Link to Sebbene gli stoccaggi di gas nell’Unione Europea siano attualmente pieni all’87%, vicino all’obiettivo del 90% fissato da Bruxelles, la possibile interruzione del gas russo obbligherebbe l’Europa a utilizzare le riserveSebbene gli stoccaggi di gas nell’Unione Europea siano attualmente pieni all’87%, vicino all’obiettivo del 90% fissato da Bruxelles, la possibile interruzione del gas russo obbligherebbe l’Europa a utilizzare le riserve
Il recente aumento dei prezzi del gas in Europa, che ha riportato le quotazioni sopra i 40 euro al megawattora, è stato innescato dall’offensiva ucraina in territorio russo, in particolare dalla conquista dell’impianto di compressione del gas a Sudzha, un punto cruciale lungo il gasdotto della Fratellanza, l’unica infrastruttura ancora funzionante che porta il gas dalla Russia all’Europa centrale. Gli investitori temono una possibile ritorsione da parte della Russia, che potrebbe decidere di chiudere il gasdotto, aggravando ulteriormente la situazione energetica in vista dell’inverno.
Sebbene gli stoccaggi di gas nell’Unione Europea siano attualmente pieni all’87%, vicino all’obiettivo del 90% fissato da Bruxelles, la possibile interruzione del gas russo obbligherebbe l’Europa a utilizzare le riserve, che dovrebbero poi essere rimpiazzate con costose forniture di gas naturale liquefatto (GNL). Questa situazione è resa ancora più complessa dalla temporanea chiusura per manutenzione degli impianti di estrazione norvegesi, ora principale fonte di gas per l’UE.
Nonostante l’occupazione ucraina dell’impianto, i flussi di gas non si sono fermati, e gli ucraini non sembrano intenzionati a interromperli, considerando che il gas russo rappresenta ancora una fonte di guadagno significativa per il Cremlino, pari a circa 4,5 miliardi di dollari l’anno. Tuttavia, la situazione rimane fragile, con alcuni osservatori che ipotizzano che l’obiettivo finale di questa guerra dell’energia potrebbe non essere il gasdotto in sé, ma la vicina centrale nucleare di Kursk.
La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che non tutti i Paesi europei sono riusciti a diversificare sufficientemente le proprie fonti di approvvigionamento di gas. Mentre Paesi come Germania e Italia hanno investito in impianti di rigassificazione per il GNL, altri come Austria, Croazia e Ungheria hanno maggiori difficoltà a reperire fonti alternative. Anche l’opzione di aumentare le forniture di gas attraverso il Turk Stream e il gasdotto azero è limitata e richiederà tempo per essere pienamente operativa.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
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