Report, Ranucci contro Mottola e gli storici inviati: «Mai censurato nessuno»

di

Mario Tosetti

Sigfrido Ranucci replica a Giorgio Mottola, Alberto Nerazzini e Gian Gaetano Bellavia. Dalle accuse di censura al doppio ruolo fino ai compensi, esplode lo scontro dentro Report

Report, Ranucci contro Mottola e gli storici inviati: «Mai censurato nessuno»

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a una parte le accuse di censura, i dubbi sulla concentrazione dei ruoli e persino la richiesta di un'inchiesta sul suo operato. Dall'altra Sigfrido Ranucci, che rompe il silenzio e risponde uno per uno a uomini che per anni hanno lavorato dentro Report. E lo fa senza risparmiare dettagli, fino a rendere pubblico il compenso che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe raggiunto uno degli inviati più conosciuti della trasmissione.

Lo scontro interno al programma d'inchiesta di Rai3 diventa così pubblico. Al centro ci sono Giorgio Mottola, Alberto Nerazzini e Gian Gaetano Bellavia, protagonisti di alcune dichiarazioni rilasciate al DIG Festival di Modena e successivamente trasmesse da Filorosso, il programma di Rai3 condotto da Antonino Monteleone. Ranucci ha affidato la replica a un lungo post sui social: «Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati».

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Il primo fronte riguarda Alberto Nerazzini, storico collaboratore di Report.

Secondo quanto riportato dalle diverse ricostruzioni delle sue dichiarazioni, Nerazzini ha sostenuto che Ranucci non sarebbe un giornalista di sinistra e soprattutto che avrebbe censurato tre sue inchieste.

Ranucci respinge nettamente la seconda accusa e, sulla prima, rivendica un principio: un giornalista deve essere libero di indagare anche sulla sinistra. Ricorda quindi che Report lo ha fatto e sostiene di aver sempre difeso le inchieste dei suoi collaboratori indipendentemente dal partito politico coinvolto.

Poi entra nel merito.

Uno dei casi citati riguarderebbe un'inchiesta sulle vicende legate a una palazzina milanese. Ranucci sostiene di non aver acquistato il lavoro perché la Rai lo aveva già pagato sulla base del contratto esistente. Una scelta che, nella sua versione, avrebbe evitato possibili conseguenze sia per l'azienda sia per Nerazzini. Afferma inoltre di avere «prove e testimonianze» a sostegno della propria ricostruzione.

Un secondo episodio riguardava invece alcuni istituti religiosi. Secondo Ranucci, Nerazzini avrebbe voluto far emergere nell'inchiesta che la Procura di Milano non avesse perseguito alcuni frati per autoriciclaggio.

L'allora conduttore sostiene di essersi opposto perché il reato era stato introdotto nel codice penale successivamente ai fatti contestati. Ricorda inoltre che i religiosi furono assolti dal Tribunale di Milano nel maggio 2019 con una sentenza poi diventata definitiva. È la spiegazione con cui Ranucci contesta che quella decisione editoriale possa essere definita censura.

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Ma il passaggio destinato probabilmente a fare più rumore riguarda Giorgio Mottola, uno dei volti storici della squadra di Report.

Mottola ha sollevato il tema del doppio ruolo ricoperto da Ranucci come autore e conduttore, richiamando anche una direttiva dell'ex direttore generale della Rai Luigi Gubitosi relativa all'autoassegnazione delle conduzioni da parte dei dirigenti.

La risposta di Ranucci è durissima: sostiene che Mottola «non sa di cosa parla» e ricorda che anche Milena Gabanelli aveva ricoperto per vent'anni il doppio ruolo.

Secondo la ricostruzione dell'ex conduttore, inoltre, la direttiva citata da Mottola avrebbe avuto un'altra finalità: evitare che un dirigente utilizzasse la propria posizione per procurarsi un vantaggio economico assegnando a se stesso una conduzione.

