La possibilità di un confronto diretto tra Russia e Nato torna al centro dell'attenzione internazionale dopo le nuove valutazioni dell'intelligence americana. Secondo quanto riportato oggi dal Wall Street Journal, gli apparati di intelligence statunitensi ritengono possibile che Vladimir Putin possa cercare di mettere alla prova la determinazione della Nato attraverso un'azione militare limitata contro uno Stato membro.
Si tratta di uno scenario diverso dall'ipotesi di una guerra generalizzata contro l'Alleanza. L'eventuale obiettivo di Mosca sarebbe, secondo questa valutazione, verificare se i Paesi NATO reagirebbero in modo compatto e immediato a un'aggressione contro uno dei membri.
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Il dato più importante è anche quello da non fraintendere: l'intelligence americana non sta dicendo che Putin abbia deciso di attaccare la Nato.
Le valutazioni parlano di una possibilità e indicano una finestra temporale che potrebbe estendersi dall'autunno fino al 2029. Le precedenti stime consideravano meno probabile che il Cremlino potesse aprire un nuovo fronte contro un Paese NATO mentre era ancora impegnato militarmente in Ucraina. Il giudizio sarebbe ora diventato più preoccupato.
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Il punto centrale dello scenario è l'articolo 5 del Trattato NATO, il principio secondo cui un attacco contro un alleato viene considerato un attacco contro tutti.
Una provocazione limitata potrebbe quindi avere un valore strategico enorme. Mosca potrebbe cercare di capire se, davanti a un'azione circoscritta, tutti gli alleati sarebbero realmente disposti a intervenire oppure se emergerebbero divisioni politiche.
È proprio questa possibilità a preoccupare maggiormente gli analisti: non necessariamente una grande offensiva russa contro l'Europa, ma una crisi costruita intorno a un episodio abbastanza limitato da lasciare spazio a interpretazioni e discussioni sulla risposta occidentale.
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Le analisi che circolano negli Stati Uniti e in Europa guardano soprattutto al fianco orientale della Nato, dove la vicinanza geografica alla Russia e alla Bielorussia rende particolarmente sensibili i Paesi baltici e la Polonia.
Un eventuale episodio potrebbe assumere forme diverse: da un'incursione militare circoscritta a una provocazione ibrida, fino ad attacchi informatici o operazioni difficili da attribuire immediatamente a Mosca.
Proprio la cosiddetta guerra ibrida rappresenta già oggi uno dei principali terreni di confronto tra Russia e Paesi occidentali. Le valutazioni europee hanno più volte evidenziato il rischio di sabotaggi, operazioni clandestine e campagne di disinformazione finalizzate a creare divisioni all'interno dell'Alleanza.
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Resta però un elemento fondamentale: la Russia è ancora impegnata nella guerra contro l'Ucraina.
Un attacco diretto a un Paese NATO significherebbe esporsi al rischio di una reazione collettiva dell'Alleanza e di un conflitto molto più ampio. Per questo, alcune analisi continuano a considerare relativamente bassa la probabilità di un'invasione russa deliberata del territorio NATO nel breve periodo. Una valutazione pubblicata da Recorded Future a febbraio, per esempio, riteneva possibile che Mosca stesse valutando la fattibilità di un'incursione nei prossimi anni, ma giudicava comunque bassa la probabilità di un'operazione offensiva proattiva.
È proprio questa contraddizione a rendere lo scenario più complesso: Putin avrebbe molto da perdere da una guerra diretta con la Nato, ma potrebbe essere interessato a verificare quanto sia realmente solida la deterrenza occidentale.
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L'allarme arriva mentre i Paesi europei stanno aumentando gli investimenti nella difesa e rafforzando il fianco orientale dell'Alleanza.
La guerra in Ucraina ha già modificato profondamente le strategie di sicurezza europee e ha riportato al centro questioni che sembravano appartenere alla Guerra fredda: disponibilità di munizioni, difesa aerea, capacità industriale, droni, sistemi missilistici e rapidità nel trasferimento delle truppe.
Il rischio indicato oggi dall'intelligence americana potrebbe quindi rafforzare ulteriormente la pressione sui governi europei affinché accelerino il processo di riarmo.
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La domanda, dunque, non è se Putin abbia già deciso di attaccare la Nato. Non ci sono elementi per affermarlo.
La questione è piuttosto se il Cremlino possa arrivare a considerare conveniente una provocazione limitata per verificare la capacità dell'Alleanza di reagire in modo compatto.
Per questo le nuove valutazioni americane rappresentano un campanello d'allarme soprattutto sul piano della deterrenza. Più la Nato appare unita e capace di rispondere rapidamente, maggiore è il costo potenziale di qualsiasi iniziativa russa. Al contrario, eventuali divisioni tra gli alleati potrebbero aumentare il rischio di nuove provocazioni.
Il messaggio che arriva oggi da Washington, quindi, non è quello di una guerra già alle porte, ma di una minaccia che l'Occidente ritiene necessario prepararsi a prevenire.
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