Al centro della disputa 860 chilometri quadrati di mare e due campi, considerati autentici forzieri di risorse energetiche: Karish, a 75 chilometri da Haifa, dove Tel Aviv, attraverso la societá greca Energean, aveva dato il via ai test preliminari alle operazioni di estrazione e stoccaggio prima ancora dell’accordo, provocando cosí una esclation di tensione ora rientrata; e Qana, rivendicato invece dal Libano nella sua totalità all’interno della propria zona economica esclusiva contro la richiesta di Israele di rinunciare alle proprie preteste dietro il pagamento di una liquidazione risarcitoria.
La soluzione che sembrava lontanissima è stata raggiunta in questi ultimi giorni grazie alla mediazione americana, condotta dal negoziatore obamiano Amos Hochstein, ma soprattutto grazie all’intensa azione diplomatica messa in campo da Parigi, interessata attraverso la Total Energies a estrarre in acque libanesi. Sarà proprio la compagnia petrolifera francese e non il governo libanese a versare a Israele una quota dei propri proventi. Superato anche il nodo, sollevata dal paese dei Cedri, sulla definizione ambigua di status quo e di stato di fatto attribuita alla cosiddetta linea delle boe, confine creato da Israele quando le sue forze si sono ritirate dal Libano nel 2000. Beirut aveva chiesto e ottenuto di cambiare la dicitura per evitare il rischio che quella frontiera diventasse un confine marittimo internazionale.
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