La manifestazione di «Italia in piazza», organizzata a Milano contro il caro carburanti, gli stipendi bassi e le difficoltà di sanità e scuola pubbliche, è degenerata nel pomeriggio del 17 ottobre in violenti scontri nel centro cittadino. Al corteo hanno partecipato circa cinquemila persone. La tensione è salita dopo il lancio di sassi, bottiglie, fumogeni e bombe carta contro le forze dell’ordine. In piazza Duomo la polizia ha usato lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti; alcuni gruppi hanno risposto con altri lanci di oggetti e hanno improvvisato barricate con cestini e transenne. Gli scontri si sono poi spostati verso piazza dei Mercanti e corso Vittorio Emanuele.
Il bilancio provvisorio riportato durante la serata parla di diversi feriti, tra cui agenti colpiti alla testa. Ferito anche un dirigente di polizia, raggiunto da un sampietrino. Circa cinquanta manifestanti sono stati portati in Questura. Gli incidenti hanno causato danni a vetrine, pensiline e mezzi delle forze dell’ordine. Alcuni negozi hanno abbassato le serrande e diversi turisti si sono rifugiati nelle stazioni della metropolitana, mentre gli accessi centrali della fermata Duomo sono stati chiusi. Nel corso della serata sono stati segnalati anche incendi di un bagno chimico e di una bicicletta in sharing.
Sulle violenze è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha condiviso un video degli scontri in piazza Duomo. «Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è», ha scritto, chiedendo alle opposizioni di condannare le violenze «senza ambiguità» e di invitare a mobilitazioni pacifiche. Meloni ha definito i responsabili «teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città». «Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime», ha aggiunto. «Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile».
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