Giorgia Meloni vola a Oslo e mette al centro della visita in Norvegia sicurezza europea, guerra in Ucraina ed energia. Ma è soprattutto il nuovo aumento delle tensioni con Mosca a dominare le dichiarazioni della presidente del Consiglio dopo l'incontro con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre.
«Penso che non sfugga a nessuno il moltiplicarsi delle provocazioni della Russia», ha affermato Meloni, sostenendo che nelle ultime settimane gli episodi si siano intensificati.
La lettura della premier è politica: Vladimir Putin starebbe cercando di spostare il confronto dall'Ucraina all'Europa, tentando di provocare una reazione occidentale che, secondo Meloni, finirebbe per favorire Mosca.
La visita ha anche un peso diplomatico particolare. È la prima visita ufficiale di un presidente del Consiglio italiano in Norvegia da quasi quindici anni e punta a rafforzare una relazione che Roma considera sempre più strategica, soprattutto nei settori dell'energia, delle materie prime critiche e della difesa.
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È sulla Russia che Meloni utilizza le parole più nette.
Secondo la presidente del Consiglio, le azioni attribuite a Mosca nelle ultime settimane devono essere interpretate anche alla luce dell'andamento della guerra in Ucraina.
«Le provocazioni da parte di Mosca si stanno moltiplicando perché Putin ha bisogno di spostare l'attenzione cercando un'escalation con l'Europa da una situazione sul campo della guerra che non sta andando come Putin aveva promesso», ha dichiarato Meloni.
La premier invita quindi i Paesi europei a valutare con attenzione le proprie risposte.
«Dobbiamo chiederci a chi conviene un'escalation e agire di conseguenza», ha aggiunto. La conclusione è altrettanto esplicita: «Non bisogna reagire alle provocazioni, andrebbe più a vantaggio della Russia che dell'Europa».
Si tratta della valutazione espressa dalla presidente del Consiglio sull'obiettivo delle iniziative russe, non di un'intenzione di Mosca accertata indipendentemente.
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Le parole della premier arrivano in giorni segnati da una nuova attenzione per la sicurezza del fianco orientale della NATO e per le incursioni nello spazio aereo dei Paesi europei.
Proprio ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto, in visita in Lituania, aveva parlato della necessità di non sottovalutare il moltiplicarsi di episodi che possono servire anche a mettere alla prova le capacità di risposta dell'Alleanza.
La linea espressa da Meloni a Oslo aggiunge un elemento: mantenere alta la capacità di deterrenza e di difesa senza trasformare ogni provocazione in un meccanismo automatico di escalation.
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La guerra in Ucraina è stata uno dei dossier affrontati nel bilaterale con Støre. Il governo norvegese conferma che i due leader hanno discusso dell'aggressione russa e più in generale della sicurezza europea e dei territori settentrionali.
Meloni è tornata anche su una proposta avanzata più volte dall'Italia: individuare un inviato speciale europeo per l'Ucraina.
La presidente del Consiglio ritiene che la moltiplicazione di formati diplomatici e interlocutori rischi di rendere meno efficace la posizione europea e che una figura comune possa invece aumentare il peso negoziale dell'Europa.
L'obiettivo dichiarato resta arrivare a una soluzione diplomatica senza rinunciare al sostegno a Kiev.
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Da Oslo è arrivata anche una prima risposta alle proposte presentate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza.
Meloni non chiude alla discussione, ma chiede di evitare sovrapposizioni.
«L'unica cosa da evitare è raddoppiare le cose», ha spiegato, aggiungendo di voler comprendere quale sarebbe la differenza tra la nuova proposta e gli strumenti già previsti dall'articolo 4 della NATO.
Per la premier è invece importante rafforzare la cooperazione con partner considerati affidabili, come Norvegia e Canada, soprattutto quando possono contribuire all'autonomia strategica europea.
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Ma Oslo non significa soltanto Russia e Ucraina.
Uno dei motivi principali della visita è proprio l'energia.
La Norvegia è diventata un partner sempre più importante per l'Italia dopo la progressiva riduzione della dipendenza energetica dalla Russia e assume un peso ancora maggiore in una fase di forte instabilità dei mercati internazionali.
Meloni ha ricordato che la Norvegia è attualmente il quarto fornitore di gas dell'Italia, sottolineando che la cooperazione tra i due Paesi è già molto forte ma dispone ancora di «enormi potenzialità».
