La competizione tra Stati Uniti e Cina si sposta sempre più apertamente in America Latina. Al centro del confronto c’è il viaggio del segretario di Stato americano Marco Rubio in Colombia, Ecuador e Perù, tre Paesi affacciati sul Pacifico nei quali Pechino ha costruito negli anni una significativa presenza economica e infrastrutturale.
In un intervento pubblicato da diverse testate sudamericane, Rubio ha accusato la Cina di aver avanzato nella regione attraverso promesse che, a suo giudizio, nasconderebbero «pratiche predatorie». Il segretario di Stato ha citato contratti poco trasparenti, rischi di indebitamento, condizioni di lavoro problematiche e conseguenze ambientali legate ad alcuni investimenti.
Il viaggio nelle Ande, svoltosi dall’8 al 10 settembre, è stato presentato da Washington con lo slogan «Estados Unidos cumple», cioè «Gli Stati Uniti rispettano gli accordi». Secondo fonti del Dipartimento di Stato citate nell’articolo, si sarebbe trattato di uno dei più importanti tour diplomatici americani nella regione dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Uno dei principali obiettivi di Washington è rafforzare la cooperazione sui minerali critici e sulle infrastrutture strategiche, settori diventati centrali nella competizione globale con Pechino. In Colombia sono stati sottoscritti memorandum d’intesa che riguardano anche energia nucleare e difesa, per un valore indicato dalla fonte in circa un miliardo di dollari. Accordi sulla sicurezza, sul commercio e sulla protezione delle infrastrutture critiche sono stati discussi anche in Ecuador e Perù.
Lima è stata inoltre accolta nell’alleanza militare Shield of Americas. Rubio ha sostenuto che quando risorse e infrastrutture strategiche finiscono sotto il controllo di un altro Stato possono emergere problemi di sovranità, sicurezza dei dati e indipendenza economica.
La risposta cinese non si è fatta attendere. L’ambasciata di Pechino a Lima ha respinto le accuse statunitensi, affermando che «l’America Latina non è il cortile di casa di nessuno» e che gli Stati della regione hanno il diritto di scegliere autonomamente i propri partner economici sulla base degli interessi nazionali.
La Cina sostiene inoltre che la propria cooperazione con l’America Latina non sia diretta contro altri Paesi e non debba essere condizionata da interferenze esterne. Pechino ha contestato anche la tesi della cosiddetta «trappola del debito», affermando di aver realizzato investimenti per 30 miliardi di dollari nella regione senza generare nuovo debito secondo i termini indicati dalla sua rappresentanza diplomatica.
Ma le critiche alla strategia americana sono arrivate anche dall’interno dei Paesi visitati. In Colombia, l’economista Jairo Estrada Alvarez ha contestato l’accordo sui minerali critici, considerandolo un'iniziativa geopolitica rivolta contro la Cina e potenzialmente dannosa per l’autonomia del Paese.
In Ecuador, la deputata Viviana Veloz, del Movimiento Revolución Ciudadana, ha chiesto chiarimenti al governo, sostenendo che la cooperazione in materia di sicurezza non dovrebbe trasformare Quito in una «pedina degli Stati Uniti».
Contestazioni si sono registrate anche in Perù. A Lima si sono svolte proteste contro la visita di Rubio, mentre in Parlamento la deputata Margot Palacios ha duramente criticato l’adesione allo Shield of Americas, definendola una rinuncia alla sovranità nazionale. Si tratta di valutazioni politiche delle opposizioni, contestate implicitamente dalla linea seguita dai governi coinvolti.
La strategia americana incontra soprattutto un limite economico: Colombia, Ecuador e Perù non sembrano intenzionati a interrompere i rapporti con la Cina. Secondo i dati riportati dalla fonte, gli scambi complessivi dei tre Paesi con Pechino raggiungono circa 139 miliardi di dollari.
Particolarmente significativo è il caso peruviano, dove la Cina è legata a importanti progetti infrastrutturali, tra cui il porto di Chancay. Anche Keiko Fujimori, pur sostenendo il rafforzamento della cooperazione con Washington, ha assicurato che il Perù intende mantenere i propri rapporti commerciali con il gigante asiatico.
Il viaggio di Rubio mette così in evidenza il nuovo equilibrio che molti governi latinoamericani cercano di costruire: approfondire i rapporti strategici e militari con Washington senza rinunciare agli investimenti e agli scambi con Pechino. Una posizione che trasforma l’America Latina in uno dei principali terreni della competizione tra le due maggiori potenze mondiali.
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