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Il panorama economico e politico internazionale sta attraversando una fase di profonda instabilità. A lanciare l’allarme è Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, che nelle sue Considerazioni Finali ha tratteggiato un contesto segnato da tensioni protezionistiche, crisi della globalizzazione e perdita di fiducia nelle strutture multilaterali. In particolare, Panetta sottolinea che l’approccio sempre più isolazionista di alcune economie, come quello degli Stati Uniti, rischia di compromettere non solo la crescita ma anche la stabilità geopolitica globale. La disillusione verso il libero mercato, alimentata dall’imposizione di dazi, potrebbe persino indebolire il ruolo internazionale del dollaro come valuta di riserva.
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Secondo le stime del governatore, l’adozione di politiche protezionistiche potrebbe costare fino a due punti di PIL agli Stati Uniti nei prossimi anni e circa un punto all’economia mondiale. Più che un semplice freno alla crescita, Panetta vede in questa tendenza una minaccia sistemica: il ritorno al nazionalismo economico potrebbe erodere le basi stesse della cooperazione e della prosperità condivisa, ponendo perfino a rischio la pace internazionale.
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Passando al contesto europeo, Panetta individua “vulnerabilità strutturali” che ne frenano la competitività, a partire dalla bassa produttività e dall’eccessiva dipendenza da fornitori esterni, in particolare dalla Cina. Il governatore propone un nuovo “patto per la produttività” che possa rilanciare lo sviluppo industriale e tecnologico dell’Unione. Un pilastro fondamentale di questa strategia, secondo Panetta, deve essere la creazione di un titolo di debito comune europeo, strumento che potrebbe mobilitare circa 150 miliardi di euro l’anno da destinare a investimenti ad alto impatto tecnologico, con un potenziale incremento del PIL fino a 4,5 punti percentuali.
Panetta esprime anche perplessità sulla proposta della Commissione Europea in ambito di difesa comune, che si basa su fondi nazionali e prestiti anziché su risorse condivise. Questo approccio, avverte, rischia di accentuare le disuguaglianze economiche all’interno dell’Unione e compromettere l’efficienza della spesa.
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In Italia si intravedono segnali incoraggianti: aziende più strutturate, digitalizzazione in crescita, dinamismo imprenditoriale. Tuttavia, Panetta invita a non abbassare la guardia: la produttività resta bassa e l’innovazione è ancora marginale rispetto agli standard europei. Il governatore propone un incremento degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, suggerendo che anche interventi modesti potrebbero avvicinare la spesa universitaria italiana (oggi all’1% del PIL) alla media UE (1,3%).
A tutto ciò si aggiungono due sfide fondamentali: l’invecchiamento della popolazione, che potrebbe ridurre del 8% il reddito pro capite, e l’esigenza di attrarre manodopera qualificata. Panetta sottolinea l’importanza dell’immigrazione regolare come leva per lo sviluppo e auspica il ritorno dei tanti giovani italiani laureati che negli ultimi dieci anni hanno lasciato il Paese.
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Un altro punto chiave toccato da Panetta riguarda il sistema bancario italiano. Il governatore riconosce che le aggregazioni bancarie possono rappresentare una svolta importante per rafforzare il settore e ridurre la frammentazione. Tuttavia, avverte che queste operazioni devono essere finalizzate esclusivamente alla creazione di valore: offrire servizi innovativi, finanziare imprese e famiglie, valorizzare il risparmio. Ogni valutazione sulle fusioni, puntualizza, spetta ai mercati e agli azionisti, nel rispetto delle regole stabilite dalla vigilanza, condotta da Bankitalia in collaborazione con BCE e IVASS.
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Infine, un accenno alla politica monetaria, tema su cui Panetta ha mantenuto un profilo prudente in vista delle prossime decisioni della BCE. Il governatore rileva che il processo di disinflazione è ormai prossimo al completamento, smentendo le preoccupazioni manifestate nei mesi precedenti. L’approccio dell’Eurotower, sottolinea, dovrà rimanere pragmatico e flessibile, tenendo conto della fragilità del contesto economico.
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