Libano, nuova escalation: 11 morti nei raid israeliani. Hezbollah minaccia una risposta

di

Emilia Morelli

Libano, nuova escalation nel Sud: i raid israeliani provocano almeno 11 morti, tra cui civili e bambini. Hezbollah minaccia una risposta mentre vacillano i negoziati

Libano, nuova escalation: 11 morti nei raid israeliani. Hezbollah minaccia una risposta

Torna a salire la tensione in Libano, dove i raid israeliani nel Sud del Paese hanno provocato almeno 11 morti, secondo le autorità libanesi. Tra le vittime ci sarebbero anche donne e bambini. Si tratta del bilancio più grave dall'inizio della tregua che aveva ridotto, senza però eliminare, le ostilità tra Israele e Hezbollah.

Gli attacchi hanno colpito diverse località dell'area meridionale, tra cui Ansar e Deir al-Zahrani. L'esercito israeliano sostiene di aver preso di mira infrastrutture e uomini di Hezbollah, mentre Beirut accusa Israele di aver colpito anche la popolazione civile.

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Secondo la ricostruzione israeliana, l'operazione sarebbe arrivata in risposta a un attacco con un drone di Hezbollah che aveva ferito tre militari israeliani.

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito Ali Samir Al-Haj Hassan, indicato come comandante di Hezbollah. Nel raid sarebbero però rimasti uccisi anche alcuni familiari dell'uomo e altri civili.

La versione israeliana e quella libanese divergono quindi profondamente sulla natura degli obiettivi e sulle responsabilità per le vittime.

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Dopo gli attacchi, Hezbollah ha promesso una “risposta appropriata”, facendo temere una nuova spirale di violenza.

Il movimento sciita ha inoltre criticato duramente il governo di Beirut, chiedendo di interrompere i negoziati con Israele e definendo il percorso diplomatico un'umiliazione per il Libano.

Il rischio è quindi che la nuova escalation possa compromettere il fragile equilibrio raggiunto negli ultimi mesi.

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Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha condannato i bombardamenti, sostenendo che l'uccisione di civili rappresenti una grave minaccia alla stabilità del Paese.

Anche il presidente Joseph Aoun ha criticato l'operazione israeliana, definendola un messaggio che rischia di compromettere i negoziati ancora in corso.

Il governo di Beirut si trova così stretto tra la necessità di consolidare il cessate il fuoco e la pressione di Hezbollah, che continua a contestare qualsiasi accordo che preveda il proprio disarmo.

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Il nuovo episodio arriva in un momento particolarmente delicato. Un accordo quadro sostenuto dagli Stati Uniti prevede un percorso verso il disarmo di Hezbollah e il progressivo ritiro delle forze israeliane dalle aree occupate nel Sud del Libano.

Il problema è che l'intesa resta fragile: Israele considera il disarmo di Hezbollah una condizione essenziale per completare il ritiro, mentre Hezbollah rifiuta di accettare le condizioni previste dal negoziato.

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La nuova ondata di violenza rappresenta dunque uno dei test più seri per la tregua. Gli attacchi israeliani e la minaccia di ritorsione di Hezbollah rischiano di riportare il Libano verso una nuova fase di combattimenti proprio mentre erano in corso tentativi diplomatici per stabilizzare il Sud del Paese.

La situazione resta quindi altamente volatile: nelle prossime ore sarà decisivo capire se Hezbollah passerà dalle minacce a una nuova azione militare e quale sarà la risposta israeliana.

Per il Libano, ancora segnato da mesi di guerra e da una pesante crisi umanitaria, il rischio è quello di una nuova escalation che potrebbe far saltare definitivamente il fragile percorso verso la stabilizzazione.

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