Morgan Freeman entra nel mondo della musica: la voce del premio Oscar racconta un secolo di blues

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Redazione

“Morgan Freeman’s Symphonic Blues Experience” attraversa cento anni di storia musicale, dalle radici del Mississippi alle sonorità orchestrali

Morgan Freeman entra nel mondo della musica: la voce del premio Oscar racconta un secolo di blues

Morgan Freeman apre un nuovo capitolo della sua lunga carriera e questa volta lo fa nel segno della musica. L’attore premio Oscar debutta in un progetto dedicato al blues come produttore e narratore di “Morgan Freeman’s Symphonic Blues Experience”, un album accompagnato da uno spettacolo dal vivo che ripercorre un secolo di storia del genere.

Non si tratta di una svolta improvvisa. Il rapporto di Freeman con il blues affonda le radici nel Mississippi, terra alla quale l’attore è profondamente legato e dove questa musica rappresenta una componente fondamentale della storia e della cultura locale.

Nel 2001 Freeman, insieme all’imprenditore ed ex sindaco di Clarksdale Bill Luckett e a Howard Stovall, ha partecipato alla nascita del Ground Zero Blues Club proprio a Clarksdale, uno dei luoghi simbolo della tradizione blues del Delta. Da quell’esperienza e da una passione coltivata per decenni prende forma ora un progetto decisamente più ambizioso.

Pubblicato da Decca in formato fisico il 7 agosto e atteso dal 14 agosto sulle piattaforme di streaming e per il download digitale, “Morgan Freeman’s Symphonic Blues Experience” è costruito come un percorso attraverso le trasformazioni del blues nell’arco di cento anni.

Freeman non si mette alla prova come cantante. A diventare strumento musicale è invece una delle caratteristiche che lo hanno reso immediatamente riconoscibile in tutto il mondo: la sua voce. L’attore assume il ruolo di narratore, accompagnando il pubblico tra episodi, influenze e connessioni storiche che hanno segnato l’evoluzione del genere.

Il risultato è un racconto in dodici tracce che combina l’identità musicale del Mississippi con arrangiamenti sinfonici. Al progetto partecipano interpreti di primo piano come Taj Mahal, Keb’ Mo’ e Shemekia Copeland, mentre la dimensione orchestrale è affidata alla Chineke! Orchestra.

L’intenzione è quella di conservare il legame con le origini senza trasformare il blues in un oggetto da museo. Le sonorità tradizionali dialogano con una struttura orchestrale più ampia, mentre la narrazione di Freeman costruisce il filo conduttore tra le diverse epoche.

Per l’attore, del resto, il rapporto con questa musica va oltre il semplice interesse. «Mi piace il blues, mi piace la musica», ha spiegato Freeman, sottolineando di considerarsi non soltanto un fan ma un vero appassionato. Una passione che descrive quasi come una necessità.

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