Cresce la tensione in Sudafrica alla vigilia del 30 settembre, data indicata dal movimento anti-immigrazione March and March come termine entro il quale gli stranieri senza documenti dovrebbero lasciare il Paese. L’ultimatum sta alimentando la paura tra le comunità migranti, soprattutto a Durban, dove nelle ultime settimane le proteste sono già sfociate in scontri.
A preoccupare rifugiati e richiedenti asilo è la possibilità che la scadenza dia origine a nuove mobilitazioni e ad altri episodi di violenza. Secondo le informazioni riportate dall’agenzia Apa, il clima di ostilità starebbe inoltre coinvolgendo non soltanto le persone prive di documenti, ma anche stranieri regolarmente presenti in Sudafrica.
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La situazione è particolarmente delicata a Durban. Da mesi centinaia di migranti provenienti, tra gli altri Paesi, da Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Uganda, Mozambico e Tanzania soggiornano all’esterno del Centro di accoglienza per rifugiati della città.
Molti sostengono di essersi allontanati dalle comunità nelle quali vivevano per paura di essere aggrediti in quanto stranieri. Un timore diventato ancora più concreto all’inizio di settembre, quando esponenti di March and March hanno affrontato rifugiati e richiedenti asilo nei pressi della struttura. Negli scontri sono rimaste ferite almeno quattro persone.
È anche alla luce di quell’episodio che la scadenza del 30 settembre viene guardata con apprensione. Per chi ha già lasciato la propria abitazione alla ricerca di un luogo più sicuro, l’ultimatum non rappresenta soltanto una presa di posizione politica sul controllo dell’immigrazione, ma il possibile innesco di nuove tensioni.
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March and March ha organizzato nel corso dell’anno diverse manifestazioni contro l’immigrazione irregolare. Il movimento sostiene che la propria campagna sia rivolta contro la presenza nel Paese di stranieri senza documenti, la criminalità e il deterioramento delle condizioni di vita delle comunità sudafricane.
Respinge, allo stesso tempo, le accuse di xenofobia e afferma di non voler colpire gli stranieri in quanto tali. Secondo la posizione espressa dal movimento, il bersaglio delle proteste è l’immigrazione irregolare e non chi risiede legalmente in Sudafrica.
Gli scontri registrati a Durban hanno però aumentato la preoccupazione che le proteste possano avere conseguenze più ampie sulle comunità straniere, comprese persone che dispongono di uno status regolare o che si trovano nel Paese come rifugiati e richiedenti asilo.
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Le tensioni di queste settimane si inseriscono in un quadro sociale ed economico più ampio. In Sudafrica il dibattito sull’immigrazione si intreccia da tempo con problemi come l’elevata disoccupazione, le difficoltà economiche e l’accesso alle abitazioni e ai servizi pubblici.
In questo contesto si è diffusa in alcuni settori della società la percezione che gli immigrati rappresentino una concorrenza per il lavoro e per risorse già insufficienti. Un risentimento che negli anni ha contribuito ad alimentare proteste e aggressioni contro gli stranieri.
La questione è resa ancora più complessa dal fatto che molte delle persone prese di mira provengono da altri Paesi africani. Il Sudafrica rappresenta infatti una destinazione per migranti economici, ma anche per persone in fuga da instabilità, conflitti o difficoltà nei rispettivi Paesi.
Dietro la definizione generica di “stranieri” si trovano quindi situazioni molto diverse: migranti regolari e irregolari, lavoratori, rifugiati e persone che attendono l’esito di una richiesta di asilo.
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Le paure di questi giorni hanno un peso particolare perché il Sudafrica ha già conosciuto diverse ondate di violenza xenofoba, con aggressioni rivolte soprattutto contro cittadini provenienti da altri Stati africani.
Le tensioni sociali ed economiche sono state più volte accompagnate da accuse agli immigrati di sottrarre posti di lavoro, occupare abitazioni o esercitare una pressione eccessiva sui servizi. In alcuni casi, il malcontento è passato dalle proteste alle aggressioni.
È questo precedente a spiegare perché l’ultimatum di March and March venga seguito con particolare attenzione. Il movimento nega che la propria mobilitazione abbia carattere xenofobo, ma per molti stranieri il timore è che una campagna indirizzata formalmente contro l’immigrazione irregolare possa tradursi, nelle strade, in un’ostilità più generalizzata.
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Le nuove tensioni arrivano inoltre mentre il tema dell’immigrazione sta acquistando un peso crescente nel dibattito politico e sociale sudafricano.
Controllo delle frontiere, presenza di persone senza documenti, sicurezza, lavoro e accesso ai servizi sono questioni sempre più intrecciate nel confronto pubblico. Il tema è destinato a rimanere sotto i riflettori anche in vista delle elezioni amministrative del 4 novembre.
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