Terremoto in Colombia, oltre 1,3 miliardi di dollari di aiuti internazionali. Riaprono sei aeroporti

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Mario Tosetti

Dopo il sisma di magnitudo 7,4, organismi multilaterali e diversi Paesi si mobilitano per sostenere l’emergenza e la ricostruzione. Restrepo: “Paesi di tutto il mondo si sono fatti avanti”. Oltre 68.500 indigeni direttamente coinvolti dal terremoto

Terremoto in Colombia, oltre 1,3 miliardi di dollari di aiuti internazionali. Riaprono sei aeroporti

Si allarga la mobilitazione internazionale per la Colombia dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese. Il governo ha ricevuto proposte di sostegno economico da diversi organismi multilaterali per un valore complessivo superiore a 1,3 miliardi di dollari, risorse che potranno essere impiegate sia nella gestione dell’emergenza sia nella successiva ricostruzione delle zone maggiormente danneggiate.

A fare il punto sugli aiuti è stato il vicepresidente José Manuel Restrepo, che ha sottolineato la risposta arrivata dalla comunità internazionale. “Paesi di tutto il mondo si sono fatti avanti”, ha dichiarato.

Tra gli Stati citati figurano Svezia, Turchia, Stati Uniti, El Salvador, Giappone, Messico, Ecuador, Brasile e Svizzera. Le offerte comprendono squadre specializzate da impiegare nelle operazioni di soccorso, oltre a forniture umanitarie, materiali e sostegno finanziario.

La priorità resta l’assistenza alla popolazione nelle aree colpite, mentre parallelamente comincia a delinearsi la complessa fase della ricostruzione. Le risorse internazionali dovranno contribuire a sostenere entrambe le esigenze, dagli interventi immediati al ripristino delle infrastrutture e dei servizi danneggiati.

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Sul fronte dei collegamenti arrivano intanto i primi segnali di ritorno alla normalità. L’Aeronautica Civile colombiana ha annunciato la riapertura di sei dei sette aeroporti interessati dalle conseguenze dell’emergenza.

Gli scali di Cali e Quibdó sono tornati a operare regolarmente, mentre ad Armenia, Buenaventura e Manizales sono ripresi i voli commerciali, anche se con alcune limitazioni.

La ministra dei Trasporti Elsa Noguera ha salutato la ripartenza dello scalo di Buenaventura: “Buenaventura riattiva i suoi voli commerciali! Con l’Aerocivil ristabiliamo l’operatività commerciale nel suo aeroporto. Andiamo avanti!”.

Più difficile la situazione a Pereira. All’aeroporto Matecaña il traffico passeggeri rimane sospeso e sono consentiti soltanto voli di Stato e umanitari, a causa dei danni riscontrati sulla pista e alla torre di controllo. Una situazione analoga interessa lo scalo di Cartago.

Rimane temporaneamente chiuso anche l’aeroporto di Popayán, ma in questo caso lo stop non è direttamente collegato al terremoto: a impedire le operazioni sono le ceneri provenienti dal vulcano Puracé.

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Particolarmente pesante è l’impatto del terremoto sulle popolazioni indigene. Secondo una prima valutazione dell’Organizzazione nazionale indigena della Colombia (Onic), oltre 68.500 persone appartenenti alle comunità native sono state direttamente interessate dal sisma di magnitudo 7,4.

L’emergenza riguarda comunità distribuite nei dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca. L’organizzazione segnala danni a migliaia di abitazioni e una situazione particolarmente delicata nelle zone montuose, dove permane il pericolo di frane.

Secondo il rapporto dell’Onic, 46 comunità indigene hanno registrato un’intensità del terremoto pari al VI grado della scala Mercalli. La prima ricognizione indica inoltre 2.581 abitazioni gravemente danneggiate e 5.954 persone direttamente colpite nelle comunità già oggetto di una valutazione più dettagliata.

L’organizzazione ha chiesto alle autorità che la verifica dei danni tenga conto delle caratteristiche e delle necessità specifiche delle popolazioni indigene. Tra le richieste figurano anche un censimento delle abitazioni nelle aree rurali e un monitoraggio costante delle repliche nelle 72 ore successive.

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