La Russia costretta a cercare carburante all'estero: arrivano le prime forniture dall'India

di

Emilia Morelli

La Russia è costretta a importare carburante dall'estero per far fronte alla crisi provocata dagli attacchi ucraini alle raffinerie. Arrivano le prime forniture dall'India, mentre aumentano le importazioni dalla Bielorussia

La Russia costretta a cercare carburante all'estero: arrivano le prime forniture dall'India

Per la prima volta dall'inizio della guerra in Ucraina, la Russia, uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, è costretta a rivolgersi all'estero per rifornire il proprio mercato interno di carburante. La grave crisi provocata dai ripetuti attacchi con droni ucraini contro le raffinerie ha ridotto sensibilmente la capacità di raffinazione del Paese, costringendo Mosca a importare benzina dall'India e ad aumentare gli acquisti dalla Bielorussia.

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Negli ultimi mesi le forze ucraine hanno intensificato gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, prendendo di mira raffinerie, depositi di carburante e impianti logistici. Secondo le stime riportate da fonti del settore, gli impianti danneggiati avrebbero ridotto la capacità di raffinazione della Russia di circa il 40%, causando una marcata diminuzione della disponibilità di benzina e diesel sul mercato interno.

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Per far fronte all'emergenza, è in arrivo in Russia una nave con circa 42 mila tonnellate di benzina proveniente dalla raffineria indiana di Vadinar. Si tratta di una scelta senza precedenti per un Paese tradizionalmente esportatore di prodotti petroliferi, che evidenzia le difficoltà del sistema energetico russo.

La particolarità dell'operazione è che il carburante è stato raffinato in India utilizzando greggio russo esportato nei mesi precedenti, per poi essere riacquistato da Mosca sotto forma di benzina pronta all'uso.

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La carenza di carburante ha provocato disagi in numerose regioni russe. In diverse aree si sono registrate lunghe code ai distributori, limitazioni alle vendite e razionamenti. Per garantire gli approvvigionamenti della capitale, il governo ha deciso di dirottare carburante dalla Siberia verso Mosca e di incrementare le importazioni dalla Bielorussia, considerata uno dei principali partner energetici del Cremlino.

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Per contenere la crisi, il governo russo ha già introdotto il divieto temporaneo di esportare gasolio e ha adottato misure straordinarie per aumentare le scorte destinate al mercato interno. Le autorità sostengono che la situazione stia gradualmente migliorando, ma in molte regioni continuano a registrarsi difficoltà nell'approvvigionamento di carburante.

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L'obbligo di ricorrere alle importazioni rappresenta un passaggio simbolicamente rilevante per Mosca. La Russia resta uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, ma i danni subiti dalle raffinerie hanno messo sotto pressione la filiera della raffinazione, trasformando temporaneamente un grande esportatore di carburanti in un importatore. Una situazione che evidenzia l'impatto crescente degli attacchi alle infrastrutture energetiche sul fronte interno russo.

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