Schlein riunisce i suoi: il programma, poi la primarie. "Pronti a vincerle"

di

Pierpaolo Carmine Beccarisi

Domani la Direzione del partito poi l'Assemblea

Schlein riunisce i suoi: il programma, poi la primarie. "Pronti a vincerle"

Prima il programma con tutti, da M5S ad Avs, fino alle forze centriste, poi le primarie. Un manifesto sul quale non si parta da zero, diversamente dalla destra che "la scorsa legislatura è sempre stata divisa tra chi era al governo e chi all'opposizione, divisi su tutto ma nessuno chiedeva loro il programma". E sulle primarie si dicono "pronti a vincere". 

Sono questi alcuni punti emersi dalla riunione della segreteria dem con Elly Schlein, nel quale ci si è confrontati su una serie di passaggi, sia interni al Pd sia relativi alla coalizione.

Per quanto riguarda il programma, il Pd intende accelerare vista la possibilità del voto anticipato in primavera. Sulle primarie, invece, Igor Taruffi, è stato chiaro sulle intenzioni dei vertici dem: non concedere deroghe per consentire la presenza di altri candidati Pd. "Il Pd - ha detto Taruffi - ha uno Statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. La segretaria ha la grandissima maggioranza all'interno del partito".

In realtà, lo Statuto venne già modificato ai tempi della segreteria di Bersani per permettere anche a Matteo Renzi di candidarsi. Tuttavia, nelle parole di Taruffi emerge che questa volta non ci sarà alcuna deroga. Nonostante il riformista e eurodeputato, Giorgio Gori, sarebbe in pole per la segreteria: "Indebolire Schlein? Io penso il contrario. La logica del doppio turno è questa, arrivare a più gente possibile per poi convergere su un candidato che a quel punto sarà più forte per rappresentare il partito. Anzichè subire il pluralismo, Elly Schlein ha l'occasione per usarlo". Il tema della deroga Gori vorrebbe fosse posto in assemblea: "Bersani cambiò lo Statuto per far partecipare Renzi alle primarie di coalizione, allora erano tre i candidati del Pd. Anche per far partecipare Schlein al Congresso, Letta cambiò lo Statuto. Ora la decisione è rimessa all'assemblea". La minoranza spinge infatti per primarie a doppio turno ma le regole d'ingaggio dei gazebo sono ancora tutte da definire. 

Ma prima delle primarie, il programma. Conte attende il Pd segnalando i tempi strettissimi: "Aspettiamo. Adesso il Pd ha importanti riunioni, l'assemblea nazionale, eccetera, e poi ci confronteremo". Tra i nodi da sciogliere, ci sarebbe prima di tutto la politica estera, con l'invio di armi a Kiev che sarebbe stabilire nel tavolo programmatico. Per il Pd a quel tavolo deve sedere sin dall'inizio anche la componente centrista della coalizione, come è stato ribadito nella riunione della segreteria. Una componente che però è ancora frammentata tra Casa Riformista con Iv, i civici di Alessandro Onorato, il movimento di Ernesto Ruffini e quello di Vicenzo Spadafora. E il rapporto tra M5S e Italia Viva resta teso. "Una cosa che mi gratifica" di quello che dice Renzi su di me "è che non sono il suo modello politico", ha detto oggi Conte.

La replica di Renzi non si è fatta attendere che da Porta a Porta ha detto: "Se Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli e tutto il centrosinistra, noi compresi, perdiamo anche stavolta e mandiamo Meloni prima a Chigi e poi al Quirinale, io penso che il popolo del centrosinistra ci rincorra con i forconi, perché non ci si può dividere. Allora, a me può stare simpatico o antipatico Conte o Bonelli, ma qui c'è un obbligo politico che è quello di stare insieme, sennò rivince la Meloni. E questo obbligo per stare insieme lo devi fare sui contenuti, cioè sugli stipendi, sulla sanità, sulla scuola". 

Intanto da domani a Firenze ci sarà la nuova edizione della Leopolda che sarà aperta e chiusa da due esponenti del Pd: Vincenzo De Luca e Stefano Bonaccini.

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