La missione si inserisce nella strategia italiana di diversificazione delle fonti energetiche, che negli ultimi mesi ha portato la presidente del Consiglio anche in altri importanti Paesi produttori. Reuters ricorda in particolare le recenti visite in Algeria e Azerbaigian.
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Il dossier energetico è diventato ancora più urgente con le tensioni sulle principali rotte internazionali e l'instabilità dei mercati.
In questo scenario la Norvegia rappresenta per Roma un interlocutore particolarmente importante perché combina affidabilità politica, appartenenza alla NATO, integrazione economica con l'Europa e un ruolo di primo piano nella produzione energetica.
C'è inoltre un forte legame industriale: la compagnia norvegese Vår Energi è controllata a maggioranza dall'italiana Eni.
L'obiettivo italiano è quindi andare oltre il semplice rapporto compratore-fornitore e costruire una collaborazione industriale più ampia.
Link to Materie prime critiche, difesa e spazioMaterie prime critiche, difesa e spazio
La visita guarda infatti anche al futuro delle filiere strategiche europee.
Meloni e Støre hanno discusso di materie prime critiche, industria della difesa, settore marittimo e spazio, comparti nei quali Roma e Oslo ritengono di poter sviluppare nuove partnership.
La questione delle materie prime è particolarmente importante per l'Europa, che cerca di ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei per minerali indispensabili all'industria tecnologica, energetica e della difesa.
Alla missione hanno partecipato anche rappresentanti del mondo industriale. Reuters segnala la presenza dei vertici di Leonardo e Fincantieri, due aziende direttamente interessate allo sviluppo della cooperazione nel settore della difesa e dell'industria marittima.
La giornata si conclude infatti con una cena di lavoro tra i due premier e rappresentanti delle imprese italiane e norvegesi, pensata per favorire investimenti e nuove collaborazioni.
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C'è poi un tema destinato ad assumere un peso crescente: l'Artico.
Lo scioglimento dei ghiacci, l'apertura di nuove rotte commerciali, la disponibilità di risorse naturali e la crescente presenza militare stanno trasformando la regione in uno dei nuovi terreni della competizione geopolitica internazionale.
L'Italia nel 2026 ha presentato una nuova strategia per l'Artico ed è Paese osservatore del Consiglio Artico. Il governo norvegese indica proprio la sicurezza nelle regioni settentrionali tra gli argomenti affrontati da Støre e Meloni.
Per Roma la Norvegia diventa quindi non soltanto un fornitore energetico, ma anche un interlocutore privilegiato per comprendere e presidiare uno spazio strategico sempre più importante.
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Da Oslo Meloni ha risposto anche a Elly Schlein, che le ha scritto proponendo un confronto sull'utilizzo di circa 14 miliardi di euro che l'Italia potrebbe impiegare entro il 2028 per accelerare la transizione energetica.
La presidente del Consiglio ha spiegato di non avere ancora approfondito il documento, ma ha aperto alla possibilità di valutare le proposte.
«Intendo approfondirla senza pregiudizi. Non ho assolutamente pregiudizi quando si fanno delle proposte sensate», ha dichiarato.
Subito dopo, però, è arrivata la stoccata politica.
Meloni ha accusato le opposizioni di contestare sistematicamente le iniziative dell'esecutivo, ironizzando sulle polemiche per l'abolizione del bollo sulle auto di piccola e media potenza: «Quasi quasi sta chiedendo di andare a pagare il bollo della macchina per contestare i provvedimenti del governo».
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La missione norvegese mostra quindi una strategia più ampia rispetto alla sola ricerca di nuove forniture energetiche.
Italia e Norvegia sono alleate nella NATO e collaborano nelle strutture europee e internazionali. Oslo, pur non appartenendo all'Unione europea, fa parte dello Spazio economico europeo ed è uno dei partner più strettamente integrati con il mercato comunitario.
Per il governo italiano, rafforzare questo rapporto significa mettere insieme sicurezza energetica, difesa, materie prime, tecnologie, spazio, industria marittima e Artico.
Ma il messaggio politico più immediato arrivato da Oslo riguarda ancora una volta la guerra.
Meloni considera l'aumento delle tensioni con Mosca una strategia di Putin per cercare un confronto più diretto con l'Europa. La risposta, secondo la presidente del Consiglio, non deve essere arretrare sul sostegno all'Ucraina, ma neppure accettare una dinamica che conduca automaticamente all'escalation.
Da qui la formula utilizzata a Oslo: rafforzare la sicurezza europea, ma non «cadere nelle provocazioni» russe.
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