Napoli, cuccioli malati venduti come sani e imbottiti di farmaci: cinque arresti per traffico e maltrattamento di animali

di

Carlo Longo

Smantellata dai carabinieri un'organizzazione accusata di importare cani dall'Est Europa e rivenderli senza adeguate garanzie sanitarie. Oltre cinquanta le presunte truffe contestate, sequestrati 43mila euro e quattro negozi. L'inchiesta è partita dalla morte di un cucciolo abbandonato in strada

Napoli, cuccioli malati venduti come sani e imbottiti di farmaci: cinque arresti per traffico e maltrattamento di animali

Un commercio di cuccioli malati, spesso destinati a morire pochi giorni dopo essere stati acquistati da famiglie ignare delle loro reali condizioni di salute. È quanto emerso da un'indagine condotta dal Nucleo Carabinieri Cites di Napoli, che ha portato all'esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di titolari e gestori di attività commerciali del settore degli animali da compagnia.

L'operazione, coordinata dalla Procura di Napoli, quinta sezione Ambiente, sotto la direzione del procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha consentito di individuare una presunta associazione per delinquere dedita al traffico illecito di animali, al maltrattamento e alle truffe ai danni degli acquirenti.

Tre degli indagati sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere, mentre per altri due sono stati disposti gli arresti domiciliari. Ulteriori collaboratori delle attività coinvolte sono stati denunciati perché ritenuti, dagli investigatori, parte dell'organizzazione.

L'inchiesta partita da un cucciolo abbandonato e morto dopo il soccorso

A far scattare le indagini è stato il ritrovamento di un cucciolo di cane abbandonato in strada, in condizioni di salute gravissime. Nonostante i tentativi di soccorso, l'animale è morto.

L'autopsia effettuata dai veterinari dell'Asl ha evidenziato la presenza di patologie particolarmente gravi e importanti deficit del sistema immunitario. Gli accertamenti hanno spinto gli investigatori ad approfondire la provenienza dell'animale, facendo emergere un presunto sistema organizzato di compravendita di cuccioli privi delle necessarie garanzie sanitarie.

Secondo la ricostruzione investigativa, gli animali venivano acquistati all'estero e successivamente immessi nel mercato italiano attraverso una rete di attività commerciali riconducibili ai soggetti coinvolti nell'inchiesta.

Cuccioli importati dall'Est Europa e separati troppo presto dalle madri

Al centro dell'indagine figura un nucleo familiare che, attraverso tre punti vendita situati a Napoli, avrebbe gestito l'acquisto e la commercializzazione di cani provenienti da Paesi dell'Europa orientale.

Gli animali, secondo quanto contestato dagli inquirenti, arrivavano in Italia senza adeguate certificazioni sanitarie e genealogiche. In molti casi sarebbero stati separati prematuramente dalle madri, una circostanza che può compromettere lo sviluppo e le difese immunitarie dei cuccioli.

A rendere ancora più precarie le loro condizioni sarebbero state le modalità di trasporto e detenzione, caratterizzate da ambienti igienicamente inadeguati e da un'assistenza insufficiente.

Una volta acquistati, numerosi cuccioli manifestavano rapidamente sintomi di gravi malattie, costringendo i nuovi proprietari a ricorrere alle cure veterinarie. In diversi casi, nonostante gli interventi sanitari, gli animali non riuscivano a sopravvivere.

Antibiotici e antinfiammatori per nascondere le condizioni di salute

Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall'inchiesta riguarda il presunto utilizzo di medicinali per mascherare temporaneamente le condizioni degli animali.

Secondo gli investigatori, i cuccioli sarebbero stati sottoposti a trattamenti con antibiotici e antinfiammatori, utilizzati per attenuare i sintomi delle patologie e presentarli agli acquirenti come apparentemente sani.

Un sistema che avrebbe consentito ai venditori di concludere le transazioni senza rendere note le reali condizioni di salute degli animali.

Le conseguenze si manifestavano spesso dopo pochi giorni, quando le famiglie si trovavano ad affrontare improvvise emergenze veterinarie, costi imprevisti e, nei casi più gravi, la morte del cucciolo appena accolto in casa.

Alle sofferenze degli animali si aggiungevano così il danno economico e quello emotivo subito dagli acquirenti, convinti di aver acquistato un cane in buone condizioni.

Oltre cinquanta presunte truffe e sequestri per 43mila euro

Nel corso dell'operazione, i carabinieri hanno sequestrato 43mila euro in contanti, ritenuti dagli inquirenti provento delle attività illecite.

Sono oltre cinquanta gli episodi di presunta truffa contestati nell'ambito dell'indagine, che ha portato anche al sequestro di quattro esercizi commerciali specializzati nella vendita di alimenti, accessori e prodotti per animali domestici.

Tra i materiali acquisiti dagli investigatori figurano medicinali veterinari, sistemi di videosorveglianza e documentazione fiscale e sanitaria ritenuta falsificata.

Gli accertamenti sulla documentazione potrebbero contribuire a ricostruire i canali di approvvigionamento degli animali, le modalità di commercializzazione e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

Traffico di animali e tutela dei consumatori: il caso riaccende l'attenzione sui controlli

L'operazione napoletana riporta al centro dell'attenzione il problema del commercio illecito di animali da compagnia, un fenomeno che può coinvolgere reti di importazione e vendita caratterizzate da controlli sanitari insufficienti e dalla falsificazione della documentazione.

L'acquisto di cuccioli di provenienza non verificabile espone gli animali a rischi sanitari e gli acquirenti alla possibilità di ricevere informazioni false sulle loro condizioni di salute.

Il caso evidenzia inoltre l'importanza della tracciabilità, della corretta identificazione degli animali e della verifica della documentazione veterinaria prima della vendita.

Le indagini della Procura di Napoli hanno delineato un presunto sistema nel quale il profitto economico sarebbe stato perseguito a discapito del benessere degli animali e della buona fede dei clienti.

Le responsabilità penali degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Resta intanto il dato più drammatico emerso dall'inchiesta: numerosi cuccioli, secondo gli investigatori, sarebbero stati sottoposti a sofferenze evitabili, mentre le famiglie che li avevano acquistati si sono ritrovate ad affrontare malattie e perdite dolorose.

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