, punta a facilitare e accelerare l’adozione di questa tecnologia per raggiungere i propri ambiziosi obiettivi di azzeramento delle emissioni entro il 2050.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

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