Elly Schlein resterà alla guida del Partito democratico almeno fino alle prossime elezioni politiche del 2027. La decisione è arrivata domenica 18 ottobre dall'Assemblea nazionale del Pd, riunita alla Nuvola di Roma, che ha approvato una modifica dello Statuto per consentire alla segretaria di proseguire il proprio mandato oltre la scadenza naturale del 12 marzo.
Un passaggio organizzativo che assume un significato politico preciso. Schlein guiderà il partito durante la campagna elettorale e, contemporaneamente, si propone come candidata alla presidenza del Consiglio per il centrosinistra.
Dal palco dell'assemblea, la segretaria ha chiarito le proprie intenzioni: «Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie».
La dichiarazione apre una nuova fase nel confronto con Giorgia Meloni, ma soprattutto nella costruzione dell'alleanza progressista. Perché, se la leadership del Pd è stata confermata, quella dell'intera coalizione resta ancora da definire.
Il voto dell'Assemblea: 602 sì alla modifica dello Statuto
La decisione è passata attraverso la modifica dell'articolo 8 dello Statuto del Partito democratico, che disciplina la durata del mandato del segretario e il rinnovo degli organismi dirigenti.
La norma prevedeva la convocazione delle elezioni interne sei mesi prima della scadenza del mandato quadriennale. Con la modifica approvata, quando tale scadenza cade nell'anno delle elezioni politiche, l'Assemblea nazionale può deliberare di rinviare il rinnovo a dopo il voto.
Il risultato è stato netto: 602 voti favorevoli, un contrario e un astenuto.
La modifica permette a Schlein di evitare un congresso durante la preparazione della campagna elettorale, mantenendo la continuità della direzione politica del partito.
Non si tratta, dunque, di una nuova elezione della segretaria, ma di una proroga resa possibile dal cambiamento delle regole interne.
Il congresso si svolgerà dopo le politiche, quando il Pd sarà chiamato a valutare il risultato elettorale e a definire la propria guida per la fase successiva.
Schlein candidata premier: il Pd approva, ma la coalizione deve decidere
L'Assemblea ha affrontato anche il tema della candidatura alla presidenza del Consiglio.
Con un ordine del giorno approvato da 578 delegati, con 26 astenuti e tre contrari, il Pd ha stabilito che, qualora il centrosinistra scelga di organizzare le primarie, la propria candidata sarà Elly Schlein.
La decisione rafforza la posizione della segretaria nel confronto con gli alleati, ma non equivale alla sua designazione automatica come candidata premier dell'intera coalizione.
È una distinzione fondamentale.
Il Partito democratico ha indicato la propria rappresentante, mentre il percorso per individuare la figura che guiderà l'alleanza dovrà essere concordato con le altre forze politiche.
Tra queste, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che mantiene una propria identità e una posizione autonoma sulla scelta della leadership.
La questione delle primarie rimane quindi aperta, sia per quanto riguarda l'effettiva convocazione sia per le modalità di svolgimento.
«Mai più larghe intese»: la sfida a Giorgia Meloni
Nel suo intervento, Schlein ha voluto definire anche i confini politici della proposta del Pd.
La segretaria ha escluso l'ipotesi di un ritorno a governi di larghe intese, rivendicando la volontà di costruire un'alternativa attraverso l'alleanza progressista.
«Mai più larghe intese, siamo qua per vincere con la nostra alleanza progressista», ha dichiarato.
Il messaggio è rivolto sia agli elettori sia alle diverse sensibilità interne al partito.
Schlein ha respinto l'idea che il Pd debba cercare una figura più moderata o maggiormente disponibile a compromessi con altre aree politiche.
Ha inoltre rivendicato il percorso compiuto dal partito dopo le difficoltà del 2022, ricordando le previsioni di chi riteneva che la sua segreteria sarebbe durata pochi mesi.
Il riferimento alla propria permanenza alla guida del Pd è diventato così parte di un discorso più ampio, nel quale la segretaria ha cercato di presentare la continuità del mandato come una condizione per affrontare le prossime elezioni.
Il nodo Conte e le primarie del centrosinistra
La proroga della segreteria risolve una questione interna al Pd, ma non scioglie il principale interrogativo politico: chi sarà il candidato alla presidenza del Consiglio dell'alleanza progressista?
Il rapporto con Giuseppe Conte sarà uno dei passaggi decisivi.
Il presidente del Movimento 5 Stelle è uno degli interlocutori principali nella costruzione della coalizione, ma il confronto sulla leadership non è ancora concluso.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, tra Pd e M5S sono in corso interlocuzioni sulle eventuali primarie, comprese le modalità di voto e il calendario.
Tra le ipotesi discusse figura una consultazione a turno unico, da svolgere non prima di febbraio. Non risulta però un accordo definitivo.
