Talò ad Airpress: "La NATO esce più forte da Ankara, ma ora l'Europa deve assumersi più responsabilità"

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Redazione

Dopo il vertice NATO di Ankara, l'ambasciatore Francesco Maria Talò spiega ad Airpress perché l'Alleanza esce più forte, quale sarà il nuovo ruolo dell'Europa nella difesa e perché il legame con gli Stati Uniti resta indispensabile

Talò ad Airpress: "La NATO esce più forte da Ankara, ma ora l'Europa deve assumersi più responsabilità"

Il vertice NATO di Ankara ha dissipato, almeno per il momento, i timori di una profonda frattura all'interno dell'Alleanza Atlantica. Nonostante le tensioni della vigilia e le divergenze emerse su alcuni dossier internazionali, il summit si è concluso con una dichiarazione condivisa che conferma il sostegno all'Ucraina, rilancia l'impegno degli alleati sulle spese per la difesa e riafferma il principio della sicurezza collettiva.

A leggere il significato politico del vertice è Francesco Maria Talò, ambasciatore e inviato speciale dell'Italia per il corridoio IMEC, già rappresentante permanente presso la NATO e consigliere diplomatico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In un'intervista rilasciata ad Airpress, Talò sostiene che il summit abbia dimostrato come gli interessi comuni continuino a prevalere sulle tensioni politiche e personali tra i leader dell'Alleanza.

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Secondo Talò, il risultato principale del vertice è aver smentito le previsioni più pessimistiche.

«È andato senz'altro meglio del previsto», osserva il diplomatico, ricordando come nelle settimane precedenti non fossero mancate ipotesi di una NATO indebolita dalle divergenze tra gli alleati e dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Al contrario, il summit avrebbe confermato la capacità dell'Alleanza di trovare un punto di equilibrio anche nei momenti più complessi.

Per Talò il risultato nasce dalla combinazione di tre elementi: il lavoro diplomatico preparatorio, il dialogo tra i leader e, soprattutto, la volontà politica di far prevalere gli interessi strategici comuni sulle differenze contingenti. Una dinamica che, a suo giudizio, continua a rappresentare il vero punto di forza della NATO. (Intervista ad Airpress, 10 luglio 2026).

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Uno dei passaggi centrali dell'intervista riguarda il nuovo equilibrio tra Europa e Stati Uniti.

Per Talò l'aumento delle spese militari deciso dagli alleati non rappresenta soltanto un obbligo finanziario, ma segna l'inizio di una nuova fase nella quale gli europei saranno chiamati ad assumersi responsabilità sempre maggiori.

Secondo l'ambasciatore, il principio del burden sharing – la condivisione degli oneri – dovrà accompagnarsi anche a un vero burden shifting, cioè a un trasferimento di responsabilità operative e industriali verso gli alleati europei. L'Europa, spiega, non può limitarsi a finanziare la sicurezza, ma deve diventare protagonista anche nella produzione di sistemi di difesa e nello sviluppo delle proprie capacità industriali. (Intervista ad Airpress, 10 luglio 2026).

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L'ex rappresentante italiano presso la NATO mette però in guardia da un possibile errore strategico.

Il rafforzamento della difesa europea non deve tradursi in un allontanamento dagli Stati Uniti. Talò richiama il rischio del cosiddetto decoupling, cioè una progressiva separazione tra gli interessi di sicurezza europei e quelli americani.

Secondo il diplomatico, Washington potrà riequilibrare la propria presenza militare concentrandosi anche sull'Indo-Pacifico, ma dovrà continuare a considerare l'Europa un partner strategico indispensabile. La sfida sarà quindi costruire un'Alleanza più equilibrata senza mettere in discussione il rapporto transatlantico. (Intervista ad Airpress, 10 luglio 2026).

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Tra gli aspetti che Talò considera più significativi c'è anche l'evoluzione del ruolo di Kyiv.

L'Ucraina, osserva, non viene più vista esclusivamente come destinataria di aiuti militari, ma come un partner capace di mettere a disposizione competenze tecnologiche e operative maturate sul campo di battaglia.

Il diplomatico sottolinea come proprio la capacità di resistenza dimostrata dagli ucraini abbia contribuito a mantenere saldo il sostegno occidentale, compreso quello degli Stati Uniti. Un elemento che, secondo Talò, ha evitato il rischio di una soluzione negoziata imposta direttamente da Washington e Mosca. (Intervista ad Airpress, 10 luglio 2026).

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Nell'analisi dell'ambasciatore trova spazio anche la scelta di Ankara come sede del vertice.

Per Talò non si tratta di una semplice decisione organizzativa, ma del riconoscimento del crescente peso geopolitico della Turchia. La posizione geografica del Paese, i rapporti con Russia, Ucraina e Medio Oriente e la capacità di dialogare con attori molto diversi rendono Ankara uno degli alleati più importanti dell'Alleanza.

La Turchia, inoltre, continua a richiamare l'attenzione sulla necessità di considerare il terrorismo e il fianco meridionale della NATO allo stesso livello delle minacce provenienti dal fronte orientale. (Intervista ad Airpress, 10 luglio 2026).

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Guardando al nostro Paese, Talò ritiene che il vertice di Ankara apra nuove opportunità.

Secondo il diplomatico, l'Italia dispone di tre elementi che possono rafforzarne il ruolo: la stabilità politica del governo, un'industria della difesa sempre più competitiva – con Leonardo e Fincantieri tra i protagonisti europei – e una posizione geografica che la rende centrale nelle rotte tra Mediterraneo, Africa e Indo-Pacifico.

L'ambasciatore richiama anche il valore strategico del Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb, sottolineando come la sicurezza delle vie marittime rappresenti oggi una questione direttamente collegata alla crescita economica e al benessere delle famiglie italiane. (Intervista ad Airpress, 10 luglio 2026).

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Dalle parole di Francesco Maria Talò emerge un messaggio preciso: il vertice NATO non ha soltanto ricompattato l'Alleanza, ma ha definito un nuovo equilibrio tra Europa e Stati Uniti.

La sfida, ora, sarà trasformare gli impegni politici assunti ad Ankara in capacità industriali, militari e tecnologiche concrete. Per l'Europa significa investire di più, produrre di più e assumersi responsabilità maggiori. Per l'Italia rappresenta invece l'occasione per rafforzare il proprio ruolo all'interno dell'Alleanza, valorizzando il peso dell'industria nazionale della difesa e la posizione strategica nel Mediterraneo.

Secondo Talò, intervistato da Airpress, la NATO esce dunque più forte dal summit turco. Ma il vero banco di prova inizierà adesso, quando alle dichiarazioni dovranno seguire scelte concrete e investimenti capaci di garantire la sicurezza dell'Alleanza nei prossimi anni.

 

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