Leavitt lascia la Casa Bianca: l’addio della portavoce che parlava la lingua di Trump

di

Ennio Bassi

E' stata una protagonista della battaglia dell'amministrazione contro i media tradizionali. Nei briefing non si è limitata a spiegare le decisioni della Casa Bianca: ha spesso trasformato le conferenze stampa in confronti duri con i giornalisti, contestandone domande, motivazioni e impostazioni

Leavitt lascia la Casa Bianca: l’addio della portavoce che parlava la lingua di Trump

Karoline Leavitt lascia l'incarico di portavoce della Casa Bianca, ma non esce dalla cerchia di Donald Trump: il presidente ha annunciato che continuerà a collaborare con l'amministrazione come consulente esterna. La decisione, comunicata dalla stessa Leavitt sui social, è legata soprattutto alla famiglia. Dopo la nascita della seconda figlia, il primo maggio, la portavoce ha spiegato di aver capito di non poter dedicare ai figli il tempo e le attenzioni che ritiene necessari.

A 28 anni, Leavitt lascia però un ruolo che, secondo la Cnn, è andato ben oltre quello tradizionale di portavoce presidenziale. La sua capacità di interpretare l'istinto politico di Trump e di replicarne lo stile comunicativo l'ha trasformata in una delle figure più riconoscibili della Casa Bianca.

La portavoce che sfidava i giornalisti

Leavitt è stata una protagonista della battaglia dell'amministrazione contro i media tradizionali. Nei briefing non si è limitata a spiegare le decisioni della Casa Bianca: ha spesso trasformato le conferenze stampa in confronti duri con i giornalisti, contestandone domande, motivazioni e impostazioni.Una comunicazione costruita più sulla contrapposizione che sulla tradizionale disciplina del messaggio. Un modello particolarmente congeniale a Trump, che ha sempre privilegiato lo scontro diretto, i social e le dichiarazioni capaci di dominare il ciclo delle notizie.

La Cnn sottolinea inoltre il ruolo avuto da Leavitt nella ridefinizione dei rapporti tra Casa Bianca e stampa. Durante il suo mandato, l'amministrazione ha modificato le modalità di accesso dei giornalisti agli eventi presidenziali, allargandole a podcaster, conduttori radiofonici e figure vicine al movimento MAGA.

Un'eredità controversa

Il bilancio di Leavitt divide quindi sostenitori e critici. Per la base trumpiana è stata una voce combattiva, capace di difendere il presidente senza esitazioni. Per i suoi detrattori, ha contribuito a indebolire ulteriormente il rapporto tra la Casa Bianca e una stampa chiamata a controllare il potere.Il deputato democratico James Walkinshaw, intervistato dalla Cnn, ha riconosciuto la difficoltà del ruolo ma ha sostenuto che la sua eredità sarà quella di aver «ulteriormente deteriorato» il rapporto tra la presidenza e i media.Il problema per Trump, ora, è trovare una sostituta in grado di replicare quella particolare combinazione di fedeltà, aggressività comunicativa e accesso diretto al presidente. Una figura che, come osserva la Cnn, non si limitava a fare da portavoce: parlava la lingua politica di Trump.

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