La segretaria democratica ha scelto di non subordinare la propria disponibilità a candidarsi allo svolgimento delle primarie.
Con questa posizione rivendica la legittimità della propria candidatura, lasciando aperta la possibilità di una decisione condivisa tra gli alleati.
Il rischio politico per il centrosinistra è che la discussione sui nomi finisca per precedere quella sui contenuti, complicando la costruzione di una proposta comune.
Il programma prima della leadership: economia, sanità e salari
Schlein ha insistito sulla necessità di completare il programma della coalizione, sostenendo che il confronto tra le forze progressiste debba partire dalle priorità per il Paese.
Tra i temi indicati figurano il potere d'acquisto delle famiglie, il lavoro, la sanità pubblica, i diritti civili e il rafforzamento dei servizi essenziali.
La segretaria ha ricordato il lavoro svolto per elaborare una risoluzione condivisa su 21 punti di politica economica e sociale.
L'obiettivo dichiarato è trasformare le convergenze già raggiunte in una piattaforma comune per le prossime elezioni.
Schlein ha inoltre sostenuto la necessità di allargare l'alleanza, facendo riferimento alle esperienze di collaborazione tra forze progressiste nelle amministrazioni regionali.
«Bisogna allargare, non restringere», ha affermato.
Una posizione che riflette la consapevolezza delle difficoltà di costruire una coalizione nazionale capace di tenere insieme sensibilità differenti su economia, politica estera e questioni istituzionali.
L'attacco al governo Meloni e il tema del caro vita
Nel corso dell'assemblea, la segretaria ha dedicato una parte significativa del proprio intervento alle critiche nei confronti del governo.
Schlein ha accusato l'esecutivo di non aver affrontato adeguatamente il problema dell'aumento del costo della vita e di non aver prodotto riforme capaci, a suo giudizio, di migliorare concretamente le condizioni dei cittadini.
Ha richiamato in particolare la questione dei prezzi dell'energia, sostenendo che il governo avrebbe dovuto intervenire prima per limitare le conseguenze dei rincari sulle famiglie.
La segretaria ha contestato anche la gestione delle proteste che negli ultimi giorni hanno attraversato diverse città italiane.
Pur condannando gli episodi di violenza, ha invitato a non confondere i responsabili degli scontri con le persone scese in piazza pacificamente.
Secondo Schlein, le manifestazioni esprimono un disagio sociale che richiede risposte politiche, soprattutto per quanto riguarda salari, servizi pubblici e condizioni economiche.
Le accuse rivolte al governo si inseriscono nella strategia con cui il Pd intende costruire il confronto elettorale, ponendo al centro le questioni economiche e sociali.
La questione interna: unità del partito o confronto rinviato?
La modifica dello Statuto rappresenta anche una scelta sugli equilibri interni del Partito democratico.
Il rinvio del congresso evita che la competizione per la segreteria si sovrapponga alla campagna elettorale, ma comporta anche il prolungamento dell'attuale direzione politica senza un nuovo confronto congressuale.
Il risultato del voto mostra un consenso molto ampio sulla soluzione individuata.
Ciò non significa, tuttavia, che tutte le differenze politiche interne siano scomparse.
Nel Pd continuano a convivere orientamenti diversi sul profilo dell'alleanza, sul rapporto con il Movimento 5 Stelle e sulla strategia da adottare nei confronti del governo.
La scelta dell'assemblea punta a gestire queste differenze senza aprire una competizione per la segreteria alla vigilia delle elezioni.
Il confronto congressuale viene quindi rinviato a una fase successiva, quando il risultato delle urne offrirà nuovi elementi per valutare la linea politica del partito.
Verso il 2027: Schlein guida il Pd, ma la partita del centrosinistra è aperta
La giornata del 18 ottobre consegna a Elly Schlein due risultati politici distinti.
Il primo è formale: resterà segretaria del Partito democratico almeno fino alle prossime elezioni politiche, grazie alla modifica dello Statuto approvata dall'Assemblea nazionale.
Il secondo riguarda la leadership: il partito ha indicato la propria segretaria come candidata in caso di primarie del centrosinistra, rafforzandone la posizione nel confronto con gli alleati.
La strada verso le elezioni del 2027 rimane però articolata.
Il Pd dovrà trovare un'intesa con il Movimento 5 Stelle e con le altre forze progressiste, definire un programma comune e stabilire come individuare il candidato alla presidenza del Consiglio.
Schlein ha scelto di presentarsi a questo appuntamento rivendicando continuità, autonomia e disponibilità a guidare la coalizione.
La proroga della segreteria chiude dunque una questione organizzativa, ma ne apre una politica più ampia: trasformare la leadership del principale partito di opposizione in una candidatura condivisa dall'intero centrosinistra.
È su questo terreno che si concentrerà il confronto dei prossimi mesi.
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