Link to Teheran, tuttavia, non arretra. Secondo l’agenzia Irna, la Repubblica islamica ha respinto la proposta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti, chiedendo invece una soluzione permanente al conflitto che tenga conto delle proprie condizioni. La risposta iraniana, trasmessa tramite il Pakistan, si articola in dieci punti e include richieste cruciali: la revoca delle sanzioni e garanzie per un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz.Teheran, tuttavia, non arretra. Secondo l’agenzia Irna, la Repubblica islamica ha respinto la proposta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti, chiedendo invece una soluzione permanente al conflitto che tenga conto delle proprie condizioni. La risposta iraniana, trasmessa tramite il Pakistan, si articola in dieci punti e include richieste cruciali: la revoca delle sanzioni e garanzie per un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz.
[caption id="attachment_86760" align="aligncenter" width="300"]“L’intero Iran può essere distrutto in una notte, e quella notte potrebbe essere domani.” Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha portato al massimo livello lo scontro con l’Iran, scandendo un ultimatum che segna una fase decisiva del conflitto, giunto alla sesta settimana.Trump ha rivendicato la superiorità militare americana — “Abbiamo vinto, loro sono militarmente sconfitti” — ma ha ammesso che l’esito resta incerto: “Non posso dire quando finirà, dipende da quello che fanno, è un momento cruciale”. Allo stesso tempo ha definito la proposta iraniana “non ancora abbastanza, ma un passo molto significativo”, lasciando aperto uno spiraglio negoziale pur sotto una pressione senza precedenti.
La Casa Bianca ha fissato una scadenza precisa per un accordo, legata in particolare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo essenziale per gli equilibri energetici globali. Parallelamente, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato un’imminente escalation: “Oggi il più grande volume di attacchi dall’inizio dell’operazione, domani ancora di più”.Sul piano militare, Washington ha anche rivendicato il successo di una complessa operazione che ha portato al recupero di due piloti americani abbattuti in territorio iraniano, impiegando oltre 170 velivoli, in quella che è stata definita una missione decisiva sul piano strategico e simbolico.
Teheran, tuttavia, non arretra. Secondo l’agenzia Irna, la Repubblica islamica ha respinto la proposta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti, chiedendo invece una soluzione permanente al conflitto che tenga conto delle proprie condizioni. La risposta iraniana, trasmessa tramite il Pakistan, si articola in dieci punti e include richieste cruciali: la revoca delle sanzioni e garanzie per un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, Israele intensifica le operazioni. Dopo il bombardamento del complesso petrolchimico di South Pars, nuovi raid hanno colpito un impianto a Marvdasht. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’offensiva continuerà “con tutta la forza necessaria”, soprattutto dopo l’uccisione del capo dell’intelligence dei Pasdaran.
Dal fronte iraniano, la risposta è altrettanto dura. Mojtaba Khamenei ha denunciato “crimini e assassinii” da parte del nemico “americano-sionista”, assicurando che tali azioni non fermeranno gli obiettivi strategici del Paese. I Pasdaran hanno inoltre promesso una “ritorsione significativa”.
Nonostante contatti diplomatici ancora in corso — con il possibile coinvolgimento del vicepresidente JD Vance — la crisi appare vicina a un punto di non ritorno. Tra ultimatum, escalation militare e condizioni inconciliabili, il conflitto rischia ora di estendersi ben oltre i confini iraniani, con conseguenze imprevedibili per l’intero equilibrio mediorientale.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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