A pochi giorni dall'entrata in vigore, il Melonellum affronta le prime contestazioni giudiziarie. La Rete per un voto libero e eguale, composta da costituzionalisti, avvocati e associazioni, ha presentato 25 ricorsi in diverse sedi giudiziarie italiane.
L'iniziativa è stata annunciata al Senato da Roberto Zaccaria, Enrico Grosso e dall'avvocato Pietro Adami. La prima udienza è fissata per il 16 dicembre al Tribunale di Trento. Se le questioni sollevate saranno trasmesse alla Corte costituzionale, una pronuncia potrebbe arrivare già nel gennaio 2027, anche se i tempi non sono ancora certi.
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Al centro dei ricorsi ci sono due elementi della riforma: il premio di maggioranza previsto per le coalizioni che superano il 42% dei voti e l'obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio al momento della presentazione delle liste.
Secondo i promotori, queste disposizioni rischiano di introdurre un premierato di fatto senza modificare la Costituzione. La contestazione più rilevante riguarda l'obbligatorietà della designazione: un partito, sostengono i ricorrenti, deve poter partecipare alle elezioni anche per svolgere un ruolo di opposizione, senza necessariamente proporre un candidato alla guida del governo.
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Le contestazioni riguardano complessivamente otto aspetti della legge. Tra questi figurano i capilista bloccati, le candidature multiple e gli elenchi precompilati di 70 deputati e 35 senatori collegati al premio di maggioranza.
Sono inoltre contestati il premio nazionale per il Senato, l'assenza di quote di genere per i capilista e l'aumento delle firme necessarie per presentare nuove formazioni politiche.
Secondo alcuni costituzionalisti, proprio le norme sulla rappresentanza di genere e sulla raccolta delle firme potrebbero essere maggiormente esposte a un intervento della Consulta.
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L'eventuale eliminazione dell'obbligo di indicare il candidato premier avrebbe effetti anche sulle strategie delle opposizioni. Una parte del Partito democratico considera questa possibilità un modo per evitare le primarie di coalizione, consentendo al centrosinistra di presentarsi unito senza scegliere preventivamente il nome del futuro presidente del Consiglio. Rimarrebbe comunque la necessità politica di individuare una figura capace di confrontarsi con Giorgia Meloni durante la campagna elettorale.
La nuova legge elettorale resta in vigore. Il primo passaggio sarà l'udienza del 16 dicembre, quando il Tribunale di Trento esaminerà le contestazioni.
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