Ranucci sostiene che nel suo caso la sequenza sia stata opposta: nel 2016 fu Daria Bignardi, allora direttrice di Rai3, a nominarlo conduttore di Report; soltanto nel 2020 Franco Di Mare lo nominò vicedirettore ad personam. Un incarico che, precisa Ranucci, sarebbe stato svolto senza percepire un'indennità aggiuntiva.

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È a questo punto che la replica supera il confronto sulle scelte editoriali.

Ranucci sostiene che il suo doppio ruolo non abbia impedito a Mottola di andare in onda liberamente con le proprie inchieste, comprese quelle che avrebbero provocato pesanti reazioni politiche nei confronti dello stesso conduttore.

Poi tira fuori i numeri.

Secondo Ranucci, Mottola sarebbe arrivato a incassare circa 330mila euro in un anno attraverso la vendita delle sue inchieste, cifra nella quale sarebbero compresi anche costi di montaggio e trasferte. L'ex conduttore la indica come la più alta tra quelle degli inviati della trasmissione. Si tratta di una cifra resa pubblica e attribuita dallo stesso Ranucci, non di un dato indipendentemente verificato nelle fonti consultate.

Mottola ha scelto di non entrare nel merito delle singole contestazioni.

Interpellato dopo il post, ha risposto con poche parole: «Per rispetto della lunga e gloriosa storia di Report, non mi farò trascinare in una lotta nel fango».

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C'è poi un terzo fronte, quello aperto da Gian Gaetano Bellavia, commercialista ed ex consulente della trasmissione.

Bellavia avrebbe invitato Mottola a realizzare un'inchiesta proprio su Ranucci una volta chiarita la vicenda che riguarda Valter Lavitola.

La risposta dell'ex conduttore è secca: «Ben venga».

Ranucci sostiene che proprio dagli atti emersi dopo l'attentato subito sarebbe possibile ricostruire quanto si fosse battuto in passato per difendere Bellavia e il suo spazio all'interno della trasmissione, anche di fronte alle accuse di spionaggio rivolte all'ex consulente. Aggiunge di essersi impegnato affinché sul suo caso venisse realizzata l'inchiesta più completa possibile e conclude sostenendo che quanto afferma sarebbe documentato negli atti.

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Lo scontro arriva in un momento particolarmente delicato per Report.

Alla fine di agosto la Rai ha deciso di sostituire Ranucci alla conduzione del programma. La scelta aveva provocato una durissima reazione di parte della squadra: alcuni inviati storici avevano definito «irricevibile» la decisione dell'azienda e annunciato la possibilità di lasciare in blocco la trasmissione qualora la Rai non fosse tornata sui propri passi.

Ranucci, da parte sua, non ha accettato la decisione e ha avviato un'azione per ottenere il reintegro. Proprio mentre si attende la decisione del giudice del lavoro di Roma sono però emerse ricostruzioni di stampa secondo cui alcuni componenti della redazione non sarebbero disposti a continuare a lavorare con lui in caso di ritorno alla guida del programma. Una ricostruzione che Ranucci e il Comitato di redazione della Direzione Approfondimento Rai hanno contestato.

Il quadro, dunque, è molto meno lineare di quello apparso soltanto poche settimane fa.

La battaglia nata intorno alla sostituzione del conduttore sembrava inizialmente contrapporre la squadra di Report alla Rai. Le dichiarazioni di Nerazzini, Mottola e Bellavia e la durissima risposta di Ranucci mostrano invece che all'interno della storia del programma esistono fratture che vengono da più lontano.

E il confronto ormai non riguarda soltanto chi debba condurre Report. Investe il modo in cui le inchieste sono state gestite, il rapporto tra conduttore e inviati, l'organizzazione editoriale e persino i compensi.

Dopo anni trascorsi a portare davanti alle telecamere conflitti, documenti e retroscena altrui, questa volta è Report a essere diventato il caso da ricostruire.

 

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