Link to In un comunicato Tim ha dichiarato che avvierà quanto prima il processo di analisi e valutazione della proposta per arrivare a una decisioneIn un comunicato Tim ha dichiarato che avvierà quanto prima il processo di analisi e valutazione della proposta per arrivare a una decisione
Il ruolo strategico di Sparkle e la struttura dell’accordo Sparkle rappresenta un asset strategico grazie alla sua rete in fibra ottica, che si estende per oltre 600 mila chilometri ed è protetta dal meccanismo del golden power. Nel nuovo assetto societario, il Ministero dell’Economia dovrebbe detenere il 70% di Sparkle, con un controllo esercitato attraverso Cassa Depositi e Prestiti (CDP), già azionista di TIM con una quota del 9,8%. Tuttavia, la chiusura dell’accordo richiederà tempo: il consiglio di amministrazione di TIM dovrà accettare l’offerta, e saranno necessarie autorizzazioni da parte dei Paesi in cui Sparkle opera.
Implicazioni per il mercato e le strategie di TIM Nel frattempo, TIM ha aperto la giornata in Borsa con una leggera flessione, in linea con l’andamento generale del mercato, influenzato anche dalle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sui futuri aumenti dei tassi di interesse. L’operazione di vendita di Sparkle si inserisce in una più ampia strategia di TIM volta a ridurre il proprio debito, che è già diminuito con la vendita della rete a KKR durante l’estate.
Secondo gli analisti di Equita Sim, la notizia rappresenta un’opportunità positiva per TIM, in quanto permette di monetizzare un asset non più strategico e coerente con il piano di riorganizzazione delineato dall’amministratore delegato Pietro Labriola. La vendita, inoltre, potrebbe facilitare l’eventuale ingresso di CVC nel capitale di TIM, semplificando la cessione della quota di Vivendi e allentando i vincoli legati al golden power.
Tim verso una possibile divisione degli asset: i piccoli azionisti rischiano di perdere ancora
Tim è al centro del dibattito anche per un altro aspetto: il riassetto azionario sembra avvicinarsi a una svolta significativa. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il fondo CVC sarebbe pronto a rilevare la quota del 23,7% attualmente in mano ai francesi di Vivendi. Se confermata, questa mossa potrebbe aprire la strada a una divisione degli asset, seguendo un modello simile a quello proposto nel 2021 da KKR all’allora amministratore delegato Luigi Gubitosi.
A quei tempi, l’offerta di KKR prevedeva un prezzo di 0,505 euro per azione, che avrebbe portato la capitalizzazione di TIM a circa 12 miliardi di euro, il doppio rispetto al valore attuale. Per i piccoli azionisti, quella proposta rappresentava un’opportunità interessante dopo anni di difficoltà: il titolo aveva subito una costante perdita di valore, i dividendi – anche per le azioni di risparmio – erano stati azzerati e le numerose transizioni nella proprietà avevano avvantaggiato quasi esclusivamente i grandi azionisti.
Dal periodo della cordata di Colaninno, passando per Tronchetti Provera e Telefonica, fino ad arrivare a Vivendi, i cambi di controllo hanno beneficiato il cosiddetto “nocciolo duro” degli azionisti, lasciando poco o nulla agli investitori che operavano sul mercato azionario. Nel frattempo, il valore del titolo continuava a scendere, accompagnato da un debito in costante aumento, oggi stimato a oltre 26 miliardi di euro, e da ricavi progressivamente ridotti, penalizzati dalla forte concorrenza nel settore della telefonia mobile e fissa.
Questo possibile nuovo capitolo nella storia di TIM rischia di riproporre scenari simili, con i piccoli azionisti nuovamente relegati ai margini dei benefici.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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